In ricordo di Giorgio Giorgini: lo stupore della bellezza come scatto di gratitudine

Lo storico segretario del Cai di Cesena, deceduto nei giorni scorsi a 81 anni, ricordato dall’amico e già presidente della sezione. La montagna vissuta con entusiasmo, passione e lotta interiore

“Abbiamo amato troppo le stelle per aver paura della notte”. Sono parole scritte da giovani alpinisti nel libro del bivacco “Armando Piva” sul Ciamin di Vallona (Cadore). Un luogo che ricorda tragici eventi del 25 giugno 1967 provocati da secessionisti tirolesi.

L’assunto di forte slancio giovanile tra bene e male é pieno di speranza e in qualche modo trasferibile a un momento non facile, in cui parte della tua vita. Ormai al tramonto, viene come sepolta nella morte dell’amico, del compagno di tante cordate vissute, di tanta Montagna che ti porti dentro e di tutte quelle stelle che hai amato, perdendoti coi tuoi pensieri nella notte del cosmo, lassù in alta montagna, nel silenzio, lontano dalle luci inquinanti delle metropoli.

Quasi un bisogno la ricerca – in quelle poche parole – di motivazioni vere che ti aiutino oggi a guardare avanti con fiducia e a ringraziare per il tanto che hai ricevuto.

Martedì mattina (26 agosto) della scorsa settimana nella spaziosa chiesa di Santo Stefano gremita da amici, abbiamo salutato per l’ultima volta Giorgio Giorgini. Dalla lettura del manifesto funebre i più erano rimasti sorpresi nel leggere che il suo nome di battesimo era Biagio perché tutti lo conoscevano come Giorgio e così lo chiamavano. Del resto, pur sapendolo, anche noi.

Quella chiesa gremita, nelle sue diversificate componenti, ha dato la sensazione di quale complesso intreccio di relazioni umane e di amicizie (di quelle che contano e che durano) si fosse realizzato in tanti anni, attorno alla sua figura, alla sua persona, seminando sempre una memoria gioiosa e di bene che non si dimentica. Aveva sì la battutina facile Giorgio, un appellativo pronto, particolare, non più scollabile per chi si affacciava al nostro gruppo desideroso di farne parte, ma quando si andava sul serio, ne assumeva tutta la consapevolezza e agiva di conseguenza con responsabilità. La fede in Dio poi e il credere in certi valori base del suo vivere, non erano mai in discussione perché tutto era logico e dato per scontato e così doveva essere.

Il suo primo e forse unico direttore spirituale della vita e non solo (benedisse le sue nozze con Angela nella chiesa dell’Immacolata di Rimini) è stato certamente don Marino Fabbri, per diversi anni cancelliere del vescovo e poi a lungo sacrista della Cattedrale. Dal canto suo, Giorgio, di tanto in tanto in qualche modo si sdebitava – senza che nessuno sapesse – legandolo alla sua corda e portandolo (assumendosene quindi tutta la responsabilità) in vetta a qualche cima dolomitica, perché anche don Marino, che non aveva fisico di atleta, era tuttavia un innamorato della montagna. Ricordo la Torre Venezia (Gruppo del Civetta) tanto per fare un nome. E basti pensare, per aggiungere dell’altro, che le buone amicizie, un giorno, riuscirono addirittura a portare quel prete a celebrare l’Eucarestia sulla sommità del Campanile di Val Montanaia (Dolomiti friulane), che fu subito definita una Messa in Cielo. E quegli amici tornarono in valle anche con la documentazione filmata dell’evento.

Quando la malattia di Giorgio già minava sensibilmente la sua esistenza e passo dietro passo si cercava di alleggerire la situazione camminando sulle nostre colline, ogni inquadratura di paesaggio lo faceva fermare e gli faceva dire: moh…beel! Era lo stupore di chi si era educato alla bellezza e sappiamo bene come la si possa trovare dappertutto e, altrettanto bene, da dove essa provenga. Erri De Luca efficacemente definisce lo stupore “uno scatto di gratitudine”.

Purtroppo non appartiene ormai più al nostro linguaggio. Talvolta in modo un po’ vago, pensiamo di poterlo forse recuperare andando magari ai Carabi con un viaggio organizzato.

Quando poi si giungeva alla Maestà della Madonna del Cammino eretta dagli Alpini sulla “via dei Gessi”, a Cesena, non mancava mai la preghiera… diciamo di rito, consuetudinaria e alla fine con senso di tenerezza Giorgio aggiungeva sempre di suo: e per tutti i nostri amici… Ave Maria…

Come bene ha detto Paolo Benzi ricordandolo alla fine del rito funebre a nome della sezione del Cai, Giorgio è sempre stato uomo dell’accoglienza e con lui era facile diventare immediatamente amici.

Fu subito con noi sodale quando la nostra passione per l’alpinismo e la montagna ci convinse a fondare una sezione del Club alpino italiano (Cai) anche a Cesena. Vi appartenne con tutto l’entusiasmo e la dedizione. Dall’inizio e fino a non molti anni fa ne fu il segretario-tesoriere con una sua peculiarità, quella dei cento promemoria, dei tanti appunti che solo lui comprendeva, abbozzati su pezzettini di carta spesso infilati un po’ in tutte le tasche di giacche e pantaloni. La sua gestione fu tuttavia sempre ottimale e puntuale a ogni scadenza. Un rilievo scherzoso come tesoriere? Prelevava i soldi dalla cassa coi gomiti. La parsimonia non un suo difetto ma una dote necessaria.

Cogliendone l’importanza, nel corso dei tanti anni curò sempre la memoria delle carte e si adoperò (ci furono di mezzo in tempi successivi allagamento e incendio) perché tutte le documentazioni della Sezione fossero salvate. Era importante! Sede, vita sezionale e organizzazione degli eventi divennero in qualche modo e da subito i “luoghi” di un suo secondo lavoro dopo quello in Comune, portato avanti con impegno e passione.

Il fascino della montagna (si può ben dire) ha riempito la sua vita, e allora non era per niente facile raggiungere la catena alpina sempre così lontana per i nostri poveri mezzi, il poco tempo, le nostre precarietà in tutti i sensi, eppure…

Le innumerevoli ascensioni, le ardue scalate, i ghiacciai, le pareti superate in condizioni talvolta problematiche e complesse, un curriculum ricco, interessante e di tutto rispetto, sono la testimonianza di un lavoro lento, paziente, che é stato prima di tutto di entusiasmo, di passione e di lotta interiore; poi la consapevolezza in lui che ogni traguardo da raggiungere aveva sempre un suo prezzo che solo una volontà determinata poteva accettare. E in questo Giorgio fu sempre tenace modulandovi di conseguenza il carattere, il modo di agire e il confronto con gli altri.

Ci ha lasciato! Così era nel Disegno. Esprimendo una verità teologica chiarissima nel linguaggio dei nostri Alpini (quelli della penna nera sul cappello, per intenderci) chiamato, è andato avanti! e in benedizione ha già occupato quel posto che un giorno Qualcuno, lasciando visivamente i suoi, promise di andare a preparare.

Tommaso Magalotti

Pubblicato giovedì 7 settembre 2017 alle 00:02

Una risposta a “In ricordo di Giorgio Giorgini: lo stupore della bellezza come scatto di gratitudine”

Commenti

  1. Graziella 12 Set 2017 / 21:46

    Caro Giorgio, grazie per la tua affettuosa amicizia e per tutte le volte che mi hai “tirata su” per un pezzetto, lungo la parete rocciosa, a forza di braccia, quando mi bloccavo a metà strada …ti ricordo nelle mie preghiere insieme a Luciano.

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