La sofferenza di pesche e nettarine

Agricoltura. Bilancio di fine stagione con prezzi medi a 20 centesimi. Ormai si può parlare di crisi strutturale

Ci risiamo. La peschicoltura romagnola, ma in realtà tutta quella italiana, nell’estate 2017 ha sofferto parecchio. I prezzi pagati ai produttori (la liquidazione agli agricoltori ci sarà a fine anno) saranno bassi, con una media di 20 centesimi per chilogrammo per coloro che conferiscono alle grosse strutture.

Non è così per tutte le tipologie di pesche e nettarine: in genere, quelle di grosso calibro sono liquidate di più. Ma, in media, i prezzi sono stati bassi.

“Purtroppo le annate di crisi si susseguono troppo di frequente – afferma Gianni Biguzzi, agricoltore cesenate – e per noi produttori sono tempi duri. Ci dicono di fare qualità, ma mi pare che anche quella non venga pagata il giusto. E, almeno un anno sì e uno no, siamo con l’acqua alla gola. Io vendo buona parte della remunerazione al Mercato, e lì le cose vanno un po’ meglio, ma quando è crisi è crisi per tutti”.

Biguzzi è uno dei pochi produttori che alcuni anni fa ha introdotto un tipo di pesca nuovo, la cosiddetta pesca piatta. E quella gli sta dando qualche soddisfazione in più. “Quando ho realizzato l’impianto – dice Biguzzi – in tanti erano scettici. Dicevano che era una moda senza futuro. Nel 2001, anno della prima raccolta, costavano 5mila lire al kg. Oggi i prezzi sono più bassi, ma pur sempre soddisfacenti”.

Biguzzi ha quattro ettari coltivati a pesche piatte: una superficie notevole per una singola azienda cesenate. In un panorama in cui pesche e nettarine tradizionali stentano, questa tipologia riesce a dare reddito.

Ormai per pesche e nettarine la situazione di crisi è strutturale e non più contingente legata ad esempio a un’annata di sovrapproduzione o con problemi meteo. Grazie al caldo dell’estate che va terminando, i consumi di frutta sarebbero dovuti schizzare alle stelle. Invece la gente si sta disaffezionando a questo prodotto.

Perché? Il motivo pare molto semplice: è difficile trovare delle pesche buone, specie al supermercato. E la maggior parte delle famiglie compra nella grande distribuzione. Solo i piccoli negozi sono ancora un baluardo della qualità in quanto acquistano piccole quantità ogni giorno e si tratta di frutta pronta da consumare. Esiste qualche raro esempio di supermercato di medie dimensioni che punta alla qualità (a Cesena l’Economy, ad esempio), ma sono pochi.

Nelle grandi e medie città sono i grossi supermercati a distribuire la maggior parte del prodotto e, per problemi logistici, la frutta arriva con una maturazione quasi inesistente. E dato che fra la frutta le alternative ormai sono innumerevoli, gli acquisti di pesche latitano.

In Romagna i consumatori possono ritenersi fortunati. Vi è anche l’alternativa di comperare direttamente a casa del produttore. Sono sempre più numerosi gli agricoltori che fanno vendita diretta e da loro è possibile trovare buoni prodotti e della qualità preferita.

Dal punto di vista dei prezzi ai produttori quest’anno hanno sofferto anche le albicocche. La primavera è stata particolarmente favorevole all’allegagione e le quantità in gioco sono state molto elevate. Questo ha causato una diminuzione di prezzo alla produzione.

Una delle cause delle difficoltà della frutta estiva italiana, rispetto a 15 o 20 anni fa, è da ricercarsi nella forte concorrenza del prodotto spagnolo. Da quelle parti sono ben organizzati, producono bene e sanno vendere.

Cristiano Riciputi

Pubblicato giovedì 7 settembre 2017 alle 00:01

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