“Lo confesso: è da vescovo che ho imparato a fare il parroco”

Pubblichiamo stralci di un lungo colloquio tra il vescovo emerito di Cesena-Sarsina monsignor Lino Garavaglia e il giornale della parrocchia dell’Osservanza

Monsignor Garavaglia a ruota libera. In occasione del 60esimo anniversario dell’ordinazione sacerdotale, il vescovo emerito ha rilasciato una lunga intervista al bollettino parrocchiale dell’Osservanza. Pubblichiamo di seguito qualche stralcio di quanto pubblicato su “L’Osservanza”.

Il 5 dicembre 1954 a Milano veniva ordinato sacerdote fra Lino da Mesero, cioè il nostro vescovo emerito monsignor Lino Garavaglia.

“Dopo gli studi filosofici e teologici il 5 dicembre 1954 venni ordinato sacerdote. Dopo l’ordinazione ho fatto gli studi di Missionologia a Lovanio, in Belgio. La scuola di Missionologia mi ha insegnato a rinunciare a tante cose per sentirmi più libero, più preparato a vivere e annunciare il Vangelo. A tante cose bisogna rinunciare, ma ci si sente più liberi per servire il Vangelo dovunque veniamo mandati. Mi ha insegnato che sulla strada da Gerusalemme a Gerico bisogna fermarsi come ha fatto il Samaritano. Tre anni dopo il Padre Provinciale mi ha nominato Segretario provinciale per le Missioni. Doveva essere un impegno momentaneo, ma è durato vent’anni. Oltre al lavoro di animazione e di aiuto alle Missioni, ho avuto la possibilità di visitare tutte le Missioni dipendenti dai Cappuccini lombardi in Eritrea, Brasile, Thailandia, Costa d’Avorio, Camerum. In seguito, nei successivi Capitoli provinciali venni eletto, progressivamente, Definitore, Vicario provinciale e Provinciale. Al Capitolo generale del 1982 sono stato eletto Definitore generale: dovevo occuparmi di tutti i Cappuccini italiani e delle loro Missioni”.

“Quattro anni dopo venni eletto vescovo. Non avrei mai pensato di essere chiamato a così grande responsabilità. Per cinque anni sono stato vescovo di Tivoli, venni poi trasferito a Cesena- Sarsina. Gravissima responsabilità e gravissimo impegno. La mia preoccupazione era di essere vicino ai sacerdoti, in mezzo alla mia gente. Devo confessare che è stato da vescovo che ho imparato a fare il parroco. Ho cercato di essere sempre vicino alla mia gente. Vengo da un paese di contadini. Ho scelto la tipologia del contadino nel mio lavoro: seminare, vigilare, avere la pazienza di attendere e la fiducia nella grazia del Signore. Sento il bisogno di ringraziare nella preghiera quanti mi sono stati sempre vicino e con i loro consigli e la preghiera mi hanno costantemente aiutato. Il Signore li ricompensi”.

Pubblicato giovedì 18 dicembre 2014 alle 00:01

Trattandosi di un vecchio articolo non è più possibile commentare.

Brevi quotidiane

Ultimi articoli

Ultimi interventi

Parole di Vita

Archivio Documenti