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	<title>Corriere Cesenate</title>
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	<description>Settimanale d&#039;informazione della Diocesi di Cesena-Sarsina</description>
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		<title>Notiziario diocesano</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 17:31:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Zanotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa e Diocesi]]></category>
		<category><![CDATA[evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli appuntamenti della Chiesa locale dal 19 marzo in poi.

Ritiro quaresimale dei politici
Domenica 21 marzo alle 9 all’abbazia del Monte
La Commissione diocesana “Gaudium et Spes” cui è affidata l’animazione dei problemi sociali e del lavoro si onora anche quest’anno di invitare i responsabili della cosa pubblica a diverso titolo &#8211; parlamentari, sindaci, sindacalisti, amministratori e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli appuntamenti della Chiesa locale dal 19 marzo in poi.<br />
<span id="more-4378"></span></p>
<h3>Ritiro quaresimale dei politici<br />
Domenica 21 marzo alle 9 all’abbazia del Monte</h3>
<blockquote><p>La Commissione diocesana “<em>Gaudium et Spes</em>” cui è affidata l’animazione dei problemi sociali e del lavoro si onora anche quest’anno di invitare i responsabili della cosa pubblica a diverso titolo &#8211; parlamentari, sindaci, sindacalisti, amministratori e loro collaboratori, per un ritiro quaresimale. L’appuntamento è per <strong>domenica 21 </strong>marzo alle 9, presso l’abbazia del Monte di Cesena.</p>
<p>La forte affermazione di Gesù (“Io vi dico!”) “se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 5,20) sarà la base della riflessione che ci verrà offerta dall’arcivescovo di Ravenna e nostro metropolita monsignor <strong>Giuseppe Verucchi</strong>.</p>
<p>La Messa verrà celebrata alle 11,30 nella cripta della Basilica.</p></blockquote>
<h3>Incontro per separati soli<br />
“Eterna è la sua misericordia”</h3>
<blockquote><p><strong>Lunedì 22 </strong>marzo alle 21, in seminario a Cesena, il gruppo diocesano di accompagnamento per separati soli prosegue il suo cammino con il prossimo incontro che è una liturgia penitenziale dal titolo “Eterna è la sua misericordia”. Durante la liturgia saranno presenti dei sacerdoti per le confessioni.</p>
<p>Per informazioni: don Virgilio, 339 3191586; Floriana e Ivan, 0547 662055.</p></blockquote>
<h3>Incontro per divorziati, conviventi, risposati<br />
“Il volto della tenerezza che salva”</h3>
<blockquote><p><strong>Sabato 20 </strong>marzo, dalle 16 alle 18, in seminario a Cesena, si ritrova il gruppo diocesano dei divorziati risposati che approfondirà il tema “Il volto della tenerezza che salva”. Sarà l’occasione per sentire maggiormente l’appartenenza alla Chiesa secondo quanto indica il Direttorio di pastorale familiare, al n. 215, quando dice: “&#8230; ogni comunità cristiana li consideri come suoi figli e li tratti con amore di Madre&#8230;”.</p>
<p>Per informazioni: don Virgilio, 339 3191586; Floriana e Ivan, 0547 662055.</p></blockquote>
<h3>Convegno Maria Cristina di Savoia</h3>
<blockquote><p><strong>Martedì 23 </strong>marzo alle 16, presso la sala della Pinacoteca della Cassa di Risparmio di Cesena, la professoressa <strong>Luisa Brandimarti </strong>tratterà il tema “Ada Negri: da voce di protesta all’abbandono in Dio”. L’incontro è aperto a tutti.</p></blockquote>
<h3>All’Addolorata la preghiera del Roveto Ardente</h3>
<blockquote><p><strong>Sabato 20 </strong>marzo, dalle 21 alle 24, presso il Santuario dell’Addolorata (chiesa dei Servi, Cesena), Roveto Ardente: adorazione e supplica per le nuove vocazioni e la purificazione della Chiesa. L’incontro, animato dal Rinnovamento nello Spirito, è aperto a tutti.</p></blockquote>
<h3>Ritiro della Società San Vincenzo</h3>
<blockquote><p><strong>Domenica 21 </strong>marzo la “San Vincenzo” si riunirà in raccoglimento per il ritiro quaresimale, che si terrà presso le monache Cappuccine (a Cesena, davanti al cimitero urbano).</p>
<p>Inizierà alle 8,45 con la recita delle Lodi; seguirà la meditazione guidata da monsignor <strong>Onerio Manduca </strong>sul tema “Quando sono caritatevole è Gesù che opera in me” (Santa Teresa di Lisieux).</p>
<p>Prima della Messa, che sarà celebrata alle 11, riflessioni e approfondimenti comunitari e personali.</p></blockquote>
<h3>Al santuario di Longiano una tre giorni di preghiera e riflessione</h3>
<blockquote><p>Al santuario del Crocifisso di Longiano <strong>dal 26 al 28 marzo </strong>si potranno vivere tre giorni di preghiera e riflessione per giovani, adulti, famiglie, anziani e gruppi con disponibilità di alloggio e vitto per chi lo desidera.</p>
<p>Questa esperienza nel cuore della Quaresima avrà inizio <strong>venerdì 26 </strong>marzo alle 20,30 in occasione dell’ultimo pellegrinaggio guidato dal vescovo <strong>Antonio Lanfranchi</strong>, amministratore apostolico della diocesi di Cesena-Sarsina fino all’arrivo del nuovo vescovo. Alle 22 sarà fatta l’adorazione eucaristica che potrà durare tutta la notte.</p>
<p>La giornata di <strong>sabato 27 </strong>prevede la liturgia delle ore (Lodi, Sesta, Nona, Vespri), riflessioni e sacramento della riconciliazione, pranzo e cena. Poi meditazione sulla via della croce e adorazione che si protrarrà per tutta la notte.</p>
<p><strong>Domenica 28 </strong>marzo, dopo le Lodi, Messa alle 9,30, pranzo, meditazione biblica sul Vangelo della Passione secondo Giovanni. Alle 17,30 Vespri e conclusione.</p>
<p>Per informazioni rivolgersi a frate Mirko, telefono 0547 665025-665625.</p></blockquote>
<h3>Al Santuario di Longiano nei venerdì di Quaresima</h3>
<blockquote><p>Continuano i tradizionali pellegrinaggi delle Zone pastorali al Santuario del Santissimo Crocifisso di Longiano, durante i venerdì di Quaresima. La Messa è celebrata alle 20,30.</p>
<p>Presiedieranno le solenni concelebrazioni:</p>
<p>- <strong>Venerdì 19 </strong>marzo: monsignor <strong>Piero Coccia</strong>, arcivescovo di Pesaro, per la Zona pastorale di Sarsina-Alta Valle del Savio.</p>
<p>- <strong>Venerdì 26 </strong>marzo: monsignor <strong>Antonio Lanfranchi</strong>, amministratore di Cesena-Sarsina per le Zone pastorali del Centro urbano e Rubicone-Rigossa.</p></blockquote>
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		<title>Una politica per la gente</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 17:30:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Zanotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[editoriale]]></category>

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		<description><![CDATA[di Francesco Zanotti
La politica come servizio. In vista della scadenza elettorale per le regionali di domenica 28 e lunedì 29 marzo torna in maniera prepotente questa affermazione. Più che un’affermazione sembra si tratti solo di un’illusione.
Un’illusione che genera quella speranza ultima a morire, perché il cittadino che si reca alle urne nutre senz’altro un atteggiamento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Francesco Zanotti</em></p>
<p>La politica come servizio. In vista della scadenza elettorale per le regionali di domenica 28 e lunedì 29 marzo torna in maniera prepotente questa affermazione. Più che un’affermazione sembra si tratti solo di un’illusione.</p>
<p><span id="more-4375"></span>Un’illusione che genera quella speranza ultima a morire, perché il cittadino che si reca alle urne nutre senz’altro un atteggiamento positivo verso il futuro, nonostante la realtà faccia apparire ben altro.</p>
<p>Se ne stanno vedendo delle belle: dalla esclusione delle liste nel Lazio alle manifestazioni di piazza, per la legalità da una parte (sinistra), per la democrazia dall’altra (destra). Un botta e risposta populista che non credo porti molto lontano questo Paese sempre più smarrito.</p>
<p>Le regole, se ci sono, vanno rispettate,come d’altro canto il buon senso avrebbe suggerito l’ammissione delle liste escluse per assicurare una consultazione democratica in senso pieno. Invece, le continue e reciproche scomuniche non conducono da nessuna parte e fanno solo crescere il clima di tensione generale.</p>
<p>Allora dove sta la politica vista come servizio? Dalla periferia si ha l’impressione che in certi ambienti si viva come in una sorta di tritacarne cui è difficile sottrarsi. Anzi, sembra proprio che anche le migliori intenzioni finiscano sotto le lame di un sistema che non risparmia nessuno. Un <em>modus operandi </em>che pare metta al primo posto non l’interesse generale, se non vogliamo chiamarlo ’bene comune’, ma unicamente quello di chi è contiguo o affine.</p>
<p>Sembra che prima di tutto conti l’appartenenza sopra ogni altra valutazione, con i cittadini che restano del tutto tagliati fuori dai centri decisionali. Ne stiamo vivendo un esempio concreto proprio in queste settimane anche nel nostro territorio, con la ormai notissima vicenda cesenate ’cimitero-centro commerciale- suore clarisse’ assurta alle cronache nazionali. E’ stato sufficiente dare voce alle suore di clausura: subito si è capito che c’era un movimento bisognoso di trovare un ambito in cui manifestarsi. Non mi riferisco solo alla raccolta di firme (che prosegue fino a domenica prossima), sopraggiunta dopo la prima promossa da alcuni residenti di Ponte Abbadesse, ma anche a tutti i commenti, su Internet, cartacei o via telefono che in questi giorni si stanno moltiplicando in una maniera del tutto inattesa. Per noi è stato importante dare voce a chi non ce l’ha, consapevoli che ciò rientra nel dna del settimanale diocesano. Anzi, azzarderei, non poteva capitarci occasione migliore per rispondere alla nostra vocazione.</p>
<p>Non sta qui, comunque, il nocciolo della questione. Quello che ci interessa è il bene di questa comunità, di questa nostra città, dei paesi e, soprattutto, della gente che qui vive, opera, soffre, progredisce e gioisce, a cominciare proprio dai più deboli e dai più indifesi.</p>
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		<title>Petizione &#8220;Centro commerciale: no grazie&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 17:29:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Zanotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[apertura]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Continua fino a domenica 21 la petizione contro il nuovo Conad &#8220;del cimitero&#8221;.  Il testo della sottoscrizione sta circolando per la città in diversi fogli. Potete richiederne copia alla redazione del Corriere cesenate, in via del Seminario 85, dove i fogli firmati vanno riconsegnati.
CLICCATE QUI SE VOLETE FIRMARE VIA INTERNET


(vi ricordiamo che è possibile firmare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Continua fino a <strong>domenica 21 </strong>la petizione contro il nuovo Conad &#8220;del cimitero&#8221;.  Il testo della sottoscrizione sta circolando per la città in diversi fogli. Potete richiederne copia alla redazione del <em>Corriere cesenate</em>, in <strong>via del Seminario 85</strong>, dove i fogli firmati vanno riconsegnati.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.corrierecesenate.com/petizione/">CLICCATE QUI SE VOLETE FIRMARE VIA INTERNET<br />
</a></strong></p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: center;">(<em>vi ricordiamo che è possibile firmare una sola volta:<strong> </strong>o nei fogli cartacei, o in forma elettronica</em>)</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La risalita di Paolo Brosio</title>
		<link>http://www.corrierecesenate.com/2010/03/12/la-risalita-di-paolo-brosio/</link>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 00:06:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Zanotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa e Diocesi]]></category>

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		<description><![CDATA[Il popolare giornalista ha fatto il “tutto esaurito” ai “Dialoghi per la città”. La sua provocazione: “Il Tg è una mitragliata al cuore”
Che si sia trattato di un “miracolo” della Madonna di Medjugorje o del tremendo potere evocativo della televisione non è dato saperlo. Fatto sta che lunedì scorso l’Aula magna della facoltà di Psicologia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Il popolare giornalista ha fatto il “tutto esaurito” ai “Dialoghi per la città”. La sua provocazione: “Il Tg è una mitragliata al cuore”</h4>
<p>Che si sia trattato di un “miracolo” della <strong>Madonna di Medjugorje </strong>o del tremendo potere evocativo della televisione non è dato saperlo. Fatto sta che lunedì scorso l’Aula magna della facoltà di Psicologia a Cesena era stracolma di persone, 400 a sedere e oltre un centinaio in piedi, accorse per ascoltare <strong>Paolo Brosio</strong>, giornalista, uomo di spettacolo e scrittore.</p>
<p><span id="more-4357"></span>Un fiume di gente tale che già mezz’ora prima dell’evento gli organizzatori sono stati costretti a chiudere le porte d’accesso per questioni di sicurezza, lasciando a bocca asciutta altre centinaia di persone.</p>
<p>Un successo, quello riscosso da Brosio impegnato a girare l’Italia presentando il suo libro “A un passo dal baratro” (edizioni Piemme), che il giornalista toscano sa spiegare in un solo modo: “Ci dev’essere qualcosa che va al di là dell’umano, al di là delle mie capacità di comunicatore. In passato ho scritto altri due libri, uno sulla mia esperienza di inviato del Tg4 per Tangentopoli e un altro, ironico, ai tempi di “Quelli che il calcio”. Entrambi hanno venduto bene, 50-60mila copie, ma mai quanto questo libro che, in appena due mesi, ha già toccato 145mila copie”.</p>
<h3>Il dolore e la fede</h3>
<p>Sin dalle prime battute Brosio ha stabilito un contatto empatico con la platea, davanti alla quale ha raccontato a cuore aperto una serie di terribili vicissitudini che lo hanno segnato negli ultimi anni: la morte del padre, la separazione dalla seconda moglie, l’incendio doloso al locale in Versilia dove aveva investito soldi e speranze. Circostanze lo avrebbero spinto all’interno del tunnel della droga: “Dopo la separazione da mia moglie &#8211; ha spiegato &#8211; cercai di applicare la teoria del chiodoscaccia- chiodo. Le donne sono sempre state il mio tallone d’Achille e per provare soddisfazione con loro, tra sesso sfrenato e comportamenti libertini, facevo ampio uso di stupefacenti”.</p>
<p>A posteriori Paolo Brosio si rivede cieco e sordo: “Mia moglie, bellissima e dolcissima, era un punto di equilibrio per me ed io non sono C stato in grado di valorizzarla. Pensavo solo a lavorare, lavorare, lavorare. Il fatto che mi avesse lasciato mi ferì anche perché mi ritenevo al centro del mondo”.</p>
<p>Solo, smarrito e ferito, Brosio ha passato mesi terribili nei quali provava ad uscire dalla sua condizione unicamente con le proprie forze. Poi, un giorno, si è riavvicinato alla fede a piccoli passi: “Andai dal mio parroco a Forte dei Marmi, lo abbracciai e mi confessai. Il male è un’entità che si può combattere solo affidandosi a qualcosa di più grande”.</p>
<p>Dopo qualche altro mese accidentato, illuminato però dalla fede ritrovata, l’incontro decisivo a Torino con un sacerdote del Santuario della Consolata: “Ho cominciato a capire che lo Spirito Santo è gratis e fa bene, a differenza della cocaina che costa e uccide. Mi è venuto un coraggio incredibile nell’affrontare la vita, un coraggio che mi hanno dato Gesù e la Madonna: io non ce l’avrei mai fatta da solo!”.</p>
<h3>A Medjugorje per imparare a pregare</h3>
<p>Per fortificare la sua fede acerba Brosio, con l’entusiasmo tipico dei neoconvertiti, si è gettato a capofitto nell’approfondimento della religione ed in particolare, seguendo l’esempio della madre, del culto mariano. Da lì si è avvicinato all’esperienza di Medjugorje, organizzando viaggi aerei alla volta del santuario “Regina della pace” nella piccola cittadina della Bosnia-Erzegovina.</p>
<p>“A Medjugorje ho capito appieno l’importanza della preghiera e il fatto che Dio mi aveva fatto provare tutto quel dolore per scorticarmi, rinnovare la mia pelle e aprirmi il cuore. Solo con un cuore aperto, infatti, si può pregare veramente. La preghiera ti protegge, sempre. È come una corazza”.</p>
<p>Fra un racconto e un aneddoto, Brosio ha lanciato anche diverse provocazioni, specie ai giovani presenti: “Occorre imparare a divertirsi con il senso della misura. Fatevelo dire da uno che ha rischiato di morire, ha alzato bandiera bianca e invocato aiuto. Fidatevi di Gesù Cristo e di sua Madre: sono gli unici che non tradiscono mai. Io l’ho capito sulla mia pelle. La verità a volte fa male, ma alla lunga paga sempre”. Un’ultima tirata d’orecchi è stata riservata ai giornalisti: “Il telegiornale, pieno di cronaca nera, è una mitragliata al cuore. Bisogna dare più spazio alle buone notizie. Io ora so cosa fare: devo raccontare le cose del Cielo. Io mi sono fidato!”.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Michelangelo Bucci</em></p>
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		<title>Scuola: ci saranno meno ore, con più qualità</title>
		<link>http://www.corrierecesenate.com/2010/03/12/scuola-ci-saranno-meno-ore-con-piu-qualita/</link>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 00:05:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Zanotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[A colloquio con i presidi dell’Iti e del Liceo Scientifico di Cesena. Dea Campana: &#8220;Il Righi avrà una decisa caratterizzazione degli indirizzi&#8221;. Lavinia Zoffoli: &#8220;L’istituto tecnico industriale ha un forte legame con la città&#8221;

ITIS
&#8220;Innovazione e legame con il territorio cesenate. Queste le parole chiave che descrivono la storia e il presente dell’Istituto tecnico Industriale Blaise [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>A colloquio con i presidi dell’Iti e del Liceo Scientifico di Cesena. Dea Campana: &#8220;Il Righi avrà una decisa caratterizzazione degli indirizzi&#8221;. Lavinia Zoffoli: &#8220;L’istituto tecnico industriale ha un forte legame con la città&#8221;</h4>
<p><span id="more-4371"></span></p>
<h3>ITIS</h3>
<p>&#8220;Innovazione e legame con il territorio cesenate. Queste le parole chiave che descrivono la storia e il presente dell’Istituto tecnico Industriale Blaise Pascal e che, nelle intenzioni del dirigente scolastico <strong>Lavinia Zoffoli</strong>, ne caratterizzeranno anche il futuro post riforma.</p>
<p>&#8220;La competenza, l’attenzione costante alle novità tecnologiche e l’innesto nella nostra società di Cesena sono i nostri punti forti, già concreti e operativi&#8221;, evidenzia la preside. &#8220;Il Museo dell’elettronica e dell’informatica, nato per festeggiare i 50 anni di storia dell’Iti, è un esempio di valorizzazione della memoria dell’evoluzione scientifica e tecnica del nostro istituto, collocato in una sede storica prestigiosa che diventa ’contenitore di umanità’&#8221;, spiega Zoffoli.</p>
<p>Il professor <strong>Marco Ruscelli</strong>, vice-preside, aggiunge: &#8220;Gli stretti rapporti dell’Iti con la città di Cesena sono ben dimostrati dalla filiera formativa con l’università, specialmente Scienze e tecnologie informatiche e Ingegneria informatica, e dal collegamento orizzontale con le imprese del territorio&#8221;.</p>
<p>La scuola propone agli studenti stage estivi e alternanze scuola-lavoro in corso d’anno in collaborazione con circa 100 aziende, fra cui Trevi e Technogym. &#8220;Da due anni abbiamo inserito una figura con funzione strumentale &#8211; continua la dirigente -: una persona costantemente attenta alle innovazioni tecnologiche in atto nella società che opera per tenere la scuola sempre al passo&#8221;.</p>
<p>&#8220;La differenza fra oggi e domani nelle scuole &#8211; continua Ruscelli &#8211; è data dall’interpretare, e non solo applicare, ciò che viene indicato dall’alto&#8221;.</p>
<p>La riforma non spaventa troppo, dunque. Non vi saranno grossi sconvolgimenti: gli indirizzi rimarranno gli stessi: &#8220;Elettronica ed elettrotecnica&#8221; e &#8220;Informatica e telecomunicazioni&#8221;, con biforcazione dal Triennio. La differenza dai corsi preesistenti è che telecomunicazioni è spostata all’interno del percorso di informatica. Vi sarà un’ora di inglese in più in 5ª, in modo da avere tre ore di lingua a settimana durante tutto il corso di studi. Laboratorio di officina nel Biennio perderà invece due ore.</p>
<p>&#8220;L’Iti è attrezzato e si sta preparando alla riforma. Gli svantaggi creati da qualche ora in meno saranno appena percepibili: già da due anni gli studenti entrano alle 8 ed escono alle 13,40, facendo quattro ore da 60 minuti e due da 50 al giorno&#8221;, spiegano. Passando alle 32 ore da 60 questo si traduce in una differenza di due ore.</p>
<p>&#8220;Sul piano occupazionale le conseguenze della riforma costituiscono un dato sindacale; su quello educativo aumentano le quote di flessibilità che una scuola può utilizzare per ’personalizzare’ i percorsi. Per l’alternanza scuola-lavoro dal 1999 questa flessibilità, vigente fino a oggi, riguarda il 15 per cento delle ore&#8221;, chiarisce Ruscelli. &#8220;Dall’anno prossimo aumenterà al 20 per cento e anche oltre; ciò per noi è molto interessante&#8221;.</p>
<p>Più inglese, più scienze, più laboratori (la scuola ne ha 14), più stage: questi i nodi su cui puntare. E innovazione costante, di cui ultimo esempio è il progetto Asus: a ogni insegnante del Triennio è fornito un netbook che andrà a sostituire il registro di classe e quello personale, permettendo una più efficace gestione del programma scolastico e delle assenze.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Claudia Coppari</em></p>
<h3>LICEO SCIENTIFICO</h3>
<p>&#8220;Una chiara e forte caratterizzazione degli indirizzi: lo Scientifico eredita l’esperienza del Pni, con lo studio della fisica dal Biennio; le Scienze applicate quella del Tecnologico (il liceo senza latino), dove sono potenziate le materie laboratoriali; il Linguistico avrà tre lingue sin dalla prima&#8221;.</p>
<p>Questa, in sintesi, l’offerta formativa del Liceo Scientifico di Cesena nelle parole di <strong>Dea Campana</strong>, dirigente scolastico. Accanto a questi tre percorsi, la scuola offre la continuità del bilinguismo all’interno delle opzioni &#8220;Scientifico&#8221; e &#8220;Scienze applicate&#8221;, subordinando però la creazione delle classi al numero delle iscrizioni.</p>
<p>&#8220;Molte famiglie chiedono di proseguire la strada intrapresa dalle medie e noi siamo del tutto favorevoli a introdurre la seconda lingua &#8211; continua Campana &#8211; ma aspettiamo informazioni, per garantire un percorso non di un anno&#8221;.</p>
<p>L’inserimento, possibile grazie alle quote di flessibilità introdotte dalla Riforma, dovrebbe comportare un’offerta di due ore settimanali di seconda lingua, sottraendone una dall’area umanistica e una da quella scientifica per rimanere entro le 27 ore settimanali del Biennio e le 30 del Triennio previste dal Ministero. Come per il Monti, al Linguistico (da cui nel 2009 è uscita anche la vincitrice delle prove nazionali di ammissione alle Facoltà scientifiche, Anna Giunchi) scompare il latino dal Triennio.</p>
<p>&#8220;Per il resto rimane un corso consolidato con un’offerta di quattro lingue e diversi insegnanti madrelingua, studiato dalla scuola nel 1980-81 e approvato dal Ministero nel 1982-83&#8243;, spiega il professor <strong>Marino Mengozzi</strong>, vicepreside.</p>
<p>&#8220;L’anno prossimo potrebbero esserci variazioni: là dove una scuola sarà fortemente caratterizzata in un senso, questo potrebbe influire sugli altri indirizzi. Di un riordino &#8211; è vero che non è una Riforma in senso forte e nobile &#8211; si sentiva l’esigenza, rispetto alla precedente congerie spaventosa di indirizzi&#8221;, conclude Mengozzi.</p>
<p>&#8220;Il disagio è il rincorrersi: l’utenza per sapere e noi scuole per avere maggiori elementi. Ancora i regolamenti non sono apparsi sulla Gazzetta ufficiale! Ma per la razionalizzazione e l’autonomia non si può che dare un giudizio positivo&#8221;.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Cc</em></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Un lungo applauso al vescovo Antonio</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 00:05:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Zanotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa e Diocesi]]></category>

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		<description><![CDATA[Il saluto a monsignor Lanfranchi del vicario generale don Virgilio Guidi, pronunciato, a nome di tutta la diocesi, durante la solenne concelebrazione eucaristica di domenica 7 marzo
Carissimo vescovo Antonio,
mi sia permessa questa espressione confidenziale e affettuosa che tante volte abbiamo sentito dai nostri giovani, perché la comunione ecclesiale si fa concreta nella fraternità, in una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Il saluto a monsignor Lanfranchi del vicario generale don Virgilio Guidi, pronunciato, a nome di tutta la diocesi, durante la solenne concelebrazione eucaristica di domenica 7 marzo</h4>
<p>Carissimo vescovo Antonio,<br />
mi sia permessa questa espressione confidenziale e affettuosa che tante volte abbiamo sentito dai nostri giovani, perché la comunione ecclesiale si fa concreta nella fraternità, in una relazione di confidenza, di fiducia e di affetto.</p>
<p><span id="more-4354"></span>Sono convinto in questo momento di interpretare il sentimento di tutti: in questi sei anni ci siamo sentiti veramente amati dal nostro vescovo, non solo come comunità dei credenti, ma anche come “città”, come umanità che vive in questa terra di Romagna. Abbiamo vissuto quanto San Paolo ha scritto ai cristiani di Filippi: “Vi porto nel cuore. Dio mi è testimone del profondo affetto che ho per tutti voi nell’amore di Cristo Gesù” (Fil 1,7). E ancora ai cristiani di Corinto: “Il nostro cuore si è tutto aperto per voi&#8230; Io parlo come a figli: &#8230; aprite anche voi il vostro cuore!” (2Cor 6, 11-13).</p>
<p>Il Concilio Vaticano II ci ha detto che “nella persona del Vescovo è presente in mezzo ai credenti il Signore Gesù Cristo” e quindi il vescovo “in modo eminente e visibile, sostiene le parti dello stesso Cristo, Maestro, Pastore e Pontefice, e agisce in sua vece” (L.G. 21). Mi piace ricordare la bellissima espressione di Sant’Ambrogio che definisce il vescovo “<em>Vicarius amoris Christi</em>” (Cf S. Ambros., Expos. Evang. sec. Luc., X, 175; PL 15, 1848), colui che rende presente nel suo triplice ministero di maestro, di pastore e di sacerdote, l’amore del Signore Gesù, colui che è il volto visibile dell’amore di Cristo.</p>
<p>È questo che abbiamo vissuto e sperimentato in questi sei anni… Quando il 3 dicembre 2003 in questa basilica Cattedrale veniva annunciato il nome del nuovo vescovo che il Papa inviava alla nostra diocesi, pochi conoscevano il sacerdote Antonio Lanfranchi, vicario generale della diocesi di Piacenza, almeno quanti non avevano vissuto negli anni precedenti l’esperienza dell’Ufficio Catechistico regionale e dell’Azione Cattolica Giovani. Poi in quel 25 gennaio 2004 l’incontro con il nostro vescovo. Abbiamo ancora nella memoria e soprattutto nel cuore le parole di quel giorno: &#8220;Desidero essere vescovo tra la gente, servitore del Vangelo di Gesù Cristo per la speranza del mondo&#8221;. &#8220;Vorrei essere per ognuno un padre, un fratello, un amico, fare mie le vostre gioie e i vostri dolori&#8221;. “Vorrei guardare ad ogni persona con quell’amore con cui è guardata dal Signore”. E quell’invito ad essere “Chiesa nella città”, con l’auspicio: “Cesena, abitiamo insieme il presente per sognare insieme il futuro”. Grazie, vescovo Antonio, perché questo è stato lo stile del suo ministero fra noi.</p>
<p>Ora la fiducia del Santo Padre la chiama ad un nuovo e più impegnativo ministero nella diocesi di Modena- Nonantola, e noi siamo qui, in questa Chiesa Cattedrale, per dire il nostro saluto. Certamente con un po’di rammarico, ma anche con la consapevolezza che il suo “sì” al Santo Padre è un atto di obbedienza e di abbandono fiducioso alla volontà di Dio. San Paolo nelle sue lettere non rivolge la parola di ringraziamento alle comunità, ma al Signore. Anche noi in questa solenne celebrazione eucaristica, che è il grande rendimento di grazie al Padre che è nei cieli, vogliamo in qualche modo portare all’altare, insieme al pane e al vino, il nostro grazie al Signore per il cammino di questi anni, per tutti i doni di grazia che abbiamo ricevuto. E chiediamo che questi doni possano continuare a portare frutto nella nostra Chiesa, in ciascuno di noi e nel nuovo ministero che lei si accinge ad iniziare a Modena.</p>
<p>Grazie, Signore, perché ci hai fatto dono del vescovo Antonio. Grazie, Signore, perché il vescovo Antonio ci ha annunciato la tua Parola e ci ha insegnato ad ascoltarla, ad amarla ed interiorizzarla, soprattutto attraverso la lectio divina. Grazie, Signore, per il forte amore alla Chiesa e per l’esperienza della comunione ecclesiale che ci hai fatto vivere e gustare attraverso il ministero del vescovo Antonio, guidandoci a superare i nostri particolarismi. Grazie, Signore, perché il vescovo Antonio è stato “padre, fratello e amico” per noi sacerdoti e ci ha spronati ad essere “preti vivi e contenti”, ci ha sostenuti nella passione per il Vangelo e ci ha aiutati ad aprirci ad una maggiore fraternità e collaborazione, anche attraverso le Unità Pastorali. Grazie, Signore, perché i nostri giovani, nel volto e nella parola del vescovo Antonio, hanno incontrato il tuo amore e hanno accolto la tua chiamata a “non avere paura di osare l’amore”, chiamata che è diventata per loro progetto di vita nelle diverse vocazioni: ad una vita matrimoniale consacrata dal sacramento del matrimonio, alla vita religiosa o al ministero sacerdotale, ed anche per questo la comunità del Seminario è tornata a fiorire.</p>
<p>Grazie, Signore, perché il vescovo Antonio ci ha aiutati a vivere la dimensione cattolica e missionaria della Chiesa e ha aperto il cuore dei fedeli, e anche della società civile, a intessere legami di comunione e di collaborazione con tutte le Chiese del mondo. Grazie, Signore, perché il vescovo Antonio è stato il segno della tua presenza amorevole accanto ai malati e ai sofferenti, e accanto a quanti sono impegnati, e talvolta travolti, dai problemi dell’emergenza educativa. Grazie, Signore, per quanti, avendo perso il lavoro in questo momento di crisi economica, hanno ricevuto un aiuto concreto dai fratelli attraverso il Fondo di Solidarietà voluto e promosso dal vescovo Antonio, lui sempre attento ad incoraggiare e sostenere la coerente responsabilità di quanti operano nel mondo dell’impresa e del lavoro.</p>
<p>Grazie, Signore, perché il vescovo Antonio ci ha insegnato ad essere “Chiesa nella città”, ad essere “lievito”, come cristiani, nella società civile, nel dialogo e nella collaborazione con tutti, e grazie perché la sua parola è stata accolta con rispetto ed attenzione, come dimostra la presenza oggi del signor Prefetto, di tanti nostri Sindaci e di tante autorità del nostro territorio, che desideriamo salutare e ringraziare vivamente.</p>
<p>In ogni Messa, nella preghiera eucaristica il celebrante prega, e noi con lui, come pregheremo fra poco nella preghiera eucaristica terza: “Conferma nella fede e nell’amore la tua Chiesa pellegrina sulla terra, il tuo servo e nostro papa Benedetto, il nostro vescovo Antonio, il collegio episcopale”. Fra qualche mese, con l’ingresso del nuovo Vescovo, non diremo più “il nostro vescovo Antonio”; tuttavia quando diremo “il collegio episcopale”, questa espressione si concretizzerà anche in un volto preciso, quello del vescovo Antonio, e così nell’Eucaristia faremo esperienza di una comunione che non si interrompe.</p>
<p>Grazie, vescovo Antonio! Maria, Madonna del Popolo, ti accompagni nel tuo nuovo ministero.</p>
<p style="text-align: right;"><em>monsignor Virgilio Guidi<br />
vicario generale</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Vicenda nuovo Conad: &#8220;Il vincolo va rispettato&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 00:05:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Zanotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Ponte Abbadesse: dubbi sulle distanze dal cimitero urbano
CESENA - Sulla vicenda dell’area in costruzione davanti al cimitero sono giunti altri pareri e perplessità. Pubblichiamo di seguito quelli della senatrice Laura Bianconi e del consigliere regionale Antonio Nervegna.
Da qualche settimana non passa giorno senza che si alimentino le polemiche sull’opportunità della costruzione di un nuovo centro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Ponte Abbadesse: dubbi sulle distanze dal cimitero urbano</h4>
<p><strong>CESENA </strong>- Sulla vicenda dell’area in costruzione davanti al cimitero sono giunti altri pareri e perplessità. Pubblichiamo di seguito quelli della senatrice <strong>Laura Bianconi </strong>e del consigliere regionale <strong>Antonio Nervegna.</strong></p>
<p><span id="more-4340"></span>Da qualche settimana non passa giorno senza che si alimentino le polemiche sull’opportunità della costruzione di un nuovo centro commerciale collocato tra il cimitero monumentale e il convento di clausura. Anche la senatrice <strong>Bianconi </strong>si è fatta carico delle rimostranze dei tanti cittadini che le hanno testimoniato il loro sconcerto per una scelta che sembra assolutamente fuori luogo.</p>
<p>&#8220;Non c’è che dire &#8211; ha commentato Bianconi &#8211; questo progetto rientra assolutamente nella logica del partito che dal dopoguerra amministra Cesena, e come la formazione sovietica impone ci vuol fare sapere che si prende cura di noi, dei cittadini, dalla culla alla tomba. Con due passi hai tutto: la pancia piena, il divertimento, il riposo eterno e pure la benedizione che, anche per chi non crede male non fa&#8221;.</p>
<p>E’ una Bianconi fortemente preoccupata quella che è uscita dalla visita alle monache di clausura, anche perché gira voce che oltre al centro commerciale venga realizzato un parco giochi e uno spazio per spettacoli, tutte attività che mal si conciliano con la quiete che il sito richiede.</p>
<p>&#8220;Di fronte alle polemiche che divampano, di fronte alle più disparate voci che circolano in merito a chi ha tratto vantaggio da questa operazione &#8211; continua Bianconi &#8211; sarebbe opportuno che la nuova giunta avviasse un’operazione verità. A bocce ferme si rendano pubblici tutti i passaggi che hanno portato alla modifica del Prg, dalle valutazioni ambientali e paesaggistiche agli studi che dimostrano una reale e ragionevole necessità di un centro commerciale in quella zona. In ogni caso la Giunta non potrà continuare a ignorare che quel cantiere è comunque uno sfregio non solo per i nostri morti, non solo per le povere sorelle, che nel loro silenzio sono lì a pregare per tutti noi, ma è uno sfregio per tutta la città e una soluzione la deve trovare&#8221;.</p>
<p>Oltre alla senatrice Laura Bianconi anche il consigliere <strong>Nervegna </strong>ha fatto pervenire al <em>Corriere Cesenate </em>una nota.</p>
<p>&#8220;Le deroghe al vincolo cimiteriale di solito si concedono per interventi urbanistici di interesse pubblico, non per una struttura commerciale privata. Ma visto che a Ponte Abbadesse, tra il cimitero urbano e il Convento delle suore clarisse cappuccine, deve sorgere un supermercato Conad, beh, allora capiamo perché il Comune ha dato il via libera a questa realizzazione&#8221;.</p>
<p>Antonio Nervegna, consigliere regionale del Popolo della Libertà, esprime tutte le sue perplessità circa la realizzazione del nuovo Conad a Ponte Abbadesse.</p>
<p>&#8220;Ma come si può costruire un centro commerciale in una zona così delicata &#8211; prosegue Nervegna, capolista del Pdl alle prossime elezioni regionali del 28 e 29 marzo &#8211; dove è andato a finire il rispetto per i defunti e per le religiose! Siamo vicini alle sorelle cappuccine che giustamente protestano per un’opera che altera profondamente l’ambiente circostante il convento: il silenzio è un bene da difendere e il monastero è un luogo di pace e preghiera che va assolutamente tutelato. Invece l’amministrazione comunale pensa solo a cementificare e a fare gli interessi di Conad. Il centro commerciale avrà un parcheggio con circa 400 posti auto &#8211; conclude Nervegna &#8211; e possiamo bene immaginare il traffico, e quindi il rumore, che creerà. E’ mai possibile che non si riuscisse ad individuare un’altra locazione per trasferire il Conad?&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Riforma Gelmini: il &#8220;Monti&#8221; è toccato solo marginalmente</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 00:04:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Zanotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Dall’anno prossimo si assisterà a una razionalizzazione, soprattutto ai professionali
&#8220;Noi dei licei siamo quelli meno coinvolti dalla Riforma&#8221;. Così esordisce Luigi Pasini, dirigente scolastico del Liceo Ginnasio Vincenzo Monti. &#8220;Nella conversione i tre indirizzi classico, linguistico e socio-psico-pedagogico rimangono uguali &#8211; continua &#8211; cambia solo la denominazione del terzo, che diventerà ’Scienze umane’&#8221;.
Il pacchetto delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Dall’anno prossimo si assisterà a una razionalizzazione, soprattutto ai professionali</h4>
<p>&#8220;Noi dei licei siamo quelli meno coinvolti dalla Riforma&#8221;. Così esordisce <strong>Luigi Pasini</strong>, dirigente scolastico del Liceo Ginnasio Vincenzo Monti. &#8220;Nella conversione i tre indirizzi classico, linguistico e socio-psico-pedagogico rimangono uguali &#8211; continua &#8211; cambia solo la denominazione del terzo, che diventerà ’Scienze umane’&#8221;.</p>
<p><span id="more-4365"></span>Il pacchetto delle materie scientifiche è uguale in tutti e tre gli indirizzi: per matematica tre ore al Biennio e due al Triennio; due ore di fisica dal Triennio e due ore per tutto l’arco di studi di scienze (biologia, chimica e scienze della Terra).</p>
<p>Nel percorso tradizionale &#8220;Classico&#8221; storia dell’arte partirà solo dal terzo anno invece che dal primo, con due ore settimanali; un’altra innovazione ministeriale riguarda l’insegnamento di una lingua straniera nel Biennio, già inserita però da anni qui al Monti.</p>
<p>Nel percorso &#8220;Scienze umane&#8221; aumentano gli elementi di psicologia e pedagogia mentre nell’indirizzo linguistico lo studio del latino avverrà solo nel Biennio, invece che in tutti gli anni, due ore a settimana.</p>
<p>&#8220;Cosa fare?&#8221;, si chiede il preside. &#8220;Solo i casi e la grammatica o anche letteratura? Arriveranno indicazioni, inoltre ci confronteremo con gli altri licei della zona. Rimangono invece perplessità sull’insegnamento in lingua di una materia non linguistica nel Triennio, ma vedremo fra tre anni&#8221;.</p>
<p>Accanto al quadro orario obbligatorio sono previste quote di flessibilità con cui personalizzare l’offerta, &#8220;ma nei primi anni sarà difficile intervenire, prima dovremo renderci conto del dispiegarsi dei percorsi&#8221;.</p>
<p>Il nuovo assetto orario prevede 27 ore al Biennio per tutti gli indirizzi, invece delle attuali 30; 30 ore al Triennio per i percorsi linguistico e delle scienze umane e 31 per quello tradizionale, al posto delle attuali 35 e 33 ore, con alcune compresenze. Al Classico l’orario prevedeva già le prime tre ore della mattinata da 60 e le altre da 50 minuti: i ragazzi entravano alle 8,05 ogni mattina per uscire tre giorni a settimana alle 13,05 e tre giorni alle 13,35. Da settembre 2010 il Biennio uscirà tre volte alle 13,05 e nei rimanenti giorni alle 12,05.</p>
<p>Commentando la Riforma, il dirigente Pasini aggiunge: &#8220;Quest’anno hanno cercato di raffazzonare un po’ tutto, ma dall’anno prossimo assisteremo a una feroce razionalizzazione, soprattutto per gli istituti professionali. Forse qua a Cesena sono inutili due linguistici (al Classico e allo Scientifico, <em>ndr</em>), ma ancora non sappiamo come saranno riorganizzate le scuole a livello provinciale. Per ora hanno solo posticipato le iscrizioni a marzo. Sicuramente il disagio maggiore sarà dover fare grossi trasferimenti durante il periodo estivo. Inoltre bisognerà vedere per gli organici, le classi di concorso, la divisione delle cattedre&#8221;.</p>
<p>Il liceo Classico negli ultimi anni ha visto una costante crescita nelle adesioni, dopo l’introduzione dei percorsi sociopsico- pedagogico e linguistico: dalle 15 classi di 10 anni fa è passato alle 40 odierne, con 935 iscritti. &#8220;E questo nonostante fossimo divisi in più plessi. Venti anni fa era impensabile avere laboratori di scienze, informatica, in un Classico&#8221; conclude Pasini.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Cc</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Lanfranchi: “A tutti ho voluto bene”</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 00:04:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Zanotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa e Diocesi]]></category>

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		<description><![CDATA[L’omelia di addio di monsignor Antonio Lanfranchi, segnata da tanti ‘grazie’
Carissimi tutti! Non trovo parole più eloquenti per rivelarvi i sentimenti che porto nel cuore in questo momento di quelle del salmo 133: “Ecco, com’è bello e com’è dolce che i fratelli siano insieme… Perché là il Signore manda la benedizione, la vita per sempre”.
Se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>L’omelia di addio di monsignor Antonio Lanfranchi, segnata da tanti ‘grazie’</h4>
<p>Carissimi tutti! Non trovo parole più eloquenti per rivelarvi i sentimenti che porto nel cuore in questo momento di quelle del salmo 133: “Ecco, com’è bello e com’è dolce che i fratelli siano insieme… Perché là il Signore manda la benedizione, la vita per sempre”.</p>
<p><span id="more-4352"></span>Se volete conoscere il sogno che mi ha accompagnato nei sei anni del mio ministero episcopale, guardate l’Assemblea di questa sera. È davvero il mio sogno. Tutto il popolo di Dio, tutta Cesena raccolta insieme come un cuore solo. C’è il vescovo che mi ha preceduto monsignor Lino Garavaglia, che saluto con grato affetto, così come vorrei far giungere i sentimenti di affetto e di vicinanza a monsignor Luigi Amaducci. Ci sono le autorità, i sacerdoti, i diaconi, le persone consacrate, i laici; ci siamo tutti. Tutti insieme attorno al vescovo Antonio, non per quello che è come semplice persona, con i suoi limiti, ma per quello che rappresenta. Il desiderio della comunione mi ha accompagnato in questi sei anni; comunione con le tonalità della fraternità, della convivialità, della condivisione, della solidarietà; comunione tra preti, tra laici, tra aggregazioni, tra parrocchie, tra preti e laici, tra credenti e non credenti, tra vescovo e tutti, perché il Signore è capace di costruire una comunione al di là di quella varietà di differenze, di visioni, di interessi che inevitabilmente ci portiamo dentro. Per questo, questa Assemblea è una gioia immensa. Che il Signore custodisca e faccia crescere questo sogno nella chiesa di Cesena-Sarsina.</p>
<p>Tra le consegne che il vescovo che mi ha ordinato mi ha dato c’era questa: “Cerca di essere il vescovo di tutti, ma proprio di tutti”. Ho cercato di prendere sul serio questa consegna, di non escludere nessuno dal mio cuore, anche se sono consapevole che i miei limiti: di tempo, di carattere, di capacità, di fatto mi hanno impedito di venire incontro a tutte le aspettative. Ho cercato di essere vescovo tra gente e per la gente, favorito dalla grande cordialità con cui sono stato accolto e che mi ha permesso di pormi con grande libertà interiore in ogni ambiente. Vorrei applicare a me, alla mia venuta in mezzo a voi, le parole rivolte dal Signore a Mosè, che abbiamo ascoltato nella prima lettura: “Togliti i sandali, perché il luogo sul quale tu stai è un suolo santo”.</p>
<p>Terra santa era per Mosè quel luogo anche se era deserto, indicato a volte dalla Scrittura come luogo senza risorse, luogo abbandonato, di privazioni, di prove. Terra santa, luogo benedetto è ogni luogo dove tu incontri il Signore, dove la gloria di Dio si manifesta. Terra santa sei stata per me Cesena, perché qui il Signore mi ha chiamato e mi si è fatto incontro in tanti fratelli. Terra santa sei Cesena, terra in cui sono state scritte tante pagine dai “santi di casa nostra” che ho imparato a conoscere; terra in cui ancora oggi si scrivono pagine belle da giovani, da adulti, da famiglie, che traggono dalla loro fede un motivo in più per amare queste luoghi in una comunione di destino con tutti i suoi abitanti. Ho cercato di contribuire all’edificazione di una comunità cristiana incarnata in un territorio “chiesa nella città”.</p>
<p>Abbiamo ascoltato come Mosè sia stato inviato da Dio agli Israeliti con questo mandato: “Il Signore, Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe, mi ha mandato a voi”. Paolo aggiungerà “il Dio di nostro Signore Gesù Cristo”. È la visione di un Dio che entra nella vita dell’uomo per fare storia con lui, per camminare con lui, facendo sentire la sua presenza liberatrice e orientativa. Dio è Il Dio dei padri, ma anche il Dio del presente: “Dirai: ’Io sono’ mi manda a voi”; Dio è anche il Dio del futuro, che chiama a un esodo dalla schiavitù alla libertà, che guida verso una terra promessa. Rendere presente questo Dio è la missione perenne della Chiesa.</p>
<p>È questa visione di Chiesa, inserita nella storia dell’uomo che fin dall’inizio ho cercato di indicare: “Chiesa nella città”. Nel primo messaggio alla città sottolineavo che “della città la Chiesa custodisce la memoria, della città la Chiesa vuole abitare il presente, della città la Chiesa vuole anche sognare il futuro” ed esortavo ad abitare insieme il presente per sognare insieme il futuro. Abitiamo un presente che ha bisogno di essere aperto ad un futuro di speranza e che richiede l’apporto di tutti. La presenza delle autorità, a cui va la mia stima e la mia gratitudine, la interpreto anche nel segno di questo stretto connubio tra città e Chiesa.</p>
<p>La Chiesa e la città, pur essendo distinte, hanno bisogno l’una dell’altra. La Chiesa è chiamata ad amare la città, perché abitata da fratelli, da persone che Dio ama; è chiamata a ricordarle il primato di Dio, l’importanza di Dio per costruire un’autentica civiltà della verità e dell’amore. La città a sua volta ricorda alla Chiesa che il cammino di salvezza è comunione fra tutti e non sopravvivenza di singoli. Il tempo di crisi che stiamo vivendo richiede in termini ancora più forti questo mutuo servizio, una sorta di nuovo patto per immaginare il domani di Cesena e il suo territorio. Mentre con voi ringrazio il Signore per questa esperienza di Chiesa che mi ha dato la grazia di vivere, invoco il suo Spirito perché Chiesa e città camminino insieme verso la città ideale sognata da Dio e dall’uomo.</p>
<p>Sarebbe giusto terminare qui l’omelia, per non abusare della vostra attenzione. Ma permettetemi ancora qualche parola di saluto affettuoso e riconoscente. Dopo sei anni di servizio in questa diocesi il Papa mi chiama ora a servire nella diocesi di Modena-Nonantola. Nella chiamata del Papa debbo riconoscere la voce del Signore. Per questo, pur con la fatica del distacco, vado volentieri. Vado portando nel cuore l’amore per Cesena. I legami che il Signore ci dona di costruire sono la cosa più bella e più importante della vita; e i legami sono sacri, non si recidono mai. I legami costruiti qui saranno per me una compagnia buona. Vorrei in questo momento avere una parola di ringraziamento e di incoraggiamento per ognuno. Non potendolo fare, raggruppo i ringraziamenti.</p>
<p>Ringrazio anzitutto il presbiterio. Il vescovo, non mi sono mai stancato di dirlo, non è pensabile senza il presbiterio e la sua stessa figura è definita dai volti, dalle storie, dalle relazioni tra tutti i presbiteri. Il presbiterio non è una realtà astratta, è concreto, è l’insieme dei preti di una diocesi, pochi o molti che siano, anziani o giovani. Ho ben impresso nel cuore il primo incontro in Seminario, dall’intervento appassionato di don Rino, vicario generale, a tutti gli altri interventi. Mi preoccupava l’esiguo numero di preti giovani, la mancanza di seminaristi, ma mi incoraggiava il servizio appassionato, generoso, incurante dell’età, di molti. Ora non è che la situazione sia migliore: ci sono più problemi, più capelli grigi, più preti gravati dalla malattia, ma anche la consolazione di un bel gruppo di seminaristi teologi. Vorrei dire ad ognuno le parole rassicuranti di Paolo a Timoteo: “So in chi ho posto la mia fiducia” (2 Tim. 1,12). Il Signore si impegna in prima persona. Mi intratterrò in seguito più a lungo con loro. Ora vorrei dire solo che li porto nel cuore tutti. Che il Signore li benedica; pregherò perché siano un cuore solo e un’anima sola insieme al vescovo che il Signore, attraverso il ministero del Papa, donerà loro.</p>
<p>Accanto ai preti ricordo naturalmente i diaconi permanenti. Di loro ho letto una definizione che mi ha incuriosito: sono le cellule staminali del ministero ecclesiale, cellule che non hanno ancora assunta una fisionomia precisa, ma proprio per questo sono pronte ad assumere qualsiasi servizio venga loro richiesto. Ringrazio di cuore i diaconi per l’umiltà e l’obbedienza con cui portano avanti il loro servizio. Dico loro di non preoccuparsi troppo che venga definito meglio il loro ruolo; la loro gioia deve essere di essere sempre e solo diaconi, cioè servitori, sul modello di Gesù servo, richiamando così a tutti la missione e lo stile di essere nella Chiesa.</p>
<p>Ringrazio i religiosi, le religiose, le persone consacrate. A volte mi è venuto da sottolineare: “Che sarebbe la nostra Chiesa senza la loro presenza?”. Non solo verrebbero meno alcuni preziosissimi servizi, ma soprattutto verrebbe a mancare un segno della radicalità della sequela di cui abbiamo assoluto bisogno. Una Chiesa è davvero tale solo se al suo interno ci sono persone che, per seguire Cristo, sono disposte ad abbandonare tutto. Di questa gratuità una comunità vive. La nostra Chiesa deve molto della sua bellezza alla presenza di persone consacrate con il carisma di consacrazione di cui sono portatrici. A loro vorrei semplicemente dire: “Siate voi stessi, con fierezza, umiltà e gioia”. Basta questo perché la vostra presenza sia feconda e insostituibile.</p>
<p>Naturalmente debbo ringraziare tutti i “fedeli laici”, dai bambini , ai ragazzi, ai giovani, agli adulti, agli anziani, a quelli aggregati come ai non aggregati. Sono orgoglioso del laicato di Cesena, della loro testimonianza personale e comunitaria. A loro soprattutto si deve se la Chiesa può essere presente in tutti gli ambiti e gli ambienti di vita, se può essere significativa per tutte le età e le condizioni di vita. Grazie a loro la Chiesa può essere la “casa di Dio tra le case degli uomini”. A loro vorrei augurare di essere contenti e orgogliosi di appartenere alla Chiesa; di sentirla come la loro casa comune.</p>
<p>L’accenno ai laici mi spinge a ringraziare i cesenati tutti; a tutti nel cuore ho voluto bene. Come ho già sottolineato, ho cercato di far sì che la mia presenza fosse strumento di unità e di comunione, nel rispetto delle diversità; credo con tutto il cuore nella vocazione degli uomini all’unità e alla pace, anche se difficile da realizzare. Debbo ringraziare tutte le autorità che in questi anni ho incontrato, con cui non mi è stato difficile sintonizzarmi sulla stessa lunghezza d’onda, alla ricerca del bene comune. Ho cercato di dare e ho ricevuto, nel rispetto dei ruoli, collaborazione e stima.</p>
<p>Dopo sei anni lascio Cesena arricchito di amici, di esperienze, di volti da ricordare. Parafrasando “Il Piccolo Principe” mi verrebbe da dire: “I colori delle colline del cesenate (il Piccolo Principe dice: il colore del grano) mi parlano molto di più adesso di sei anni fa”. Chiedo perdono al Signore e a voi di quello che non ho saputo fare e benedico per tutto quello che la grazia di Dio e la vostra collaborazione ci hanno permesso di vivere. Accompagnatemi con la vostra preghiera.</p>
<p>Preghiamo per il nuovo vescovo e accoglietelo con gioia e disponibilità.<br />
Che il Signore vi benedica.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Antonio Lanfranchi</em></p>
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		<title>Paolo Brosio: &#8220;Dedicherò ampio spazio alla vicenda Conad&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 00:04:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Zanotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Tornerò a Cesena apposta per fotografare il cantiere del supermercato tra il cimitero ed il convento di clausura e raccogliere qualche intervista. Voglio dedicare a questa vicenda un capitolo del mio prossimo libro. Di questo fatto riderà tutta l’Europa&#8221;.
La vicenda del nuovo Conad di Ponte Abbadesse ha colpito anche Paolo Brosio. Il giornalista e scrittore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Tornerò a Cesena apposta per fotografare il cantiere del supermercato tra il cimitero ed il convento di clausura e raccogliere qualche intervista. Voglio dedicare a questa vicenda un capitolo del mio prossimo libro. Di questo fatto riderà tutta l’Europa&#8221;.</p>
<p><span id="more-4337"></span>La vicenda del nuovo Conad di Ponte Abbadesse ha colpito anche Paolo Brosio. Il giornalista e scrittore ne ha parlato lunedì scorso a Cesena, nell’Aula magna di Psicologia, in occasione dei &#8220;Dialoghi per la città&#8221; promossi dalla diocesi: &#8220;Sono arrivato a Cesena prima dell’alba e sono andato a letto senza riuscire a pregare. Così quando nel pomeriggio mi hanno proposto di scegliere tra la visita alla biblioteca Malatestiana, all’abbazia del Monte o a un monastero di clausura ho optato per l’ultima ipotesi. Volevo recuperare un po’ di preghiera raccogliendomi con le claustrali. Al mio arrivo ho notato subito un cantiere e grandi scavi tra il cimitero e il convento. Quando mi hanno spiegato di cosa si trattava non ci potevo credere&#8221;.</p>
<p>Il commento di Brosio sulla vicenda è caustico: &#8220;Persino gli antichi romani, pur idolatri, avevano <em>pietas </em>per i defunti. Mi chiedo proprio come si possa andare a far spesa davanti alle bare&#8221;.</p>
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