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	<title>Corriere Cesenate &#187; primo piano</title>
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	<description>Settimanale d&#039;informazione della Diocesi di Cesena-Sarsina</description>
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		<title>Carupano, una diocesi giovane</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 23:02:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In diocesi di Carupano sono presenti 27 sacerdoti, un diacono e dieci seminaristi. I sacerdoti, diversi dei quali hanno terminato gli studi in Italia, hanno un’età media di 37 anni In occasione del viaggio in Venezuela abbiamo avuto occasione di dialogare con don Wuiliam Josè Moreno Marcano. Questo sacerdote è il parroco di San Rafael, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>In diocesi di Carupano sono presenti 27 sacerdoti, un diacono e dieci seminaristi. I sacerdoti, diversi dei quali hanno terminato gli studi in Italia, hanno un’età media di 37 anni</h4>
<p>In occasione del viaggio in Venezuela abbiamo avuto occasione di dialogare con don <strong>Wuiliam Josè Moreno Marcano</strong>. Questo sacerdote è il parroco di San Rafael, la comunità alla periferia di Carupano, in località Playa Grande, presso la quale era ospitata la delegazione cesenate guidata dal vescovo Douglas.</p>
<p>Don Wuilliam è conosciuto nella nostra diocesi perché dal 2004 al 2007, in occasione dei suoi studi presso la Pontificia Università Gregoriana dove ha conseguito la Licenza in Teologia Biblica, ha svolto il servizio pastorale nel periodo estivo e durante le vacanze di Natale e di Pasqua presso la parrocchia di San Paolo, a Cesena.</p>
<p><span id="more-14681"></span>Dai nostri colloqui è stato possibile ricostruire la fotografia della diocesi di Carupano, creata nel 2000 da Giovannni Paolo II con la Costituzione Apostolica <em>Plerique sacrorum</em> separandola dalla Arcidiocesi di Cumanà, della realtà locale e di quella della comunità parrocchiale. La diocesi si estende per oltre cinquemila chilometri quadrati nel territorio dello stato del Sucre, uno dei più poveri di tutto il paese, che si trova nel nord-est del Venezuela.</p>
<p>La popolazione complessiva della diocesi è di circa 500.000 abitanti distribuiti principalmente nelle zone costiere. Carupano è la città più popolosa con circa 170mila abitanti ed è la seconda per grandezza nello stato del Sucre, dopo la capitale Cumanà. La religione più diffusa è quella cattolica (circa 70 per cento della popolazione) anche se stanno aumentando le adesioni alle sette e quelli che si dichiarano atei.</p>
<p>E’ una popolazione, però, molto legata a superstizioni, sincretismo religioso e a tante concezioni &#8220;poco ortodosse&#8221;. La pratica religiosa è in calo e non supera il 5 per cento dei battezzati. La partecipazione alla liturgia domenicale è bassa, soprattutto fra i giovani e gli adulti maschi, e poco costante, ma la partecipazione ai riti religiosi aumenta notevolmente in occasione di particolari ricorrenze, processioni o Messe di suffragio. Sono in aumento le separazioni (il 75 per cento delle famiglie manca della figura paterna) e il numero di ragazze madri.</p>
<p>Il vescovo, il secondo nella cronotassi, si chiama <strong>Jaime Villarroel Rodriguez</strong> ed è stato nominato nel 2010. In diocesi sono presenti 27 sacerdoti, un diacono e dieci seminaristi. I sacerdoti, diversi dei quali hanno terminato gli studi in Italia, hanno un’età media di 37 anni. Le parrocchie sono 27 alcune delle quali formate da diversi villaggi, ognuno con la propria chiesetta per cui complessivamente i centri di culto sono 97.</p>
<p>La parrocchia di San Rafael, in cui si trovano don Wuiliam e don Giorgio Bissoni, è una delle più grandi della diocesi e conta circa 30.000 abitanti. Vivono in diversi villaggi che si estendono dalla zona costiera verso le zone collinari interne. E’ un’area di recente urbanizzazione e in costante sviluppo in cui si trovano casette a un piano in muratura, ma numerose sono le baracche di lamiera.</p>
<p>La popolazione è costituita da pescatori, piccoli commercianti e artigiani che svolgono attività anche improvvisate. La disoccupazione è alta: il 38 per cento delle persone attive è disoccupata. La situazione dell’istruzione è migliorata molto negli ultimi anni: a Carupano sono presenti tutti gli ordini di scuola dagli asili nido fino all’Università e il livello di scolarizzazione è alto fra i giovani. Il problema è la disoccupazione. La povertà non provoca, fortunatamente, problemi di denutrizione per la facilità di procurarsi pesce e frutta, ma i salari sono insufficienti per affrontare il costo della vita. La maggior parte dei nuclei familiari sono convivenze (nel 2011 sono stati celebrati in Chiesa 3 matrimoni) di 5-6 persone (figli compresi).</p>
<p>Quasi tutti richiedono il Battesimo per i propri figli, ma non tutti sono interessati a ricevere la Prima Comunione. Attualmente in età da catechismo (dai 10 anni in su) ci sono circa 200 ragazzi, ma dopo la Comunione ne rimarranno circa il 10 per cento.</p>
<p>Presso il salone parrocchiale &#8220;don Dante Moretti&#8221; si ritrova un gruppo numeroso di ragazzi con handicap fisico e mentale per svolgere attività ricreative. Alla domenica presso la Chiesa parrocchiale partecipano alla liturgia circa 40 adulti, in prevalenza donne e ragazzini mentre è quasi assente la componente maschile.</p>
<p>Don Wuiliam avverte come priorità quella di lavorare molto sui giovani, ma anche sulla famiglia e la formazione umana. Quest’anno durante la Settimana Santa ci sarà una missione parrocchiale rivolta soprattutto ai giovani e guidata dai Padri Redentoristi. L’estate prossima gli stessi Padri guideranno una grande missione diocesana.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Marco Castagnoli</em></p>
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		<title>L&#8217;omelia del vescovo Douglas in Colombia</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 23:01:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo l’omelia integrale del vescovo Douglas, pronunciata durante la messa della Cresima nella diocesi di Carupano. Vorrei dire tre cose. La prima la rivolgo ai genitori di questi ragazzi; la seconda ai padrini e la terza ai ragazzi stessi. 1. Eli era il sacerdote che stava nel santuario di Dio e a cui Anna aveva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Pubblichiamo l’omelia integrale del vescovo Douglas, pronunciata durante la messa della Cresima nella diocesi di Carupano</em>.</p>
<p><span id="more-14679"></span></p>
<p>Vorrei dire tre cose. La prima la rivolgo ai genitori di questi ragazzi; la seconda ai padrini e la terza ai ragazzi stessi.</p>
<p>1. Eli era il sacerdote che stava nel santuario di Dio e a cui Anna aveva consegnato il proprio figlio, Samuele (Cfr 1Sm 3, 3b-10.19). Eli è lo strumento nelle mani di Dio per aiutare Samuele a capire la volontà del Signore. Anche Eli fa fatica a distinguere la voce di Dio: ma alla fine comprende e indirizza Samuele al Signore: Vattene a dormire e se ti chiamera’, dirai: ’Parla, Signore, perchè il tuo servo di ascolta’. Voi genitori siete stati chiamati da Dio &#8211; avete questa vocazione &#8211; ad essere strumenti di aiuto perche’ i vostri figli comprendano la voce di Dio e la ascoltino. Chiedete oggi allo Spirito Santo che scende su di loro di portare a termine fino in fondo questa vocazione.</p>
<p>2. ’Siete stati comprati a caro prezzo’: così ci ha detto san Paolo scrivendo ai Corinti (1Cor 6,20). Ogni uomo è stato comprato come uno schiavo, e fatto servo di Dio, tolto dal servizio di un padrone terreno qualsiasi, e non a prezzo di qualche soldo, ma col sangue di Cristo. E quel sangue lo ha reso libero, figlio di Dio. Tutti noi eravamo schiavi di qualcuno, il sangue di Cristo, la sua morte in croce, la sua risurrezione ci ha liberato e reso servi di Dio. Ora siamo al servizio del Signore: con tutta la nostra vita, anche con il nostro corpo. Il nostro corpo così è santo: dice san Paolo, è tempio dello Spirito Santo. Voi, padrini e madrine, oggi accanto ai questi ragazzi, farete loro un servizio autentico, darete loro un aiuto valido se vivrete così da figli di Dio, non più schiavi del peccato, ma a servizio del Signore, con la purezza del vostro corpo, con la trasparenza e l’autenticità dela vostra vita cristiana.</p>
<p>3. E voi ragazzi, ascoltate e tenete a memoria il brano del vangelo (Cfr Gv 1, 35-42). Tutto nel vangelo di oggi importante. Ma c’è una frase, una parola che vorrei si stampasse nel vostri cuori. Dice san Giovanni che Gesù, avvicinandosi Pietro a lui, condotto dal fratello Andrea, fisso’ lo sguardo su di lui. Ecco: questa e’ la parola che vi riguarda: Gesù oggi fissa su ciascuno di voi il suo sguardo. Il suo è uno sguardo non di curiosità, non di rimprovero, non di giudizio, ma di amore. Gesù vi ama, oggi vi dona il suo Spirito, oggi vi mette al centro del suo cuore; oggi voi siete per Lui i prediletti. Sentitevi amati dal Signore e crescendo, diveneterete adulti e questo amore di Dio per voi vi aiuterà a superare le difficoltà della vita e ad affrontare i difficili problemi dell’esistenza.</p>
<p>Noi tutti preghiamo lo Spirito Santo perchè scenda abbondante su di voi e vi accompagni sempre.</p>
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		<title>Parla don Piero Teodorani responsabile dell’Ufficio missionario</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 23:01:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Fra la Diocesi di Cesena- Sarsina e quella di Carupano vi è un grande rapporto di comunione&#8221;. Così don Piero Teodorani, direttore dell’Ufficio missionario, commenta il legame esistente fra due realtà così distanti geograficamente ma vicine nella fede. &#8220;Non vuole esserci solo un rapporto di aiuto materiale &#8211; aggiunge don Teodorani &#8211; ma soprattutto una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Fra la Diocesi di Cesena- Sarsina e quella di Carupano vi è un grande rapporto di comunione&#8221;. Così don Piero Teodorani, direttore dell’Ufficio missionario, commenta il legame esistente fra due realtà così distanti geograficamente ma vicine nella fede.</p>
<p><span id="more-14671"></span>&#8220;Non vuole esserci solo un rapporto di aiuto materiale &#8211; aggiunge don Teodorani &#8211; ma soprattutto una condivisione spirituale e uno scambio di visite. I nostri missionari hanno dato vita ed energia alle comunità. Qualche anno fa don Wuiliam ha studiato in Italia e ha fatto esperienza nella nostra comunità di San Paolo, e don Juan a San Giacomo. Nel mese di luglio altri due sacerdoti venezuelani verranno nella nostra diocesi e saranno affidati a due parrocchie. Allo stesso modo sarebbe utile che qualche cesenate potesse portare la propria esperienza umana e pastorale a Carupano&#8221;.</p>
<p>La delegazione ha toccato con mano quanto è stato costruito in questi anni anche grazie alla generosità dei cesenati.</p>
<p>&#8220;Il vescovo Douglas Regattieri &#8211; aggiunge il direttore &#8211; ha visitato il salone polivalente che serve non solo alla parrocchia, ma all’intera Diocesi di Carupano. Una struttura che era stata inaugurata ufficialmente dal vescovo Antonio Lanfranchi durante la visita del 2007. Poi abbiamo visitato la casa per le suore a Hato Romar, così come la Casa della carità che ha un grande futuro in chiave di educazione della gioventù e animazione per tutta la Diocesi&#8221;.</p>
<p>Carupano è una zona dove la gente ha una povertà dignotosa. La pesca è una delle risorse principali, così come la raccolta dei frutti spontanei.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Cristiano Riciputi</em></p>
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		<title>In Venezuela per una Chiesa diocesana più missionaria</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 23:00:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Da Cesena in visita alla missione di Carupano. La parrocchia di San Rafael oggi è guidata da don Wuiliam, a Cesena dal 2004 al 2007 Dal 9 al 17 gennaio, una delegazione cesenate guidata dal vescovo Douglas ha fatto visita alla missione diocesana in Venezuela. Con monsignor Regattieri sono partiti per il Paese sudamericano il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Da Cesena in visita alla missione di Carupano. La parrocchia di San Rafael oggi è guidata da don Wuiliam, a Cesena dal 2004 al 2007</h4>
<p><em>Dal 9 al 17 gennaio, una delegazione cesenate guidata dal vescovo Douglas ha fatto visita alla missione diocesana in Venezuela. Con monsignor Regattieri sono partiti per il Paese sudamericano il direttore dell’ufficio missionario diocesano, don Piero Teodorani, don Crescenzio Moretti, per lunghi anni, e ancora oggi, impegnato nell’opera portata avanti dai sacerdoti cesenati e Marco Castagnoli che da un po’ di tempo sta affiancando l’ufficio diocesano nella sua opera quotidiana. Di seguito pubblichiamo la testimonianza di Castagnoli che racconta la settimana trascorsa oltre Atlantico. Giorni intensi e ricchi di rapporti personali che dicono della grande stima e dell’immenso affetto che i preti della diocesi di Cesena- Sarsina hanno raccolto e creato col tempo grazie alla loro totale dedizione verso quelle popolazioni</em>.</p>
<p><span id="more-14674"></span>Abbiamo visitato i luoghi in cui sta svolgendo il suo ministero sacerdotale, come missionario <em>fidei donum</em>, il cesenate don <strong>Giorgio Bissoni</strong> che assieme a don <strong>Crescenzio Moretti</strong>, don <strong>Derno Giorgetti</strong> e a don <strong>Dante Moretti</strong> iniziarono il loro operato nel 1988, dopo anni di missione in altre nazioni dell’America latina.</p>
<p>Inizialmente, si stabilirono a Guiria. Poi furono spostati a Playa Grande nella periferia di Carupano. Proprio a Playa Grande presso la parrocchia San Rafael, siamo stati ospiti durante il nostro soggiorno in Venezuela.</p>
<p>E’ una parrocchia che i nostri sacerdoti hanno contribuito a sviluppare e in cui oggi è parroco don <strong>Wuiliam Moreno</strong> che molti ricorderanno per il servizio svolto dal 2004 al 2007 presso la parrocchia di San Paolo, a Cesena. Le giornate, vissute in un clima di fraternità, sono state trascorse con l’obiettivo di vedere e capire come rinvigorire e rinnovare la comunione fra la nostra diocesi e quella di Carupano.</p>
<p>Nell’introduzione della Nota Pastorale &#8220;Per una chiesa diocesana più missionaria&#8221;, diffusa nell’ottobre scorso, il vescovo Douglas avvertiva l’importanza di raccogliere il bene che la nostra Chiesa diocesana ha seminato nelle diverse esperienze missionarie e dare un colpo d’ala alla vocazione missionaria. Questa è stata la prima intenzione del viaggio.</p>
<p>Abbiamo visitato una diocesi e una parrocchia con oggettivi problemi pastorali, sociali, politici, ma ovunque ci spostavamo sono rimasto colpito dal clima di festa e di accoglienza che ci veniva riservata. Si avvertiva una gratitudine, comunicata al vescovo, per quanto i nostri sacerdoti diocesani <em>fidei donum</em> hanno fatto e stanno facendo per questi fratelli di Carupano. E la gratitudine non era dovuta alle opere realizzate, comunque importanti, ma alla testimonianza di fede, semplice e vissuta, dei nostri missionari e di questa testimonianza ne abbiamo tratto giovamento anche noi. Ora dovremo fare in modo che ne tragga giovamento tutta la diocesi.</p>
<p><strong>Benedetto XVI</strong> nel Messaggio per la Giornata Mondiale Missionaria del 2011 aveva sottolineato che: &#8220;la missione rinnova la Chiesa, rinvigorisce la fede e l’identità cristiana, dà nuovo entusiasmo e nuove motivazioni. La fede si rafforza donandola!&#8221;. All’incirca le stesse parole ci sono state riportate dal vescovo di Carupano, <strong>monsignor Jaime</strong>, quando ci ha detto che la fede cresce nella misura che si dona agli altri.</p>
<p>Fra le opere realizzate che abbiamo visitato va ricordata la <em>Casa de la Caridad</em> &#8220;Santa Ana&#8221; non ancora terminata, ma già utilizzata dalla diocesi di Carupano per attività rivolte ai giovani, alle famiglie e con un certo numero di posti letto disponibili. In occasione dell’incontro con gli operatori pastorali della casa, in un clima molto festoso, ci è stato comunicato come sia motivo di gratitudine e di vanto l’avere realizzato un centro di riferimento della pastorale sociale e caritativa della diocesi a favore di anziani, giovani e persone in difficoltà.</p>
<p>Interessante è stata la visita al villaggio di Guaca, nel territorio della parrocchia e distante pochi chilometri, dove abbiamo potuto vedere &#8220;in diretta&#8221; il lavoro svolto da questa comunità di pescatori, la fatica nel portare, camminando nell’acqua, le cassette piene di pesce e le successive operazioni di preparazione e pulitura del pesce stesso prima della commercializzazione.</p>
<p>Ancora vivo è il ricordo di quanto i nostri sacerdoti hanno fatto presso la parrocchia di Guiria (circa 150 km da Playa Grande) dove ora è parroco <strong>don Juan</strong> (anche lui conosciuto nella nostra diocesi per il servizio pastorale svolto a Cesenatico, nella parrocchia di San Giacomo). Qui si trova Cefisa, il centro di orientamento al lavoro fondato da don Giorgio che ora è una grande istituzione con oltre 600 alunni che si preparano a diverse professioni legate all’agricoltura, alle attività marittime e ai servizi alla persona. Questo centro è gestito con grande professionalità dalle suore salesiane.</p>
<p>Momento centrale del viaggio è stata la Santa Messa celebrata nella Cattedrale di Carupano, presenti entrambi i vescovi. Nell’omelia monsignor Jaime ha ricordato la collaborazione fra le due diocesi paragonandola alla comunione fra le Chiese delle origini in cui la Chiesa &#8220;ricca&#8221; aiutava quella &#8220;povera&#8221;: comunione di fede e carità. La liturgia si è conclusa con uno scambio di icone fra i due vescovi.</p>
<p>La settimana vissuta nella casa parrocchiale ci ha consentito di vedere e ascoltare la quotidiana preparazione al Sacramento della Confermazione di un gruppo di quaranta giovani dai dodici anni in avanti a cui il vescovo Douglas ha conferito la Cresima nella Messa della domenica. E’ stata una liturgia animata da canti molto ritmati e coinvolgenti.</p>
<p>Il lunedì siamo ripartiti ringraziando per l’accogliente ospitalità che ci è stata riservata. Credo che la nostra maggior gratitudine vada a chi quotidianamente testimonia il proprio incontro con Gesù Cristo e si prende cura della dimensione umana e sociale dell’uomo, come missionario diocesano. E con la propria vita ci ricorda come la missione sia la vocazione della Chiesa.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Marco Castagnoli</em></p>
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		<title>Portaccia da tutelare</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 23:01:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Partiti i lavori più urgenti: per un recupero totale servirà un milione CESENA &#8211; Una nuova vita per la Portaccia? Dopo anni di abbandono, indifferenza da parte di chi è stato chiamato a tutelare la ’cosa’ pubblica, progetti finiti in fumo, appelli caduti nel vuoto, qualcosa si sta muovendo. Lo squarcio della passata primavera che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Partiti i lavori più urgenti: per un recupero totale servirà un milione</h4>
<p><strong>CESENA</strong> &#8211; Una nuova vita per la Portaccia? Dopo anni di abbandono, indifferenza da parte di chi è stato chiamato a tutelare la ’cosa’ pubblica, progetti finiti in fumo, appelli caduti nel vuoto, qualcosa si sta muovendo.</p>
<p>Lo squarcio della passata primavera che ha devastato il tetto dello storico edificio del Trecento, situato tra via Cavallotti e il complesso di Sant’Agostino, ha fatto finalmente aprire gli occhi e sono stati avviati i primi passi per salvare questo fragile gioiello che va sgretolandosi.</p>
<p><span id="more-14543"></span>Il sindaco <strong>Paolo Lucchi</strong> lo scorso novembre ha infatti deciso di dirottare 150mila euro (parte dell’importo destinato in origine al recupero del villaggio minerario di Formignano) alla Portaccia per finanziarne le opere più urgenti e il progetto di restauro è stato inserito tra quelli utili per ottenere i finanziamenti dall’8 per mille dello Stato.</p>
<p>&#8220;Il Comune si è impegnato a iniziare a breve i lavori più urgenti: quelli di ripristino della copertura. Il costo del progetto preliminare del recupero complessivo dovrebbe essere inferiore al milione di euro&#8221;, spiega l’architetto <strong>Pino Montalti</strong>, incaricato del progetto dalla sezione locale di Italia Nostra, che aveva più volte richiamato l’attenzione sul suo degrado e adesso si attiverà nel reperimento dei fondi.</p>
<p>&#8220;Si rilevano tracce di lesioni verticali &#8211; analizza Montalti, che dagli anni ’80 si occupa del recupero delle mura malatestiane di Cesena-, sia nella volta a botte d’unione dei due corpi principali, sia nei prospetti sud-est e nord-ovest. Le murature si presentano in uno stato fatiscente, con segni evidenti dell’erosione dovuta agli agenti atmosferici. Inoltre si evidenzia il pessimo stato di conservazione della copertura dei solai e delle volte in muratura, dei piani inferiori, pregiudicati dall’umidità trasmessa dal torrente Cesuola, che ancora lambisce con le sue acque questi vani&#8221;.</p>
<p>La Portaccia è una delle due storiche ’portazze’ sul Cesuola che nel 1371 difendevano la cinta muraria di Cesena nei punti di entrata a sud e di uscita a ovest, affiancando le cinque porte principali di accesso dentro le mura cittadine.</p>
<p>&#8220;Si tratta &#8211; sottolinea l’architetto &#8211; di uno tra i più rilevanti manufatti dell’intero circuito, concepito come complesso meccanismo di difesa, sia del torrente che vi scorreva sotto entrando in città, sia per la protezione radente dei profili delle mura contigue e dell’area antistante&#8221;.</p>
<p>Di proprietà comunale (fa parte del demanio pubblico), è disabitata da vent’anni: alla morte, a metà degli anni ’90, dell’ultima inquilina, il Comune non l’ha più riaffittata. Una volta restaurata, diventerà la ’Casa degli artisti’: uno spazio destinato alle esposizioni di pittori e scultori locali a due passi dal cuore della città.</p>
<p>Una destinazione ben diversa da quella prevista, all’inizio del 2000, dalla prima giunta Conti: il consiglio comunale approvò una delibera di concessione ai privati per trasformarla, tra le varie ipotesi, in un ristorante o farmacia (progetto che trovò la dura opposizione dell’allora consigliere dei Verdi Davide Fabbri).</p>
<p>Ma il vincolo posto dalla Sovrintendenza e il disinteresse dei privati dissiparono ogni intenzione. In seguito, il piano di recupero dell’edificio fu collegato a quello del complesso di Sant’Agostino, destinato a diventare il Museo della Città: progetto da tempo accantonato per mancanza di fondi.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Francesca Siroli</em></p>
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		<title>Gente che ama l’archeologia della città e del territorio</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 23:00:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’attività del Gruppo cesenate, sodalizio che opera in modo volontario ormai da trent’anni per la tutela del patrimonio Gruppo archeologico cesenate: da trent’anni compie un servizio poco conosciuto, ma di utilità inestimabile. L’associazione si occupa del controllo, della ricerca, della tutela e della manutenzione di tutto il patrimonio archeologico locale. &#8220;Naturalmente sotto la supervisione e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>L’attività del Gruppo cesenate, sodalizio che opera in modo volontario ormai da trent’anni per la tutela del patrimonio</h4>
<p>Gruppo archeologico cesenate: da trent’anni compie un servizio poco conosciuto, ma di utilità inestimabile. L’associazione si occupa del controllo, della ricerca, della tutela e della manutenzione di tutto il patrimonio archeologico locale.</p>
<p><span id="more-14545"></span>&#8220;Naturalmente sotto la supervisione e in continuo contatto con la Soprintendenza ai beni archeologici dell’Emilia Romagna&#8221;, spiega il presidente <strong>Dimitri Degli Angeli</strong>, 40enne di Borello di Cesena.</p>
<p>&#8220;La nostra attività rientra in quella cosiddetta di volontariato archeologico. Prima di tutto siamo degli appassionati, esperti o per gli studi compiuti, o per ricerche ed esperienze personali. Non possiamo, e non ne avremmo neppure le competenze, cimentarci in scavi impegnativi. Però la Soprintendenza, in momenti di estrema necessità e per sopralluoghi relativamente semplici, può affidarci degli incarichi di indagine e anche di scavo&#8221;.</p>
<p>Il Gruppo ha in custodia i reperti archeologici scavati negli ultimi decenni e depositati nei sotterranei di San Domenico, a Cesena. Se qualcuno ricorda i film di Indiana Jones, il professore archeologoavventuriero, avrà presente l’enorme deposito di materiale antico: migliaia di casse stipate in scaffalature alte decine di metri. Ecco, a San Domenico la realtà è simile, solo in scala ridotta. Non vi sono custoditi grandi reperti, nel senso pezzi unici o di valore, ma oggetti di vita quotidiana, quasi sempre frammenti di vasellame restaurato, che aiutano a ricostruire la vita medioevale e del Rinascimento oppure quella dell’epoca romana.</p>
<p>A differenza di ciò che si può immaginare, a Cesena città i ritrovamenti di epoca romana sono scarsissimi. Come spiega <strong>Giorgio Magnani</strong>, storico socio, uno dei fondatori del sodalizio insieme a <strong>Denis Capellini</strong>, durante il Medioevo e il Rinascimento a Cesena furono costruiti nuovi palazzi che andarono ad intaccare lo strato romano.</p>
<p>&#8220;Ma ciò non toglie &#8211; continua l’esperto &#8211; che oggi possiamo vantare tantissimo materiale dell’epoca rinascimentale. E questo ci permette anche di potere ’leggere’, attraverso le testimonianze artistiche, uno spaccato della vita sociale ed economica quotidiana&#8221;.</p>
<p>Materiale di epoca romana è stato trovato, e ancora talvolta riaffiora, nelle campagne della Centuriazione. &#8220;Il fatto è che anni e anni di lavorazioni profonde &#8211; precisa Degli Angeli &#8211; hanno arato anche lo strato romano distruggendo, a volte, le fondamenta di ville rustiche. Capitava, soprattutto negli anni passati, che ai bordi dei campi gli agricoltori accumulassero i ’cocci’ che affioravano dopo ogni lavorazione&#8221;.</p>
<h3>LE “FOSSE DA BUTTO”</h3>
<p>I membri del gruppo sono una trentina e almeno una sera la settimana si trovano per portare avanti il lavoro. Nel momento in cui li abbiamo incontrati, la scorsa settimana, stavano eseguendo diverse mansioni. C’è chi è addetto al lavaggio dei reperti, chi sistema le vetrine, chi fa ricerca storica e cura la biblioteca, chi si occupa dei restauri più semplici. Nel tavolo &#8220;degli assemblaggi&#8221; vi erano pezzi di vasellame rinvenuti in uno scavo in centro a Cesena nel 1996.</p>
<p>&#8220;Tutto deve essere catalogato &#8211; aggiunge il presidente &#8211; e archiviato secondo un ordine ben preciso stabilito dalla Soprintendenza in modo che sia semplice ritrovarlo nel momento in cui servirà per una mostra o per le ricerche di qualche storico&#8221;.</p>
<p>Le bacheche e le vetrine sono tutte recuperate da negozi che le dismettevano, restaurate e adibite a conservare pezzi di storia cesenate. I veri scrigni degli archeologi sono rappresentati dalle &#8220;fosse da butto&#8221;, vale a dire da quei buchi fra le case e i palazzi, a volte nelle cantine stesse, nei quali durante il Medioevo e il Rinascimento finivano non solo gli scarichi di cucine e latrine, ma anche i rifiuti della casa come le stoviglie rotte.</p>
<p>&#8220;E’ capitato di trovare &#8211; specifica Magnani &#8211; delle fosse da butto tombate, vale a dire rimaste sepolte e intatte da quell’epoca. E ciò rappresenta un vero tesoro. Indimenticabile la buca scavata alcuni anni fa in pieno centro, nell’ex palazzo della Banca d’Italia. Calcoliamo che in questa buca, fra materiale già restaurato e potenzialmente recuperabile, vi siano almeno un centinaio di pezzi di vasellame in ceramica&#8221;.</p>
<p>I gruppi archeologici, in Romagna, non sono molti: oltre a Cesena si trovano a Ravenna, a Bagnara, a Borghi. Il sodalizio cesenate negli ultimi anni si sta facendo conoscere attraverso l’attività didattica rivolta agli studenti e con visite guidate al deposito che si svolgono durante la Settimana della cultura.</p>
<p>&#8220;Vorremmo trasmettere a tutti i cesenati &#8211; conclude il presidente &#8211; la passione per il passato e il rispetto per i beni archeologici. E quando gli archeologi intervengono durante lavori edili, non è per ’bloccare tutto’, ma per salvare alla collettività testimonianze del passato&#8221;.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Cristiano Riciputi</em></p>
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		<title>Aumentano i disoccupati, migliora il turismo</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 23:01:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In provincia di Forlì-Cesena le persone in cerca di lavoro sono aumentate dell’8 per cento. In crisi i settori dell’edilizia e la frutticoltura Altri nuvoloni neri sull’economia locale, con disoccupazione in crescita, ma dalle parti di turismo, agroindustria e calzaturiero filtrano i primi raggi di sole. Buio fitto invece su edilizia e trasporti. La Camera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>In provincia di Forlì-Cesena le persone in cerca di lavoro sono aumentate dell’8 per cento. In crisi i settori dell’edilizia e la frutticoltura</h4>
<p>Altri nuvoloni neri sull’economia locale, con disoccupazione in crescita, ma dalle parti di turismo, agroindustria e calzaturiero filtrano i primi raggi di sole. Buio fitto invece su edilizia e trasporti.</p>
<p><span id="more-14370"></span>La Camera di Commercio ha presentato gli ultimi dati sull’economia provinciale appena prima di Natale. Dal rapporto, con dati aggiornati al 30 settembre scorso, si nota un aumento dei disoccupati nel circondario cesenate dell’8 per cento rispetto a 12 mesi prima e del 4 per cento rispetto al trimestre precedente.</p>
<p>Dei 12460 disoccupati del cesenate, 1467 sono iscritti alle liste di mobilità (più 16 per cento dall’anno precedente). Preoccupante anche il numero degli inoccupati, coloro che non hanno mai lavorato pur cercando un’occupazione: 3200 persone in tutta la provincia.</p>
<p>Tra gli iscritti al collocamento aumentano le persone con più di 50 anni e gli stranieri (più 12 per cento in un anno). Le ore di cassa integrazione a fine settembre erano diminuite del 18,8 per cento sull’anno precedente, ma giova ricordare che nel 2008-2009 erano cresciute del 700 per cento.</p>
<p>Le 22471 imprese attive nel circondario cesenate (dati aggiornati a fine ottobre 2011) sono diminuite dello 0,4 per cento in un anno, contro una media provinciale in calo dello 0,14 per cento e una crescita in Emilia-Romagna dello 0,1 per cento: &#8220;Questo territorio ha retto più a lungo di altri prima di entrare in crisi &#8211; ha commentato il presidente della Camera <strong>Alberto Zambianchi</strong> -. Le difficolta si sono manifestate con qualche mese di ritardo. La mia personale opinione è che il peggio sia passato, ora abbiamo toccato il fondo&#8221;.</p>
<p>Impressioni, quelle del presidente, confortate da un aumento, da gennaio a settembre, delle esportazioni (più 9,5 per cento) e da una sostanziale tenuta della produzione. Le imprese agricole e agroindustriali nel cesenate sono diminuite del 3,2 per cento, ma ci sono dati positivi grazie all’aumento della produzione lorda vendibile e ai buoni risultati di vitivinicolo e cerealicolo. Resta in sofferenza la frutticoltura.</p>
<p>Buoni segnali anche dal turismo, con un aumento del 5,1 per cento di arrivi e dello 0,4 in presenze, specie nelle città di Forlì e Cesena (più 12,7 per cento gli arrivi, più 13,7 le presenze nei primi dieci mesi del 2010). Il volume d’affari legato al turismo, però, è calato del 3 per cento in un anno. Ancora in crisi nera il settore trasporti, dove le imprese attive calano di un ulteriore 2,5 per cento (ad ottobre 2011) con affari in diminuzione dell’1,3 per cento.</p>
<p>Cali marcati anche nell’edilizia: gli affari al terzo trimestre 2011 segnavano un calo del 2,1 per cento e le ore di cassa integrazione erano in aumento del 18,1 per cento.</p>
<p>In questo scenario le banche tengono chiusi i rubinetti del credito, qui più che altrove, con un aumento preoccupante delle sofferenze. In provincia di Forlì- Cesena i prestiti non ripagati dalle imprese sono cresciuti del 96 per cento a fine agosto rispetto a 12 mesi prima, contro un dato del 38 per cento su base regionale.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Michelangelo Bucci</em></p>
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		<title>Ghigi: torna la pasta romagnola</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 23:00:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Consorzio Agrario di Forlì-Cesena-Rimini a capo di una cordata che ha rilevato, e fatto ripartire, lo storico pastificio di Morciano di Romagna (Rimini). Un investimento da 29 milioni di euro che ha messo nelle mani degli agricoltori l&#8217;intera filiera Tutto il processo produttivo della pasta, dal grano alla commercializzazione, sotto un unico marchio di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Il Consorzio Agrario di Forlì-Cesena-Rimini a capo di una cordata che ha rilevato, e fatto ripartire, lo storico pastificio di Morciano di Romagna (Rimini). Un investimento da 29 milioni di euro che ha messo nelle mani degli agricoltori l&#8217;intera filiera</h4>
<p>Tutto il processo produttivo della pasta, dal grano alla commercializzazione, sotto un unico marchio di proprietà degli agricoltori. E’ questa la realtà del nuovo pastificio Ghigi, rilevato da una cordata di cui è capofila il Consorzio Agrario di Forlì- Cesena e Rimini.</p>
<p><span id="more-14372"></span>Nel mese di dicembre, nel nuovo e tecnologicamente avanzato stabilimento di Morciano di Romagna (Rimini), è stato presentato il nuovo complesso del Consorzio, per un investimento di circa 29 milioni.</p>
<p>Ecco altri numeri dell’intervento: 65mila metri quadrati di superficie (14mila per il pastificio); centro stoccaggio con una capacità di 150mila quintali di grano; produzione di pasta prevista 500mila quintali l’anno; reintegro, entro cinque anni, di 60 ex dipendenti.</p>
<p>&#8220;Si tratta di un grande investimento &#8211; ha spiegato <strong>Filippo Tramonti</strong>, presidente del Consorzio &#8211; che ha come scopo principale quello di valorizzare il grano degli agricoltori, senza intermediari che creano inutili passaggi a danno della redditività di chi lavora la terra. Il pastificio sfrutterà il grano dei nostri soci con feritori, i quali, grazie agli accordi degli ultimi anni, vanno dalla Romagna fino alle Marche, cioè le province di PesaroUrbino, Macerata, Ascoli e Fermo&#8221;.</p>
<p>Come dice Tramonti, la peculiarità del progetto Pasta Ghigi sta nell’aver creato la prima filiera completa, cioè con gli agricoltori che sono protagonisti dalla semina del grano fino alla commercializzazione della pasta. Si tratta del primo esempio dove il mondo produttivo è responsabile di se stesso, dove conta la capacità imprenditoriale in modo che la base abbia la giusta remunerazione per la materia prima, senza intermediari nel mezzo. E questo è appunto il motivo per cui è stato fatto l’investimento: se i grandi pastifici pagassero il grano a un prezzo ragionevole, nessuno si sarebbe sognato di avventurarsi in questa scommessa.</p>
<p>Il grano sarà solo italiano, per lo più romagnolo e marchigiano, con l’apporto dei Consorzi di BolognaModena, della Maremma-Toscana, di Reggio Emilia, di Ravenna, di Bolzano e della Sis, Società italiana sementi. Curiosa la presenza del Consorzio di Bolzano, che non può di certo fornire grano, ma che crede nel progetto e si adopererà per la diffusione del marchio e della pasta.</p>
<p>&#8220;Solo per le macchine &#8211; ha aggiunto Tramonti &#8211; l’investimento è stato di 15 milioni. Ma attualmente possiamo dire con certezza che siamo il pastificio più all’avanguardia d’Europa, proprio perché abbiamo tutte macchine nuove e di ultima generazione&#8221;.</p>
<p>Il presidente può fare questa affermazione in quanto gli impianti sono stati realizzati <em>ex novo</em>, mentre nei pastifici della concorrenza, ovviamente, coesistono macchine di ultima generazione con quelle precedenti. Ad esempio, ogni &#8220;trafil&#8221; per fare la pasta è di una lega speciale e un piccolo disco, di circa 60 centimetri di diametro, pesa un paio di quintali per un costo di oltre 300mila euro.</p>
<p>Potenzialmente lo stabilimento può produrre 500mila quintali di pasta ponendosi così al quinto posto in Italia. L’agricoltore che sottoscrive il contratto Ghigi vede ben valorizzato il proprio grano: si parte da un 40% della liquidazione garantita fra 27 e 29 euro, più la quota del 60% che varia in base al prezzo di mercato e alla qualità. E chi sottoscrive il contratto riceve subito un bonus di 5 euro a tonnellata.</p>
<p>&#8220;Ora abbiamo tutto, ci manca solo di vendere &#8211; conclude Tramonti &#8211; e ci rivolgiamo soprattutto all’estero. Abbiamo un accordo di collaborazione con una società americana e poi guardiamo a tutta Europa. Abbiamo accordi anche con diverse catene della Gdo italiane, mentre con altre abbiamo trovato i portoni chiusi. Ma l’alta qualità del nostro prodotto, di fronte a un prezzo più basso rispetto ai leader di mercato, ci fa ben sperare&#8221;.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Cristiano Riciputi</em></p>
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		<title>Affido, l’impegno di donare amore senza chiedere nulla</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 23:02:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’esperienza del diacono Consilio, vedovo da un anno. In vent’anni lui e la moglie Bruna hanno accolto 20 bambini di Cristiano Riciputi &#8220;Non si deve accogliere un bambino per colmare un proprio vuoto. Lo si deve accogliere per amarlo in quanto lui ha bisogno&#8221;. Consilio Pistocchi, diacono, 74 anni, di Martorano, ha una lunga esperienza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>L’esperienza del diacono Consilio, vedovo da un anno. In vent’anni lui e la moglie Bruna hanno accolto 20 bambini</h4>
<p><em>di Cristiano Riciputi</em></p>
<p>&#8220;Non si deve accogliere un bambino per colmare un proprio vuoto. Lo si deve accogliere per amarlo in quanto lui ha bisogno&#8221;. <strong>Consilio Pistocchi</strong>, diacono, 74 anni, di Martorano, ha una lunga esperienza in fatto di affido familiare.</p>
<p>Lui e la moglie <strong>Bruna Buratti</strong>, morta nel novembre 2010 a causa di un tumore, in vent’anni hanno accolto in casa propria più di 20 bambini.</p>
<p><span id="more-13944"></span>&#8220;L’affido &#8211; dice &#8211; rispetto all’adozione è più impegnativo, almeno da un certo punto di vista. Con l’adozione ci si impegna a diventare genitori in tutto e per tutto, per sempre. L’affido è temporaneo, pochi mesi o al massimo un paio d’anni, e quindi la coppia affidataria sa che questa accoglienza non durerà per sempre e i bambini torneranno nella propria famiglia d’origine&#8221;.</p>
<p>A metà degli anni ’80 la coppia si accorge, a seguito di una grave malattia, che non può avere figli. Però il desiderio è quello di mettersi a disposizione degli altri, sia attraverso il servizio alla Caritas, sia nell’essere di aiuto a famiglie in difficoltà.</p>
<p>&#8220;Siamo andati a Rimini, da don Oreste Benzi, che già aveva organizzato diverse case famiglia. Con noi c’era anche il nostro cappellano, don Gabriele Foschi. Bruna e io pensavamo di tornare a casa con due o tre bambini. Ricordo che siamo stati ricevuti in chiesa: don Oreste ci ha guardati e ci ha detto di tornare a casa e pregare molto, in ginocchio. Dopo alcuni mesi, tramite don Benzi, abbiamo accolto i primi tre bambini in affido. Dopo qualche anno abbiamo preso contatto con i servizi sociali del Comune di Cesena e ogni anno abbiamo sempre ospitato dei bimbi. Don Oreste ci ha sempre detto che solo una coppia davvero unita, dove entrambi i coniugi sono convinti di questo passo, può prendere in affido un bambino&#8221;.</p>
<p>Pistocchi, che ha lavorato fino al 1994 come operaio della Sacim, abita in una casa grande, ordinata e molto modesta negli arredi e nelle suppellettili. Nel soggiorno, su una mensola vi è la Parola di Dio. Ma non una di quelle bibbie nuove messe come soprammobile, bensì consumata, con le pagine ingiallite e piegate, segno di chi vive ogni giorno la Lettura. Di fianco, una foto di Bruna e una statuetta della Madonna.</p>
<p>In quel tavolo dove siamo appoggiati per l’intervista, Consilio indica i posti dove si sono seduti, ai pasti, i bambini. E poi vi è un posto speciale, a capotavola, vicino alla finestra. Qui per più di 10 anni ogni sabato a pranzo hanno ospitato un povero, un ’barbone’ come vengono comunemente chiamati.</p>
<p>&#8220;Lo passavo a prendere alla stazione, Enrico &#8211; dice Consilio &#8211; ed era una presenza amica. Pranzava con noi e i bambini, ai quali non abbiamo mai detto ’è un povero’ ma ’è una persona sola’. Una volta scoprimmo che il giorno dopo sarebbe stato il suo compleanno. Gli comprammo una camicia e uno dei ’nostri’ bimbi gliela diede come regalo. Si mise a piangere singhiozzando: ’Ho 42 anni ed è il primo regalo che ricevo’. Ci fu un momento di commozione generale&#8221;.</p>
<p>Mentre facciamo l’intervista, squilla il telefono: dalla Caritas diocesana gli chiedono se sa nulla di una persona che vivrebbe in auto parcheggiata dentro a un garage in via Ravennate.</p>
<p>Torniamo alla questione dell’affido e approfondiamo il rapporto con i bambini. &#8220;L’importante è dare la speranza a questi bimbi. Noi abbiamo sempre trasmesso il fatto che i genitori avevano delle difficoltà e proprio perché gli volevano bene avevano deciso, per un breve periodo, di affidarli a noi che avevamo più tempo. Ma ciò non significa che dobbiamo esimerci dal ruolo di educatori: come un babbo e una mamma veri, abbiamo richiamato, rimproverato, detto dei no&#8221;.</p>
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		<title>&#8220;Noi, tre fratellini in un’altra famiglia&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 23:01:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Testimonianze dall&#8217;affido Il dolore del distacco dalla famiglia originaria, la gioia per grande amore ricevuto. Così Katiuscia Cresentini, insieme al fratello e alla sorella, è stata una delle prime bambine che Consilio Pistocchi e Bruna Buratti hanno ricevuto in affido. &#8220;Siamo sempre rimasti in contatto &#8211; spiega Katiuscia Cresentini &#8211; perché io mi sono sentita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Testimonianze dall&#8217;affido</h4>
<p>Il dolore del distacco dalla famiglia originaria, la gioia per grande amore ricevuto. Così <strong>Katiuscia Cresentini</strong>, insieme al fratello e alla sorella, è stata una delle prime bambine che <strong>Consilio Pistocchi</strong> e <strong>Bruna Buratti</strong> hanno ricevuto in affido.</p>
<p>&#8220;Siamo sempre rimasti in contatto &#8211; spiega Katiuscia Cresentini &#8211; perché io mi sono sentita sempre come una loro figlia. Poi, quando l’anno scorso Bruna è morta, ho sofferto come quando si perde una mamma. Ancora oggi, regolarmente, sento Consilio e parliamo dei nostri problemi o delle nostre gioie&#8221;.</p>
<p><span id="more-13946"></span>Katiuscia è sposata e madre di due figli: una ragazzina di 15 anni e un bimbo di 4 mesi.</p>
<p>&#8220;Oggi capisco che fare il genitore è il mestiere più difficile che ci sia, e mi rendo conto che è altrettanto difficile fare i genitori affidatari. Ma noi ci siamo sempre sentiti come a casa nella famiglia Pistocchi. Accolti e amati, ripresi nella disciplina se serviva, ma sempre considerati nelle nostre difficoltà&#8221;.</p>
<p>A metà degli anni ’80 il padre dei tre bambini, con forti difficoltà di lavoro e senza la possibilità di seguire i figli, accompagnò i tre bimbi a Martorano, per darli in affido per qualche tempo.</p>
<p>&#8220;Di Bruna non dimentico la sua dolcissima risata e il suo volto sempre sorridente &#8211; aggiunge Katiuscia-. Per noi è stata come una vera madre. Consilio è sempre stato premuroso e pronto a farci divertire. Non ci hanno mai trasmesso i loro problemi e le loro difficoltà, che di certo avranno avute, ma solo sicurezza e disponibilità. Non ci hanno concepiti, ma ci hanno cresciuti per un po’ di tempo come se fossimo loro figli tanto che per noi sono come i nostri genitori&#8221;.</p>
<p>Katiuscia Cresentini ha risentito molto della morte di Bruna, lo scorso anno: &#8220;Per me Bruna è stata parte della mia vita. Da bambina non ho avuto molto, come altri bambini: non ho avuto giochi, o scarpe nuove e firmate, ma quelle scarpe oggi, a 33 anni di distanza, sarebbero già consumate e da gettare. Io ho avuto di più, grazie a loro, e il ricordo di Bruna non si consumerà e non invecchierà mai in cuor mio. E’ stato il dono più bello e unico che potessi mai desiderare&#8221;.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Cr</em></p>
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