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	<title>Corriere Cesenate &#187; opinioni</title>
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	<description>Settimanale d&#039;informazione della Diocesi di Cesena-Sarsina</description>
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		<title>Facciamo un po’ di silenzio dentro noi stessi</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 23:01:22 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[opinioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Caro direttore, desideriamo condividere con i lettori del Corriere Cesenate l’esperienza della due giorni di spiritualità per adulti e famiglie, promossa anche quest’anno dall’Azione Cattolica diocesana. Il 21 e 22 gennaio a Bellaria presso gli Hotel Principe e Splendid ci siamo ritrovati in 150 persone fra adulti e bambini a meditare sul tema “La famiglia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Caro direttore,<br />
desideriamo condividere con i lettori del </em>Corriere Cesenate<em> l’esperienza della due giorni di spiritualità per adulti e famiglie, promossa anche quest’anno dall’Azione Cattolica diocesana. </em></p>
<p><em>Il 21 e 22 gennaio a Bellaria presso gli Hotel Principe e Splendid ci siamo ritrovati in 150 persone fra adulti e bambini a meditare sul tema “La famiglia scrigno del tesoro: genitori e figli alla scoperta di Gesù”. Ci ha aiutato nel lavoro don Giorgio Bezze (già assistente nazionale giovani di Ac e direttore dell’Ufficio catechistico diocesano di Padova). </em></p>
<p><span id="more-14667"></span><em>Ancora una volta questa è stata un’opportunità per uscire dalla routine quotidiana e fare silenzio dentro noi stessi, per confrontare la nostra esperienza di singoli e di coppie con quella di altre persone che come noi credono e condividono gli stessi valori cristiani. È stata un’occasione per prendere in mano alcuni brani dei Vangeli di Marco e Luca e sviscerarli, spezzarli e calarli dentro le nostre quotidianità accompagnati da bellissime immagini di dipinti di illustri artisti come Degas e Van Gogh…. Ne abbiamo così estratto temi come la chiamata, l’incontro, l’accoglienza e la testimonianza come missione. </em></p>
<p><em>Momento intenso è stato anche quello della Santa Messa celebrata il sabato sera dal nostro Vescovo Douglas che ci ha regalato la sua presenza e le sue parole. </em></p>
<p><em>I bambini, presenti in grande numero, hanno fatto da coreografia e sottofondo a tutta la due giorni e hanno lavorato divisi per età insieme ai nostri bravissimi educatori sullo stesso tema degli adulti, costruendo un piccolo scrigno contenente i loro &#8220;tesori preziosi&#8221;. </em></p>
<p><em>Anche la serata del sabato è stato un altro momento di condivisione, questa volta di gioia, di ilarità con grande voglia di divertirsi insieme, grandi e piccini. Il tutto in una cornice di pace come quella del mare e della spiaggia d’inverno, dove molti hanno trovato momenti di riflessione solitaria o di coppia, passeggiando. </em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Elisa e Gianluca Zangheri</em></p>
<p><strong>Carissimi, </strong><br />
<strong>vi ringrazio molto per le vostre righe di condivisione. Anzi, prendo lo spunto dall’invito al silenzio che anche voi fate per richiamare il messaggio di papa Benedetto in occasione della Giornata delle comunicazioni sociali, diffuso martedì scorso, festa di san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti. “Silenzio e Parola” è il richiamo rivolto dal Santo Padre agli operatori nei mass media. </strong></p>
<p><strong>Per parlare occorre saper tacere e, soprattutto, ascoltare. Una appello non da poco per chi è abituato a esprimersi, ma che vale la pena fare nostro, come anche voi ci sollecitate con la vostra intensa esperienza della ‘due giorni’ a Bellaria con le famiglie di Azione Cattolica. </strong></p>
<p><strong>Grazie di cuore. </strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Francesco Zanotti<br />
zanotti@corrierecesenate.it</strong></p>
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		<title>Le tasse e il peccato</title>
		<link>http://www.corrierecesenate.com/2012/01/24/le-tasse-e-il-peccato/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 17:30:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>webmaster</dc:creator>
				<category><![CDATA[opinioni]]></category>

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		<description><![CDATA[di Francesco Zanotti Una lucidissima lettura della realtà nazionale. La prolusione del cardinale-presidente Angelo Bagnasco, pronunciata lunedì scorso al Consiglio permanente della Cei, ha il pregio di una lettura molto attenta delle vicende italiane. Una lettura che viene dalla presenza della Chiesa sul territorio, accanto alla gente. Nell’intervento si legge di “capitalismo sfrenato” e di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Francesco Zanotti</em></p>
<p>Una lucidissima lettura della realtà nazionale. La prolusione del cardinale-presidente <strong>Angelo Bagnasco</strong>, pronunciata lunedì scorso al Consiglio permanente della Cei, ha il pregio di una lettura molto attenta delle vicende italiane. Una lettura che viene dalla presenza della Chiesa sul territorio, accanto alla gente.</p>
<p>Nell’intervento si legge di “capitalismo sfrenato” e di “politica debole e sottomessa”. Fenomeni che si verificano “sotto gli occhi attoniti” di chi ogni giorno li deve subire.</p>
<p><span id="more-14656"></span>Al di là della ventata antipolitica che investe un po’ tutti i cittadini, “la politica è assolutamente necessaria”, perché non è possibile fluttuare nelle mani di chi vuole spadroneggiare sul mondo.</p>
<p>“La sovranità dei cittadini – ammonisce il cardinale – è ormai usurpata dall’imperiosità del mercato”. Si impongono decisioni difficili in una situazione diventata “troppo ingarbugliata”, eredità di un recente passato che pare già molto lontano.</p>
<p>“Risanare e crescere” sono le nuove parole d’ordine che devono guidare e impegnare ogni energia di chi ha a cuore questo nostro Paese. L’Italia non può essere piombata in una palude melmosa: la qualità della vita dei centri medi e piccoli “resta considerevole”, come ben sa chi ogni giorno vive sul territorio.</p>
<p>Molto forte, ma non è il primo richiamo in questo senso, è stata l’affermazione che “evadere le tasse è peccato. Per un soggetto religioso questo è addirittura motivo di scandalo”.</p>
<p>Nell’opinione pubblica si respira un nuovo clima. Ormai, per fortuna, non c’è quasi più nessuno che si vanta di non compiere il proprio dovere verso il fisco. Anzi, è diffuso il timore di non trovarsi in regola, a un eventuale controllo.</p>
<p>Si comprende, dopo anni, che ogni euro sottratto alle tasse è un furto compiuto verso la collettività, noi stessi compresi. Si registra un cambiamento di mentalità, dovuto anche alla ventata antipolitica che domanda più essenzialità a tutti quanti.</p>
<p>Su questo versante ogni cittadino è interpellato in prima persona, anche i camionisti che in questi giorni stanno bloccando i caselli autostradali. Reclamano norme più eque e più rispettose del loro lavoro, troppo bistrattato e poco considerato. Hanno ragioni da vendere, ma le forme di lotta attuate non favoriscono il consenso. Anzi, cresce il malumore fra i cittadini costretti a code per i rifornimenti di benzina.</p>
<p>Siamo tutti sulla stessa barca, ce lo stiamo ripetendo in diverse occasioni. Vale la pena farlo ancora una volta: il futuro dipende da noi e dal nostro vicino, in un reciproco scambio di responsabilità.</p>
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		<title>Il Governo deve proporre liberalizzazioni eque e non selvagge</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 23:02:22 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[opinioni]]></category>

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		<description><![CDATA[I prossimi passi dell’esecutivo Monti di William Casanova Dopo vent’anni di governi che hanno liberalizzato dovrebbe esserci rimasto ben poco da “liberare” in Italia. In realtà è questa la priorità per il nostro governo. Come ha fatto l’Italia a ridursi così? Non è per caso che la mancata crescita di oggi è frutto delle disgraziate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>I prossimi passi dell’esecutivo Monti</h4>
<p><em>di William Casanova</em></p>
<p>Dopo vent’anni di governi che hanno liberalizzato dovrebbe esserci rimasto ben poco da “liberare” in Italia. In realtà è questa la priorità per il nostro governo. Come ha fatto l’Italia a ridursi così? Non è per caso che la mancata crescita di oggi è frutto delle disgraziate privatizzazioni senza liberalizzazioni di questi anni?</p>
<p><span id="more-14551"></span>Ci sono tre condizioni importanti da verificare nei processi di liberalizzazione: se si sono creati mercati aperti e non esclusivi, se il valore degli scambi è equo per gli attori in campo, se c’è un sistema di controllo in grado di premiare i comportamenti virtuosi e garantire giustizia.</p>
<p>Senza dimenticare che al centro di questi processi ci sono uomini e donne, siano questi impegnati come imprenditori o come consumatori. Se crescita fa rima con investimento, liberalizzare ha senso solo se si stimola l’investimento da parte di attori che credono nell’apertura del mercato.</p>
<p>Diversamente tutto rimarrebbe come prima, oppure a vantaggio di speculazioni finanziarie dove gli asset da liberalizzare rischierebbero l’indebolimento se non la distruzione. Purtroppo in molti settori si è passati da una situazione di monopolio pubblico a vere e proprie oligarchie controllate dai privati.</p>
<p>Visto dal lato del cittadino-consumatore il bilancio di questi anni di liberalizzazioni nei servizi pubblici non è certamente positivo. Un recente studio ha evidenziato che negli ultimi dieci anni la variazione dei prezzi è stata pari al 23,9 per cento (inflazione), mentre la tariffa dell’acqua potabile è cresciuta del 55,3 per cento, quella della raccolta rifiuti del 54 per cento e quella dei trasporti ferroviari del 43,9 per cento, i pedaggi autostradali del 38,5 per cento, le tariffe dei taxi del 35,4 per cento, quelle del gas, del 33,2 per cento e i trasporti urbani del 31,4 per cento.</p>
<p>Il flop più clamoroso è avvenuto per le assicurazioni sui mezzi di trasporto che dal 1994 ad oggi sono aumentate del 184,1 per cento, contro un incremento dell’inflazione del 43,3 per cento e per i servizi bancari/finanziari (costo dei conti correnti, dei bancomat, commissioni varie, etc.) del 109,2 per cento. Solo i prezzi dei medicinali e delle tariffe dei servizi telefonici hanno subito una diminuzione (una ‘lenzuolata’ di decreto ha funzionato).</p>
<p>Purtroppo a fronte degli aumenti delle bollette e delle tariffe non è seguito un corrispondente aumento della qualità del servizio offerto ai cittadini. I principi sono ottimi sulla carta, ma a volte un po’ meno nell’applicazione quotidiana, se si dimenticano quei tre requisiti di cui parlavamo.</p>
<p>Il governo nel decreto già approvato a dicembre ha già completamente liberalizzato gli orari di apertura dei negozi. Dalla relazione tecnica del governo non si comprende chi se ne avvantaggerà. La grande distribuzione o il piccolo commercio già in ritirata dai piccoli centri? I lavoratori del commercio o i titolari stessi dell’esercizio commerciale? Il governo ha il dovere di proporre liberalizzazioni eque e non selvagge, a vantaggio delle persone, della loro vita privata e dei loro diritti.</p>
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		<title>La cittadinanza agli stranieri è un falso problema</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 23:01:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Caro direttore, il ministro Riccardi in questi giorni ha rilanciato la proposta già avanzata da Napolitano, per riconoscere la cittadinanza italiana a tutti i bambini stranieri nati in Italia. “I minorenni figli di cittadini stranieri sono il 7,5 per cento della popolazione scolastica”. Mi pare che questa iniziativa abbia ben poca utilità pratica e sia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Caro direttore,<br />
il ministro Riccardi in questi giorni ha rilanciato la proposta già avanzata da Napolitano, per riconoscere la cittadinanza italiana a tutti i bambini stranieri nati in Italia. “I minorenni figli di cittadini stranieri sono il 7,5 per cento della popolazione scolastica”. </em></p>
<p><em>Mi pare che questa iniziativa abbia ben poca utilità pratica e sia uno specchietto per le allodole per raccogliere facili consensi. Anzi crea diversi problemi. </em></p>
<p><span id="more-14548"></span><em>La cittadinanza è uno status giuridico importante, perché a essa sono collegati una serie di diritti (come l’elettorato) che si aggiungono ai diritti umani che spettano a tutte le persone in quanto tali. Essa rappresenta l’appartenenza a una data comunità di persone legate da una storia e una tradizione ben precise. </em></p>
<p><em>Alla base della cittadinanza c’è l’idea di fedeltà al paese e alle proprie leggi, come ben sottolinea l’art. 54 Cost. “tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla repubblica”. La prima riflessione è dunque che la cittadinanza non è un semplice titolo di carta, che può essere distribuito come un volantino propagandistico. </em></p>
<p><em>Mi pare che oggi sia spesso uno sport nazionale quello di fare a gara a chi concede con più larghezza la possibilità di diventare italiani: bastano 5 anni di permanenza in Italia, basta nascere in Italia, diamo l’elettorato e il voto anche senza cittadinanza… tanto siamo tutti uguali. Certo, ma ciò non vuol dire che dobbiamo essere anche tutti italiani. In secondo luogo, mi pare che quello sollevato sia un falso problema. </em></p>
<p><em>Già con l’attuale legge 91/1992, i bambini che nascono in Italia e che rimangono a vivere in Italia, possono diventare italiani al compimento del diciottesimo anno di età. A chi giova far acquisire loro la cittadinanza durante la minore età, quando non possono ancora esercitare i diritti a essa connessi? Giova solo a chi voglia dimostrarsi a tutti i costi paladino dell’accoglienza (a parole). (&#8230;) </em></p>
<p><em>Per quanto riguarda i minori stranieri di seconda generazione, che – si dice – sono perfettamente integrati in Italia e sono più italiani degli italiani, ci si chiede per quale motivo debba riconoscersi loro la cittadinanza, quando il proprio nucleo familiare, pur in Italia da lungo tempo, non ha mai chiesto di diventare italiano. Si ricorda, infatti, che la cittadinanza si acquisisce anche da parte di qualunque straniero che sia in Italia da almeno dieci anni. </em></p>
<p><em>Una volta acquisita la cittadinanza o dal padre o dalla madre, il bambino nato in Italia è italiano. E’ poi ovvio che la sorte dei minori stranieri è legata a quella dei genitori. Se il nucleo familiare è stabile e integrato in Italia, la cittadinanza è acquisibile in ogni momento e – come sopra visto – non ha molto senso riconoscerla “prima” al minore nato in Italia. Se il nucleo familiare non è stabile o è da poco tempo in Italia, riconoscere la cittadinanza al minore nato in Italia, comporterebbe grossissimi problemi. </em></p>
<p><em>Se i genitori non hanno il permesso di soggiorno o hanno perso i requisiti per mantenerlo, potrebbe verificarsi l’ipotesi di una possibile divisione della famiglia, con l’allontanamento dei genitori del minore ormai italiano. Oppure dovrebbe riconoscersi automaticamente il permesso di soggiorno anche ai genitori del minore italiano, in virtù del principio di unità familiare, pur in mancanza dei requisiti minimi per poter vivere, lavorare e mantenersi, con tutto ciò che ne consegue. Ciò tra l’altro alimenterebbe la speranza di venire in Italia al solo scopo di far nascere il proprio figlio per poi acquisire il permesso di soggiorno.</em></p>
<p><em>Un conto è aiutare e sostenere chi comunque si trova in Italia in queste difficili e precarie situazioni di vita e di lavoro, indipendentemente dal fatto che si tratti di italiani o di stranieri. Un conto è il fatto che lo Stato stesso, con le proprie leggi, crei e faciliti l’incrementarsi e l’aggravarsi di queste situazioni. </em></p>
<p><em>Sostenere che il problema dell&#8217;integrazione si risolva attraverso la concessione di uno status giuridico mi pare fuorviante e ideologico. Se proprio si vuol por mano alla cittadinanza sarebbe meglio provare a eliminare le lunghezze e le pesantezze burocratiche che frenano le richieste di tante persone che pur vorrebbero veramente diventare cittadini italiani. </em></p>
<p style="text-align: right;"><em>avvocato<br />
Stefano Spinelli</em></p>
<p><strong>Carissimo Stefano, </strong><br />
<strong>non sono un giurista, quindi non mi sento di poter competere con te su questo terreno. Nemmeno vorrei addentrami troppo in vicende legate a normative che non conosco e sulle quali, quindi, non mi sento di esprimere giudizi. Mi limito ad applicare un minimo di buon senso abbozzando una risposta che desidera aprire un dialogo su un tema delicatissimo. </strong></p>
<p><strong>Gli stranieri in Italia sono una presenza notevole, specie nel nostro territorio. Non c’è famiglia, ormai, che non abbia in casa una badante proveniente dall’est Europa, come sono tantissimi i ragazzi non italiani nelle aule di qualsiasi scuola. Diverse persone mi segnalano le difficoltà di chi non è cittadino italiano, anche se nato nel nostro Paese. </strong></p>
<p><strong>La questione è calda e apertissima. Rimane altresì molto complicato trovare i principi giusti da tradurre in prassi quotidiana. Un conto, infatti, è ragionare in maniera astratta. Un altro è doversi confrontare con i casi concreti che vedono molti costretti a lunghe file davanti agli uffici del Commissariato o del Comune per confermare la loro presenza in Italia. Proprio in questi giorni mi è stato raccontato di un giovane che non riesce a ottenere le cure adeguate e che viene rimandato da uno sportello all’altro perché a volte la burocrazia è involuta e spesso crudele. </strong></p>
<p><strong>Come anche tu metti in evidenza in chiusura di lettera, prima di tutto sarebbe meglio “provare a eliminare le lunghezze e le pesantezze burocratiche che frenano le richieste di tante persone” che vorrebbero diventare migliorare il loro status. Lo sappiamo benissimo anche noi che il rimpallo fra le numerose amministrazioni rischia di sfiancare anche i più tenaci. Immaginiamoci cosa può significare per uno straniero che si deve rapportare con una normativa di frequente restrittiva. </strong></p>
<p><strong>Un dato credo rimanga assodato: quando si parla di persone occorre avere ben chiaro che vanno trattate col massimo rispetto e con la dovute attenzioni e cautele. Certo, anche noi meritiamo rispetto. E lo meritano anche la nostra cultura e la nostra convivenza che devono essere acquisite da chi decide di diventare cittadino. Il resto verrà da sé, tenuto conto che i movimenti in atto non sembra si possano fermare con i divieti o le barriere di un tempo. </strong></p>
<p><strong>Grazie per il tuo intervento.<br />
Cordialità. </strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Francesco Zanotti<br />
zanotti@corrierecesenate.it</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Quando il teatro rischia una brutta deriva</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 17:02:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Corriere Cesenate</dc:creator>
				<category><![CDATA[opinioni]]></category>

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		<description><![CDATA[di Gianfranco Lauretano Un recente spettacolo della Raffaello Sanzio, la compagnia teatrale cesenate di Romeo Castellucci, “Sul concetto di volto nel figlio di Dio”, previsto al Teatro Franco Parenti di Milano dal 24 al 28 gennaio, sta scatenando vivaci reazioni. È ambientato in un luogo asettico (casa o ospedale?), dove un figlio cerca invano di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><em>di Gianfranco Lauretano</em></p>
<p>Un recente spettacolo della Raffaello Sanzio, la compagnia teatrale cesenate di <strong>Romeo Castellucci</strong>, “Sul concetto di volto nel figlio di Dio”, previsto al <strong>Teatro Franco Parenti</strong> di <strong>Milano dal 24 al 28 gennaio</strong>, sta scatenando vivaci reazioni. È ambientato in un luogo asettico (casa o ospedale?), dove un figlio cerca invano di ripulire il padre incontinente, con traffico di feci e un “profumo” ampiamente diffuso in sala, sotto lo sguardo di una gigantografia del <strong>volto di Gesù</strong>, alla fine straziato da <strong>colate di liquido nero</strong>, non si sa se di inchiostro, sangue o escrementi.</p>
<p><span id="more-14518"></span>Lo spettacolo cambia spesso, a seconda delle possibilità concesse dalla scena; in certi casi entrano bambini e lanciano granate contro il volto. Le proteste sono state ovviamente definite “integraliste”, secondo uno schema pregiudiziale tipico di certa stampa: si tratterà della recita del rosario di fronte al teatro milanese, cosa che oggi, si vede, è considerata integralismo. Un documento di risposta di Castellucci finisce con una delle sue frasi intellettualoidi, che mi tocca citare: “Questo spettacolo non è esatto, questo spettacolo è merda d’artista (<em>sic</em>)”. Frase indicativa per smascherare due pregiudizi. Il primo è<strong> l’idea dell’intangibilità dell’arte</strong> e dell’artista, che oggi è una specie di sacerdote a cui è concesso tutto, pena l’accusa, appunto, di integralismo.</p>
<p>Il che è dannoso per il teatro stesso, che diventa una sorta di entità astratta, estirpata dalla società e dalla sensibilità morale e culturale dei contemporanei. La Diocesi di Milano, in un suo comunicato redatto con molta pacatezza lo ricorda: “Invitiamo a considerare che la libertà di espressione, come ogni libertà, possiede sempre, oltre a quella personale, una imprescindibile valenza sociale”. In realtà questa concezione dell’arte è vecchiume,<strong> segno della morte dell’arte</strong>. Infatti, seconda questione, il lavoro di Castellucci è esemplare della situazione del teatro italiano, e forse occidentale: non avendo più niente da dire e avendo tentato tutte le trasgressioni, obbedisce a una mentalità dominante che non sopporta la strana resistenza del cristianesimo in Europa.</p>
<p>Così chi non sa più cosa dire parla di Gesù in continuazione, implicitamente confermando il fatto che senza Cristo l’Europa non esiste e rispondendo al progetto del potere. Castellucci, infatti, ha affermato che non c’è intenzione denigratoria, ma è difficile credergli, anzi: lo spettacolo funziona, sta girando l’Europa. La Raffaello Sanzio è sostenuta in città e usufruisce dei locali dell’ex Comandini, in pieno centro storico. La recita, dopo aver straziato lo sfondo, si conclude con una scritta: “<em>You are not my sheperd</em>” (“<strong>Tu non sei il mio pastore</strong>”) in cui il “<em>not</em>” lampeggia: ennesima ambiguità che rivela l’intenzione di porre il dubbio, cioè distruggere, anche in questo aderendo allo scopo. Sulla blasfemia religiosa già molti sono intervenuti, ma il regista-sacerdote non si preoccupa di queste minuzie; che il volto di Gesù, ad esempio, possa essere amato e adorato da milioni di credenti.</p>
<p>A noi sembra blasfemia teatrale, invece: lo spettacolo è una robetta (occorrerebbe usare una parola più vicina al contenuto, la stessa con cui Fantozzi recensisce la Corazzata Potemkin, ma l’educazione ce lo vieta), <strong>è la vittoria del brutto</strong>, della noia, della mancanza di idee, se non quelle vecchie e trite di un obsoleto nichilismo intellettuale. <strong>Una deriva per il teatro vero</strong>.</p>
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		<title>L&#8217;Italia dei privilegi</title>
		<link>http://www.corrierecesenate.com/2012/01/17/litalia-dei-privilegi/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 17:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>webmaster</dc:creator>
				<category><![CDATA[opinioni]]></category>

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		<description><![CDATA[di Francesco Zanotti Non c’è che dire: siamo proprio un popolo virtuoso. In mezzo a una delle crisi più profonde degli ultimi decenni, in giro si coglie un forte desiderio fra i cittadini per essere i primi a sostenere il proprio Paese. E’ tutto uno spintonarsi per correre a rimpinguare le vuote casse dello Stato. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Francesco Zanotti</em></p>
<p>Non c’è che dire: siamo proprio un popolo virtuoso. In mezzo a una delle crisi più profonde degli ultimi decenni, in giro si coglie un forte desiderio fra i cittadini per essere i primi a sostenere il proprio Paese. E’ tutto uno spintonarsi per correre a rimpinguare le vuote casse dello Stato. Non c’è alcun bisogno che i governanti si affannino negli appelli. Basta un semplice accenno che scatta subito la solidarietà da nord a sud, in una gara a essere i più bravi come nessuno si sarebbe mai immaginato dagli italiani.</p>
<p><span id="more-14487"></span>E pensare che c’è chi osa a definirci individualisti. Va bene l’aumento delle tasse, ma basta che non mi riguardi. Vanno bene le liberalizzazioni, ma solo per la categoria che non ci vede coinvolti. Chi dice tutte queste banalità non conosce il Belpaese, non sa di che pasta sono fatti i suoi cittadini, desiderosi di portare ciascuno la propria responsabilità.</p>
<p>Sembra il mondo dei sogni quello appena descritto. Sì, perché per ciò che si nota e si ascolta al bar, in ufficio o fra amici, il comune denominatore è sempre il medesimo. Sono perfetti i tagli, la fine dei privilegi, la riduzione dei costi alla politica, la contrazione della spesa pubblica, ma di certo non va bene se di mezzo ci sono io. No, in quel caso non si può tagliare, i privilegi non sono tali, i costi della politica sono adeguati e la spesa pubblica è intoccabile. Non c’è intervento preannunciato che non veda una levata di scudi.</p>
<p>Diciamolo con schiettezza: stiamo sfiorando il ridicolo. Andiamo comunque con cautela e per gradi. E’ possibile che tutti abbiano qualcosa da difendere come un bene inviolabile? Come siamo giunti a questo punto? Mi sono fatto una convinzione: il nostro è il Paese dei privilegi e dei privilegiati. Il bello è che non c’è settore che non goda di un favore. E sto parlando di favori leciti e di “privilegi” adottati per legge.</p>
<p>Dopo decenni di convivenza civile abituata a questo <em>modus operandi</em>, da un minuto all’altro non si può azzerare un modo di essere e di esistere. Occorre adottare una sorta di piano di rientro dal privilegio, un periodo di riadattamento che permetta a tutti di camminare con le proprie gambe.</p>
<p>I sacrifici vanno fatti, da subito. Adattiamoci per gradi, prima che sia troppo tardi. Non facciamo cure da cavallo che rischiano di fare stragi inutili. Usciamo dalla condizione di assistenza per passare a quella di sostegno e arrivare a quella di autosufficienza. Per non chiamarci fuori, cominciamo pure dall’editoria, ma da oggi, non da ieri, come sta avvenendo con i tagli che riguardano i contributi 2011. E così facciamo per tutti.</p>
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		<title>Giovani e crisi. Il grande tesoro preparato da un Altro</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 23:01:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Caro direttore, siamo in crisi. Si parla solo di economia, di stipendi che si riducono sempre di più con l’aumento del caro vita e tasse che riappaiono all’improvviso. Mi piacerebbe sentir parlare di un’altra crisi. Quella che ci porta via la speranza nel futuro. Di quella che ci spegne il sorriso. Quella crisi esistenziale che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Caro direttore,<br />
siamo in crisi. Si parla solo di economia, di stipendi che si riducono sempre di più con l’aumento del caro vita e tasse che riappaiono all’improvviso. </em></p>
<p><em>Mi piacerebbe sentir parlare di un’altra crisi. Quella che ci porta via la speranza nel futuro. Di quella che ci spegne il sorriso. Quella crisi esistenziale che sì, parte da una povertà economica, ma che è il risultato di una ricchezza che ci ha impoverito il cuore e la mente per decenni. </em></p>
<p><span id="more-14366"></span><em>Un ritorno alle piccole cose, ai sacrifici quotidiani. Mi irrito un po’ quando sento parlare di noi giovani trentenni come se stessimo a casa a divorare il patrimonio dei nostri genitori senza reagire. </em></p>
<p><em>Chi più di noi, oggi come oggi, continua a combattere per arrivare a fine mese? Abbiamo il mutuo, cambiamo lavoro spesso, perché diciamocelo il lavoro c’è, ma bisogna adattarsi. Facciamo il lavoro per cui abbiamo studiato il giorno &#8211; se siamo fortunati &#8211; e, spesso, la sera ne facciamo un altro. Siamo ricchi di esperienze di vita gratuite grazie alle quali abbiamo scoperto chi siamo. Abbiamo senso civico. Non piangiamo perché ci salta la settimana bianca, ma quando vediamo che viviamo in un mondo dove emerge spesso “il figlio di” e non chi se lo merita davvero. </em></p>
<p><em>Basta con sta crisi allora. Troviamo un’altra parola che si addica di più alla rivoluzione che dobbiamo fare. Il passato è passato. Ora dobbiamo voltare pagina. Riprenderci in mano quella voglia di fare le cose e di assaporarle senza pensare sempre che qualcuno sta meglio di noi. </em></p>
<p><em>Martin Buber scrive in un suo libro: “C’è una cosa che si può trovare in un unico luogo al mondo: è il grande tesoro, lo si può chiamare il compimento dell’esistenza. E il luogo dove si trova questo tesoro è il luogo in cui si trova. La maggior parte di noi giunge solo in rari momenti alla piena coscienza del fatto che non abbiamo assaporato il compimento dell’esistenza, che la nostra vita non è partecipe dell’esistenza autentica. Eppure non cessiamo mai di avvertire che qualcosa ci manca. Il nostro tesoro è nell’ambiente che avverto come il mio spazio naturale, nella situazione che mi è toccata in sorte, in quello che mi capita giorno dopo giorno, in quello che la vita quotidiana mi richiede: proprio lì risiede il mio compito essenziale, lì si trova il compimento dell’esistenza messo alla mia portata”. </em></p>
<p><em>Da qui prendo la forza e riparto.</em></p>
<p><em>Con amicizia. </em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Arianna Maroni</em></p>
<p><strong>Carissima Arianna, </strong><br />
<strong>questa tua ‘ribellione’ mi piace molto. Anzi, dirò di più. Dico che era ora che qualcuno si svegliasse e dicesse basta a chi accusa i giovani di oggi di essere dei ‘mammoni’ e di restare in casa dei genitori vita natural durante. </strong></p>
<p><strong>Come tu ben affermi, non è per scelta che ciò avviene, ma nella stragrande maggioranza dei casi si è costretti a subire certe condizioni, in netta controtendenza rispetto a ciò che si vorrebbe fare. </strong></p>
<p><strong>È vero. Anzi, è tutto vero. Ti invito, comunque, a essere sempre protagonista della tua vita, di te stessa, come tu già fai da sempre. Non si può mai generalizzare, né in un senso né nell’altro. Non esistono solo fannulloni, come non ci sono solo bravi ragazzi. </strong></p>
<p><strong>Mi piacerebbe trovare in entrambe le categorie quella sana inquietudine di chi non si rassegna davanti a questi anni così difficili. Anni in cui non si trova un lavoro normale, ma si deve rimanere precari a tempo indeterminato. È una condizione inaccettabile, quella cui sono chiamati i giovani del Duemila. </strong></p>
<p><strong>È anche, però, un’occasione unica da sfruttare al meglio, cercando di sperimentare strade diverse, prima di intraprendere quella definitiva o quasi che i giovanotti di 20-30 anni fa compivano attorno ai 20-25 anni. Strade che si possono percorrere anche con esperienze all’estero, quasi del tutto sconosciute fino a 10-15 anni fa, sia per motivi economici sia per le resistenze delle famiglie di origine che non mandavano tanto volentieri i figli fuori Italia. </strong></p>
<p><strong>Il contesto è durissimo, inutile nasconderlo, e la pensione quasi certamente non ci sarà per nessuno. Eppure questi nuovi orizzonti assai cupi possono riservare sorprese che nessuno si aspetta. Sono convinto che occorra guardare sempre in faccia la realtà, ogni giorno, per capire il disegno che un Altro ha preparato per ciascuno di noi. Questo era valido ieri come lo è oggi e lo sarà domani. Il resto ci verrà dato in sovrappiù. </strong></p>
<p><strong>Occorre fidarsi e lasciarsi guidare da chi merita la nostra stima. Il futuro è dei giovani e a voi spetta quello scatto d’orgoglio che in questo momento manca a questo nostro Paese troppo spesso adagiato sui privilegi acquisiti. </strong></p>
<p><strong>Voi non avete nulla da perdere. Mettete tutta la passione e l’entusiasmo possibili, sempre. </strong></p>
<p><strong>In bocca al lupo. </strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Francesco Zanotti<br />
zanotti@corrierecesenate.it</strong></p>
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		<title>L’esempio di Cortina</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 17:30:14 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[opinioni]]></category>

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		<description><![CDATA[di Francesco Zanotti Siamo tutti chiamati a rimboccarci le maniche. Inutile aspettarsi che tocchi solo al vicino fare sacrifici. Anche in questa occasione si applica una regola ferrea, a cui nessuno sfugge: i debiti, prima o poi, qualcuno deve saldarli. Quello che succede nelle migliori famiglie, adesso capita agli Stati nazionali. È già accaduto nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Francesco Zanotti</em></p>
<p>Siamo tutti chiamati a rimboccarci le maniche. Inutile aspettarsi che tocchi solo al vicino fare sacrifici. Anche in questa occasione si applica una regola ferrea, a cui nessuno sfugge: i debiti, prima o poi, qualcuno deve saldarli.</p>
<p>Quello che succede nelle migliori famiglie, adesso capita agli Stati nazionali. È già accaduto nel corso dei secoli e anche di recente. La differenza, sostanziale, è che ora spetta a noi bere questo calice assai amaro.</p>
<p><span id="more-14319"></span>Tutti quanti vorremmo che passasse questa tempesta senza esserne colpiti. Invece, questa volta, non sarà così. Prima ne prenderemo atto, meglio sarà per tutti.</p>
<p>Certo, l’equità tanto invocata dal presidente del Consiglio Mario Monti sarà da ricercare in modo rigoroso. Ne va della credibilità dell’azione del nuovo esecutivo che ha bisogno di un vasto consenso nell’opinione pubblica. Inoltre, per dare impulso a un altro valore-cardine di questi periodi così difficili, la crescita, occorrerà trovare nuove risorse per fare ripartire l’economia, oggi in preoccupante stagnazione.</p>
<p>Abbiamo assistito tutti all’operazione antievasione messa a segno a Cortina il 30 dicembre scorso. Abbiamo letto delle verifiche e ascoltato con sgomento i resoconti dei tg. Incrementi del 400 per cento nei ricavi delle vendite dopo l’intervento della Guardia di Finanza dicono di un <em>modus operandi</em> che sa molto di presa in giro verso chi ogni giorno combatte per quadrare i conti.</p>
<p>Non è più possibile convivere con un’evasione ormai diventata strutturale e che riguarda ogni strato della nostra società. Sì, perché non evade solo chi non emette lo scontrino, ma anche chi non domanda la ricevuta fiscale o chi non fa il suo dovere durante l’orario di lavoro e non è zelante in materia di tasse e di contributi di ogni tipo, dall’Irpef all’abbonamento Rai.</p>
<p>Devono crescere il senso dello Stato e il senso di corresponsabilità. La lotta all’evasione e all’elusione fiscale, di cui sentiamo parlare da decenni, sarà tanto più efficace quanto più aumenteranno l’efficienza della pubblica amministrazione e il contributo portato da parte di ogni cittadino. Non si può invocare l’una senza incrementare l’altro.</p>
<p>Inutile indugiare ancora sugli sprechi della politica (un alibi per tanti) se molti fra noi, nel quotidiano, cercano le solite scappatoie dei furbetti all’italiana. Un aiuto potrebbe venire dall’applicazione della regola, all’americana e da verificare nella fattibilità, del “tutti scaricano tutto”. Inoltre è ora di colpire i capitali all’estero, come chiedeva anche Avvenire nell’editoriale di giovedì scorso, sull’esempio di Germania e Gran Bretagna.</p>
<p>Un dato è certissimo: occorre agire subito.</p>
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		<title>Province: oltre gli schematismi, per imboccare un percorso virtuoso</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 23:02:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Caro direttore, l’articolo 23 del decreto Monti “Salva Italia” convertito in legge dal Parlamento limita da subito gli orizzonti operativi e gestionali della Provincia di Forlì – Cesena, avendo stabilito che entro il prossimo anno la Regione dovrà spogliare la Provincia delle funzioni da essa attribuite. La Provincia quindi potrà e dovrà onorare gl’impegni derivanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Caro direttore, </em><br />
<em>l’articolo 23 del decreto Monti “Salva Italia” convertito in legge dal Parlamento limita da subito gli orizzonti operativi e gestionali della Provincia di Forlì – Cesena, avendo stabilito che entro il prossimo anno la Regione dovrà spogliare la Provincia delle funzioni da essa attribuite. </em></p>
<p><em>La Provincia quindi potrà e dovrà onorare gl’impegni derivanti da atti gestionali e progetti, anche pluriennali, già stipulati ed in corso di attuazione, ma la “normale” operatività potrà dispiegarsi solo per nuove attività che si concludano entro il 31/12/2012 (nel pieno rispetto dell’equilibrio economicofinanziario complessivo, del patto di stabilità e delle diverse misure di contenimento della spesa pubblica). </em></p>
<p><span id="more-14251"></span><em>Per il resto si dovrà procedere unicamente per quanto attiene all’ordinario funzionamento. Anche il collegio dei revisori dei conti, nella propria relazione al Bilancio preventivo 2012, raccomanda di procedere con una “gestione provvisoria” anche per l’indeterminatezza delle risorse finanziarie assegnate dallo Stato e dalla difficoltà ad alienare il proprio patrimonio. </em></p>
<p><em>Gli unici aumenti di entrate dell’Ente peraltro derivano da aumenti di imposte (quella sull’Rc Auto, sulle immatricolazioni, etc…) e da compensi sui servizi erogati, quindi dalle tasche di cittadini ed imprese. </em></p>
<p><em>La Provincia, così come oggi la conosciamo, è destinata ad estinguersi; rimarrà come semplice ente di indirizzo e coordinamento dei Comuni, con i quali è necessario da subito avviare un dialogo circa il trasferimento delle competenze, per favorire l’ottimale subentro nelle attività in corso, non rallentare la realizzazione dei necessari interventi di infrastrutturazione del territorio e non creare inefficienze nei servizi resi. </em></p>
<p><em>Se si è consapevoli della grave congiuntura economica che l’Europa e l’Italia in particolare sono chiamate a fronteggiare, è necessario garantire, in una comune assunzione di responsabilità istituzionali, il proprio apporto per gl’interventi necessari al risanamento del disavanzo pubblico e al rilancio dell’economia. </em></p>
<p><em>Grazie per l’ospitalità.<br />
Cordiali saluti. </em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Maria Grazia Bartolomei </em><br />
<em>Capogruppo UdC in Consiglio provinciale</em></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Carissima Maria Grazia, </strong><br />
<strong>la tua lettera fa comprendere ancora una volta di più cosa implichi nel concreto il decreto “Salva-Italia”. Sì, perché un conto sono i bei proclami, un altro sono le risultanti che ci toccano da vicino. Eppure, come anche tu osservi, occorre una “comune assunzione di responsabilità” che coinvolge tutti col “proprio apporto per il risanamento del disavanzo pubblico e al rilancio dell’economia”. </strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Mi pare che tutta la faccenda, dall’azzeramento delle province, all’aumento della benzina e all’introduzione dell’Ici, ora Imu, solo per citare gli interventi più noti, stia nella consapevolezza che ognuno di noi è chiamato a intervenire per la propria capacità. </strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Non si può più sfuggire, ormai. Il tempo si è fatto brevissimo. Il Paese va salvato, al di là di ogni interesse personale. Non è pensabile che si chieda di intervenire sul vicino, salvando la propria rendita acquisita in tempi ormai finiti. Credo sia questo il senso del decreto “Salva-Italia”: occorre uno scatto di orgoglio per questo Paese che rischia di avvitarsi su se stesso. </strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>È vero che ci stiamo invecchiando, ma spero che resti un po’ di raziocinio in ogni cittadino. Credo e spero di tutto cuore che non prevalga l’egoismo del tutto e subito, ma ci si ricordi di quando dire nel mondo il nome “Italia” era un motivo di vanto. Dopo la burrasca della crisi, tutti quanti speriamo che tornino questi tempi di rinascita nazionale, a vantaggio di ciascuno di noi, delle nostre famiglie e dell’intera collettività. </strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Certo lo sguardo va gettato in avanti di anni, ben oltre noi, senza le paure che frenano ogni possibile sviluppo. La levata di scudi contro il conto corrente per l’accredito della pensione sopra i mille euro non mi sembra si ponga nella giusta direzione. Occorre superare questi schematismi del tutto fuori tempo, con l’augurio che il 2012 sia l’inizio di un percorso virtuoso di cui si avverte assoluta necessità. </strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Buon anno. </strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Francesco Zanotti<br />
zanotti@corrierecesenate.it</strong></p>
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		<title>Messaggini augurali a go go. Fenomeno buono solo per i gestori telefonici</title>
		<link>http://www.corrierecesenate.com/2012/01/05/14246/</link>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 23:01:16 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[opinioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricordiamoci perché cambia quel numerello di Gianfranco Lauretano Si è ripetuto anche quest’anno il demenziale fenomeno dell’intasamento di cellulari e caselle di posta elettronica causato dai messaggini e dalle e-mail di auguri per il nuovo anno. Un effluvio di auspici che un effetto positivo l’ha già prodotto: l’arricchimento dei gestori di telefonia (per il resto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Ricordiamoci perché cambia quel numerello</h4>
<p><em>di Gianfranco Lauretano</em></p>
<p>Si è ripetuto anche quest’anno il demenziale fenomeno dell’intasamento di cellulari e caselle di posta elettronica causato dai messaggini e dalle e-mail di auguri per il nuovo anno. Un effluvio di auspici che un effetto positivo l’ha già prodotto: l’arricchimento dei gestori di telefonia (per il resto, non si sa).</p>
<p><span id="more-14246"></span>Sono auguri mandati davvero a casaccio: un esercito di auguranti che scrive frasi molto spesso al limite del ridicolo o del nonsenso e le spediscono a tutta la rubrica, senza distinzione alcuna.</p>
<p>Metà delle decine di auguri che ho ricevuto non so neanche da chi mi siano state spedite; una buona percentuale sono giunte da persone che ho visto una sola volta e che forse non sa di avermi fatto gli auguri.</p>
<p>Non parliamo del contenuto, che mi ha fatto capire come quasi nessuno sappia perché fa gli auguri di buon anno e segua solo un modo di fare di cui, come molte altre cose che facciamo, non conosciamo il senso.</p>
<p>Già, qual è il senso? Il tema ricorrente di questi messaggi è il cambiamento, il che significa, intanto, che se pensiamo all’anno trascorso lo vediamo orribile: terremoti, disastri nucleari, stragi, rivoluzioni, guerre, crisi, povertà, corruzione&#8230; Poi, pensandoci bene, scopriamo che da tempo l’anno trascorso ci sembra orribile e allora davvero chiediamoci perché dovrebbe cambiare.</p>
<p>Possibile che una mutazione nel numerino dell’anno, da 2011 a 2012, sia possibilità di cambiamento? No, è evidente; l’anno è una convenzione, che cambi dal 31 dicembre al primo gennaio è una regolina di conteggio del tempo che gli uomini si son dati (e non sono neppure tutti d’accordo), un’apparenza, una norma banale e minuscola.</p>
<p>Tutta questa ansia augurale, di cambiamento, di novità viene dunque soprattutto dalla percezione del disastro che siamo stati finora, ma non si capisce bene perché dovrebbe cambiare, poiché è ridicolo pensare che un numerello che avanza porti questo cambiamento, così come sono ridicoli gran parte dei messaggini che arrivano.</p>
<p>L’unica possibilità di rinnovare la società e di uscire dalla crisi (che è economica perché è umana, ormai l’abbiamo capito bene; un uomo che vive libero dall’odierna mentalità materiale e calcolatrice, cosciente della dignità del proprio essere infinito, ha già sconfitto la crisi, anche se è povero in canna, perché uno così non sarà mai solo) è ricordarsi del perché quel numerello cambia, perché contiamo gli anni così, cosa ha fatto iniziare quel conteggio, dato che è lo stesso seme che da secoli permette la rinascita della persona. L’unico vero capodanno è il Natale.</p>
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