Non confondiamo i frati con i monaci

Caro direttore,
sono stanco di vedere, anzi di leggere ancora oggi, sul finire del 2017, errori di distinzione tra religiosi. Come si può definire come frate un monaco? Proviamo, allora, a fare un po’ di ordine, una volta per tutte e mettere le cose al loro posto
.

Appartengono alla grande famiglia monastica coloro che vivono in monastero, o abbazia, luogo chiuso e fanno riferimento al fondatore-patriarca Benedetto. I benedettini si distinguono tra loro: Cluniacensi, Cassinensi e Sublacensi, Vallombrosani, Olivetani, Certosini, Camaldolesi, Cistercensi, Trappisti etc. (sia maschili che femminili). Per Riforma (di un ordine religioso) intendiamo il rinnovamento e/o il desiderio, l’afflato di alcuni monaci che hanno sentito il bisogno di ritornare al passato, alla prima regola!

Ognuno di questi gruppi elencati fa riferimento ad un santo riformatore. Tra i più famosi, Bernardo, Romualdo, Bruno, Colombano e via così… Mentre si definiscono “frati” diminutivo di fratelli, gli ordini “pauperistici” o mendicanti, nati intorno al 1000- 1200: Carmelitani, Minori “Francescani” a cui appartengono anche i Conventuali e i Cappuccini nati più tardi, anche loro da una riforma nel 1529, l’ordine dei predicatori fa riferimento a san Domenico, Minimi di san Francesco di Paola e via così. Anche gli ordini mendicanti vivono in grandi case che chiamano “conventi” (da con-venire, riunirsi…)

Non voglio stancarti, né tenere una lezione di storia della Chiesa, ma chiedo semplicemente attenzione e che si faccia la giusta distinzione tra frati e monaci, come tra la cioccolata e il miele appunto. Grazie del tempo che mi hai dedicato.

Massimo Pieri

Pubblicato giovedì 14 settembre 2017 alle 00:01

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