La pace, cammino impervio

di Francesco Zanotti

Dal Pacifico soffiano venti di guerra. Il regime della Corea del nord guidato da Kim Jong-un ha forzato la mano diverse volte nelle ultime settimane. L’esplosione provocata domenica scorsa, con una bomba della potenza dieci volte superiore a quella di Hiroshima, ha fatto tremare non solo la terra, ma anche i polsi a più di uno in Occidente.

Il missile lanciato ben oltre il Giappone è stata un’altra provocazione fortissima verso gli Usa e quei Paesi che da tempo impongono sanzioni allo Stato che si trova nel sud-est asiatico. A pochi giorni da un nuovo anniversario dell’attacco alle Torri gemelle di New York (11 settembre 2001) non c’è di certo da stare tranquilli, visti gli scenari e i protagonisti in campo.

Più di un osservatore sostiene che la Corea stia forzando la mano per poter avere rapporti diretti con gli Usa e poter uscire dall’isolamento internazionale in cui si trova.

In realtà, così si legge in diversi resoconti di esperti, non ci sarebbe una reale intenzione di spingersi verso un conflitto. Sarebbe, ancora una volta, un gioco di nervi, realizzato, comunque, su un equilibrio che appare assai fragile.

Avvenire di martedì scorso, con un commento di Riccardo Redaelli, docente in Geopolitica all’università Cattolica di Milano, titola “Diplomazia o caos (nonostante Kim)”, a voler dimostrare che occorre percorrere la strada dei negoziati per risolvere una crisi assai inquietante.

“Il rischio di una spirale di prove di forza è reale”, nota Redaelli che poi aggiunge: “Non sembrano esserci molte alternative alle vie diplomatiche, per quanto spuntate possano apparire”. Vogliamo dargli credito, più per speranza che per convinzione, tenuto conto dei momenti difficili che stiamo vivendo.

Tutti ci sentiamo coinvolti. La Chiesa, anche in questa delicata fase, può giocare un suo ruolo. Lo sostiene, in un’intervista rilasciata all’agenzia Sir, monsignor Lazzaro You Heungsik, vescovo di Daejeon (Corea del sud). “La Chiesa cercherà di lavorare alla denuclearizzazione e alla costruzione della pace nella penisola coreana”, ha detto il presule.

Resta in ogni caso molto preoccupante la situazione complessiva. Con le prese di posizione di condanna del mondo intero e del Consiglio di sicurezza dell’Onu si tenta di fare pressing sul regime nordcoreano, ma le immagini che giungono dalle tv di mezzo mondo non fanno altro che aumentare crescenti preoccupazioni.

“L’unica arma sicura per la pace – ha aggiunto il vescovo di Daejeon – non è il missile, ma la riconciliazione attraverso il dialogo che deve essere condotto nel modo più sincero e con fiducia onesta”. Un cammino molto impervio, ma che non si può non tentare di percorrere.

Corriere Cesenate 31-2017

Pubblicato martedì 5 settembre 2017 alle 18:30

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