Dopo un’estate intensa, la diocesi di Cesena-Sarsina attende papa Francesco

Intervista a monsignor Douglas Regattieri alla vigilia del nuovo anno pastorale e della storica visita del pontefice

Siamo alla vigilia di un nuovo anno pastorale che si preannuncia ricco di avvenimenti e di esperienze forti. Innanzitutto la visita di papa Francesco a Cesena, il prossimo primo ottobre, in occasione dei 300 anni dalla nascita di Pio VI, il cesenate Giovanni Angelo Braschi.

Con il nostro vescovo Douglas abbiamo cercato di tracciare un mini-bilancio di un’estate molto intensa e di volgere lo sguardo in avanti.

Tra i desideri di monsignor Regattieri, espresso anche in questo dialogo, quello che le comunità cristiane siano “sempre più missionarie” e sappiano testimoniare “la gioia della fede e la bellezza del cristianesimo”. Un desiderio accompagnato da una grave preoccupazione: “Alla stragrande maggioranza dei giovani non interessa né di Dio né della Chiesa”.

Eccellenza, l’estate non è solo il tempo del divertimento, delle ferie e di uno svago vuoto di senso. È anche un periodo privilegiato per campi-scuola, centri estivi e pellegrinaggi. Lei ha girato molto nelle parrocchie e in montagna, per visitare quanti erano impegnati in queste esperienze. Che ricchezza e vitalità ha trovato nella nostra Chiesa locale?

Le esperienze ricche spiritualmente e impegnative di alcuni giovani sono da continuare e incentivare. Si tratta di alcuni giovani. Perché la stragrande maggioranza di loro è lontana, molto lontana da tutto ciò: il 90 per cento? O forse anche più. Lo dico sempre a me stesso e anche agli altri: non illudiamoci: la stragrande maggioranza delle persone e dei giovani in particolare non si interessa né di Dio né della Chiesa, né della propria formazione spirituale. Questo però non ci deve avvilire, anche se deve preoccuparci. Soprattutto non deve scalfire il nostro entusiasmo e l’impegno di continuare a proporre ai pochi esperienze di questo tipo così ricche e utili alla propria crescita personale. Devo dare atto ai sacerdoti e agli educatori che si impegnano tanto in questo campo…

Nella nostra Diocesi sono importanti anche alcune date nel cuore dell’estate: il 15 agosto al Monte e a Cesenatico, il 28 agosto la festa di san Vicinio, solo per citare gli appuntamenti più noti. Senza contare le numerose feste parrocchiali alle quali il vescovo è spesso invitato a celebrare la Messa solenne. Sembrerebbe una fede ancora molto viva, di tipo popolare, viste le partecipazioni tanto numerose. Che ne pensa il vescovo?

Sì, sono feste di tipo popolare, a cui partecipa tanta gente. Mi sembra che queste feste coinvolgano anche persone che abitualmente non frequentano la vita della Chiesa. Specialmente nelle frazioni di campagna o di montagna, nei piccoli paesi… Questa è un’ottima occasione per dare a queste persone testimonianza di una fede vera, autentica. Per questo occorre purificare le diverse manifestazioni religiose, dando anche qualche contenuto biblico, spirituale e caritativo, e non limitarsi solo alle mangiate che – certamente – offrono occasioni di aggregazione e vanno bene. Sarebbe opportuno gradualmente e discretamente arricchirle con qualcosa di più solido. Si gioca qui la capacità delle nostre comunità di essere più missionarie.

Sempre durante l’estate che si sta chiudendo lei ha compiuto due viaggi molto intensi. Uno in Africa e l’altro a Lourdes. Due itinerari diversi dai quali si è portato a casa…

Intanto i viaggi sono anche esperienze personali. Il vescovo è uno come gli altri che ha bisogno anche lui di arricchire, nutrire la sua fede anche con queste esperienze. Dal viaggio in Tanzania mi sono portato a casa il pensiero che il vescovo è vescovo della e nella Chiesa cattolica. E che il suo cuore si è allargato ancora di più, vedendo e ascoltando persone e situazioni diverse, in senso missionario. Un cuore e una mente ancora più larghi per amare di più e meglio in senso cattolico…. Da Lourdes ho portato a casa la conferma che si va a Gesù attraverso di lei, la Madre, la dolce Madre Maria. Ma i viaggi sono stati anche pastorali… Sono andato con cristiani della Diocesi e ho condiviso con loro la gioia della fede, la bellezza del cristianesimo e dell’incontro con persone diverse.

Siamo ormai alla vigilia della visita di papa Francesco a Cesena, il prossimo primo ottobre. Quali sono i sentimenti e le preoccupazioni del vescovo?

L’evento è sicuramente storico. Personalmente sono contento di averlo provocato e di viverlo in prima persona. Credo che nel mio episcopato questa del 1° ottobre sarà, per me, una giornata luminosa, capace – ne sono certo – di dare carica ai tanti giorni pesanti e alle fatiche quotidiane della guida e del ministero pastorale. Le mie preoccupazioni sono a due livelli. Innanzitutto mi auguro che sia una visita in grado di scuotere i cuori di tutti in modo da orientarli fattivamente verso il vangelo. Spero non ci si limiti all’aspetto esteriore e folcloristico della visita. Secondo: che la sicurezza del Papa e di quanti si accosteranno a lui – e speriamo siano tanti – sia garantita e salvaguardata. Questo lo dico per i venti minacciosi che all’orizzonte sembrano soffiare con forza e pericolosità. Ma su questo, le preoccupazioni sono attenuate dal grande impegno che si sta facendo da parte della Comunità diocesana, del Comune di Cesena, della Questura, della Prefettura, delle forze dell’ordine e dei tanti generosi volontari, insieme alla Gendarmeria Vaticana, perché tutto funzioni al meglio.

Eccellenza, siamo anche ormai all’inizio del nuovo anno pastorale intitolato “Nella casa di Betania. Educare alla vita buona del Vangelo nella cura degli affetti e delle relazioni”. La Diocesi metterà a tema l’affettività, nei suoi diversi aspetti. Quale vuole essere il cuore del messaggio?

Siamo, con l’anno pastorale 2017-2018, nel secondo anno del quinquennio (2016-2021) in cui come comunità cristiana guardiamo fuori di noi, fuori delle nostre comunità e dei nostri recinti per essere sempre più capaci di offrire testimonianza della vita buona e bella del Vangelo, attraverso relazioni (ecco il tema dell’affettività) fraterne sempre più cordiali, calde, sincere e generose. È evidente che da come ci vogliamo bene, da come costruiamo comunità unite e accoglienti sapremo dare ragione agli altri (ecco la missionarietà) della speranza che è in noi. Questo è il cuore del piano pastorale. Sarà un tema, quello dell’affettività e delle relazioni, che cercherò di ribadire nel corso dell’ultimo tratto della Visita pastorale che concluderò nella prossima Pasqua 2018, visitando la zona urbana.

Francesco Zanotti

Pubblicato giovedì 31 agosto 2017 alle 00:01

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