“A Sarsina accogliamo i poveri dell’Occidente”

La basilica concattedrale Santa Maria Annunziata di Sarsina e il santuario di San Vicinio accolgono ogni anno migliaia di persone (le stime parlano di quasi 80mila all’anno) animate da sentimenti differenti. Vengono in pellegrinaggio in questo luogo sacro per ricevere la benedizione con la “catena” del Santo. In basilica sono quattro i sacerdoti che prestano servizio insieme a due diaconi permanenti e a due accoliti.

In prossimità della festa patronale di San Vicinio (28 agosto) don Fiorenzo Castorri (delegato per il culto di San Vicinio ed esorcista diocesano), don Edwin Kadavandra, don Renzo Marini, don Edero Onofri ci hanno raccontato il loro servizio in Cattedrale. Dal 2014 a Sarsina il parroco è don Renato Serra.

Il ministero dell’ascolto e della consolazione è quello che caratterizza il servizio di don Fiorenzo Castorri, allievo di padre Amorth, a Sarsina da sette anni. “Chi sono le persone che accolgo? Quelli che chiamo i poveri dell’Occidente – spiega -. Sono quelli che apparentemente hanno tutto, ma a cui manca un senso da dare alla vita, una speranza”.

L’esorcista diocesano prosegue: “Incontro ogni giorno persone sole, distrutte, ferite nei rapporti umani. Portano croci da tanti anni. In una parola, sono persone che hanno bisogno di incontrare l’amore di Dio”.

Quale proposta allora? “Dico a tutti che per sentirsi bene devono avere tre amori. Il primo è l’amore di Dio, appunto, perché riempie il cuore e sana le ferite; l’amore per sé stessi, l’autostima. Molti di quelli che vengono qui sono persone ferite che non si sono perdonate; l’amore di una persona, come il coniuge”.

Molti vengono da un passato segnato da grandi dolori. Il dramma maggiore, per don Fiorenzo, “è quello dei giovani che faticano a trovare una speranza, una strada”. Tra i tanti, c’è anche chi si avvicina a questa basilica per superstizione, “credendo di essere vittima di malocchi o malefici. Cerchiamo di far capire loro che non basta una benedizione se non sono animati dal desiderio di aprirsi a Cristo. Molte persone hanno paura del diavolo, ma non hanno bisogno di Dio”.

A chi si avvicina alla basilica perché bisognoso di ascolto, don Fiorenzo propone un cammino che porta molta gente a tornare: “Così li obbligo a fare un lavoro su loro stessi. Ho la sensazione che a volte vengano a piangersi addosso. Gesù non vuole questo”.

Le persone con possessione diabolica sono una minima parte della grande umanità che affolla la Cattedrale. “È da sette anni – continua don Fiorenzo – che sto esorcizzando cinque persone, tutte donne. Solo una è stata liberata dal maligno. Delle altre, due sono in dirittura d’arrivo. Entro l’anno dovremmo riuscire a completare il cammino di liberazione”.

Don Edwin Kadavandra, giovane sacerdote indiano, presta servizio a Sarsina da poco meno di tre anni. Sta per concludere il suo percorso di studi in Teologia dell’Evangelizzazione a Bologna. “Accolgo i pellegrini, impongo loro la benedizione con il collare. Preparo le catechesi che vengono accolte con favore. Faccio colloqui personali e suggerisco approfondimenti con don Fiorenzo. La basilica di Sarsina è molto conosciuta. Tanti di quelli che decidono di venire lo fanno perché ne hanno sentito parlare. Ma quando ascolto le persone capisco che è il Signore a portarle qui”.

Don Edwin racconta come “molti si avvicinino al sacramento della confessione dopo tanti anni. Questo è un luogo di evangelizzazione. La gente ne esce più illuminata, non tanto da noi, ma dalla luce di Dio”.

“Il flusso di gente che si avvicina a questa basilica è aumentato notevolmente rispetto ad anni fa, ed è aumentato anche il servizio”. A sostenerlo è don Renzo Marini, storico parroco di Sarsina che oggi svolge un prezioso servizio in Cattedrale. Ha iniziato a Sarsina nel ’68 e di pellegrini ne ha visti passare tanti. “Molti di quelli che vengono a Sarsina lo fanno con una grande fede. Hanno una devozione particolare per San Vicinio. Le persone qui si sentono ben accolte. La chiesa di Sarsina diventa un luogo di silenzio, dove si può pregare e avvicinarsi a Dio. È un luogo di ritiro spirituale”.

Per don Renzo “sono aumentate le problematiche familiari e matrimoniali. Tocco con mano la disperazione di madri preoccupate per i figli separati. Cercano nella fede un conforto, un aiuto per andare avanti”. La domenica pomeriggio don Renzo si dedica alle confessioni. “C’è una riscoperta di questo sacramento. In tanti si riavvicinano. Sono impegnato dalle 15 fino alle 18, quando inizia la Messa. Quando imponiamo la benedizione cerchiamo di non renderla fine a se stessa. Parliamo con la gente che è in cerca di qualcosa. Proponiamo loro la risposta cristiana. Se data con umiltà, è quella che cambia la vita”.

Don Edero Onofri presta servizio in Cattedrale da meno di un anno. Nel recente passato è stato parroco presso la parrocchia di Alfero-Riofreddo. “È poco tempo che opero qui. Sto vivendo un nuovo ministero. Ho l’impressione che sia un ruolo che permetta di fare del bene alla gente. Si toccano con mano le problematiche delle famiglie, delle persone che vivono nell’incertezza, nel dubbio, nella difficoltà”.

Per don Edero “chi viene qui sembra disorientato. Spesso cerca cose molto umane: la salute, la liberazione dal malocchio. Faticano a cercare il Signore in maniera forte, difficilmente si aprono alla sua conoscenza. Ma è proprio quello che noi proponiamo loro. È la nostra risposta alle loro preoccupazioni”.

Michela Mosconi

Pubblicato giovedì 24 agosto 2017 alle 00:01

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