Un libro del pediatra Maurizio Iaia sullo svezzamento

Si intitola “L’alimentazione complementare responsiva” (Il pensiero scientifico Editore, 2016), l’autore è Maurizio Iaia, medico pediatra in servizio presso l’Ausl della Romagna, con ambulatorio a Martorano e in piazza Anna Magnani come referente per la dietetica di comunità nell’età evolutiva.
Il testo vuole essere una guida allo svezzamento per educatori e operatori sanitari dell’infanzia, una guida pratica con l’obiettivo di “accompagnare i genitori nella delicata esperienza dello svezzamento dei loro bambini”.

L’autore suggerisce le risposte ai quattro interrogativi su questo tema molto caro ai genitori: quando introdurre il primo cibo solido? come proporre i primi alimenti solidi? Quali alimenti scegliere? Come regolarsi con le quantità?
Nel manuale viene esaminato il periodo dell’alimentazione complementare responsiva che si estende dall’età di 6 mesi, quando il bambini si mostra pronto a integrare i primi alimenti solidi familiari nel mangiare, fino ai 24 mesi.
“La parola complementare – spiega il pediatra – sta a indicare come il periodo di introduzione del primo cibo solido non sostituisce l’allattamento al seno ma lo affianca in una età dove solo il latte non basta più”.
Le organizzazioni mondiali raccomandano l’inizio dello svezzamento a 6 mesi per una serie di motivi legati alle capacità più sviluppate dal bambino: “Il bambino che riesce a stare seduto, ha la capacità di raggiungere il cibo con le mani e a portarselo in bocca, masticandolo e deglutendolo”.
Con questoa acquisita prontezza neuromotoria, aggiunge Iaia, “è bello far partecipare il bambino a tavola, proponendogli cibo domestico e non baby food industriali”.
Col termine responsiva si intende “la capacità del genitore di non solo di essere presente fisicamente ma anche di essere emotivamente coinvolto nel momento del mangiare, cercando di dare risposte contingenti ai segnali che il bambino emette”. In altre parole, se si usa il cibo come strumento consolatorio per calmarlo, il bambino va incontro a confusione. Il genitore, quindi, “è chiamato a riconoscere la capacità innata di autoregolamentazione del figlio”.
È importante quello che viene definito “principio di divisione di resposnabilità”: organizzare il mangiare con cibo sano, con la telvisione spenta, senza parlare al cellulare e pianificando gli orari dei pasti. Al contempo “deve lasciare al bambino la responsabilità di determinare da solo quanto deve mangiare. Se il genitore oltrepassa la linea e invade il campo del bimbo esercitando pressione o se il bambino invade il campo del genitore decidendo cosa mangiare si creano pratiche di accudimento non resposive”.
Tutto ciò si raggiunge meglio se “non si usano esclusivamente cucchiaino o pappe perchè in questa maniera non diamo la possibilità di provare le capacità del bambino di toccare cibo con le mani”.
L’autore presenterà il suo libro sabato 19 novembre alle 17,30 presso la libreria “Giunti” in piazza san Giovanni Paolo II a Cesena.

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Pubblicato venerdì 11 novembre 2016 alle 14:04

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