Ruscello, un paese fantasma
Bagno di Romagna. Una storia travagliata che ha portato all’abbandono totale già a fine anni ’60.
VALLE SAVIO – Merita di essere ricordata, a 400 anni dalla consacrazione della propria chiesa avvenuta il 20 febbraio 1612, la parrocchia di Ruscello di Bagno di Romagna.
Una frazione oggi totalmente deserta, che ha visto fiorire la vita parrocchiale dopo l’abbandono, per ragioni di scomodità, dell’antica chiesa di Facciano, a 900 metri d’altitudine, della quale rimangono ancora sembianze in un grande edificio sul monte.
A Ruscello c’era già una chiesa, di remote origini, nel 1500 già distrutta e inagibile. Sorgeva poco sopra il rudere dell’attuale chiesa parrocchiale e la zona è ancora detta oggi popolarmente “la chiesa vecchia”. A Ruscello, dal 1603 viene spostata la sede parrocchiale che a Facciano viveva da prima del Mille. Qui il vescovo Nicola Casali, accusato di furto alle prebende parrocchiali della sua Diocesi di Sarsina, vi trova rifugio dal dicembre 1797 al marzo 1798.
Dal 1850 al 1908 Ruscello, facente parte del Granducato di Toscana, passa alla diocesi di Modigliana e diventa sede di vicariato. La vita della comunità, che sorge a 670 metri d’altezza sul livello del mare, va avanti regolarmente fino al 1956, quando il parroco don Francesco Castellani, oramai quasi solo, viene spostato e qui continuerà il servizio, salendo con un motore da Valbiano, il fratello don Renato.
Nel 1945 gli abitanti sono 150. Qualche centinaio di metri prima della chiesa c’era il villaggio di Ruscello, del quale non rimangono neanche le pietre, con annessa una piccola chiesetta eretta nell’Anno Giubilare 1800. Nel settembre 1964 viene chiusa la chiesa di Careste e le pochissime famiglie rimaste vengono convogliate a Ruscello per la messa. Il numero di abitanti, nel 1945 è di 150 persone e nel 1966, è di 9 persone divise in 3 famiglie, una della quale non frequenta quasi mai la chiesa, da come leggiamo nel resoconto della Visita Pastorale.
Nell’ottobre 1967 partono anche le ultime tre famiglie, facilitate anche dalla costruzione della strada del 1966 e la chiesa viene abbandonata. Di questo periodo è la foto, l’unica conosciuta, che ci presenta la chiesa ancora agibile con le campane al loro posto. Queste due piccole campane sono andate disperse. Ne resta fotografia e schedatura: la maggiore, fusa a Ranchio dalla fonderia Santini, era del 1572 e la minore del 1871.
Daniele Bosi