Quei bimbi salvati dalla morte
A colloquio con Anna Maria Amaducci, presidente del Movimento per la vita
Una malformazione alla vescica, cresciuta smisuratamente alla sedicesima settimana di gravidanza del loro primo figlio. S’insinua così il timore che il bimbo nasca con seri problemi e con minime prospettive di vita. I due giovani genitori residenti nella periferia cesenate cadono nella disperazione. La mamma non smette di piangere e l’aborto terapeutico sembra essere l’unica via praticabile.
Poi grazie all’interessamento di alcuni membri della loro comunità parrocchiale i due giovani arrivano al Centro di Aiuto alla vita (Cav) di Cesena.
“Non appena li abbiamo incontrati – spiega Anna Maria Amaducci ginecologa e presidente del Movimento per la vita – si è reso evidente che i due sposi avevano bisogno di sostegno e quindi abbiamo pensato di inviarli presso un medico specialista del policlinico Gemelli di Roma per un ulteriore accertamento sulle condizioni del loro piccolo. Dopo solo due giorni il professor Giuseppe Noia, da noi contattato, li ha accolti all’ospedale e ha visitato mamma e bimbo constatando che la patologia del feto non era permanente, bensì transitoria. Già durante questo nuovo consulto l’organo appariva più ridotto. Alla fine i due sposi hanno deciso di portare avanti la gravidanza e il bambino è nato senza problemi”.
Questo bimbo è uno dei tanti che il Cav di Cesena ha aiutato a venire al mondo. Nel 2011 sono stati 80. L’anno scorso infatti su 86 mamme giunte al Cav con seri problemi legati alla gravidanza o impossibilitate ad accogliere il bambino, solo 5 hanno proseguito nel loro proposito di abortire e tutte le altre hanno scelto la vita (una ha avuto un aborto spontaneo).
“Se adeguatamente aiutate e sostenute 9 donne su 10 scelgono di tenere il bambino, anche se la situazione non sempre è risolvibile. Di recente abbiamo incontrato e aiutato una signora extracomunitaria ben inserita nella nostra città che alla 20esima settimana di gravidanza ha scoperto che il suo bambino aveva una gravissima malformazione cardiaca e che era destinato a poche ore di vita. Anche in questo caso sembrava inevitabile l’aborto terapeutico, ma il Cav, grazie all’impegno di tante mamme volontarie, ha aiutato la signora a proseguire la gravidanza e l’ha assistita fino al parto consentendole di vedere anche per poco il suo figlio e poi nel doloroso momento della morte facendosi carico del funerale”.
“Quello che occorre comprendere – precisa la Amaducci – è che il 60 per cento delle donne che sceglie l’aborto lo fa per la paura di avere un figlio che incide sulle condizioni l’esistenza. Pochi sanno che per una donna l’aborto pesa per tutta la vita. Ci sono donne che a 80 anni ricordano ancora di aver compiuto questo gesto. Negli ultimi tempi si è aggravata notevolmente la sindrome da post aborto che richiede farmaci antidepressivi e adeguati percorsi psicologici. Le donne si ammalano per aver strappato da se stesse una parte di loro. E solo dopo averlo perso, capiscono che nessun bimbo cercato e voluto sarà come quello che non c’è più”.
Dare alle madri affetto e aiuto concreto
Sostegno durante la gravidanza e nel post partum. Assistenza delle famiglie fino al terzo anno del bambino. Fornitura di latte e pannolini per quelle coppie o mamme sole in difficoltà e recupero di materiale vario come carrozzine, passeggini e vestitini. Ecco solo alcuni dei servizi offerti dal Centro di aiuto alla vita (Cav) di Cesena, uno dei 331 centri presenti sul territorio nazionale.
“I Cav – spiega Anna Maria Amaducci – sono l’espressione concreta del Movimento per la vita nato a Firenze nel 1975 presso la chiesa di San Lorenzo. Da allora il Movimento, creato da Carlo Casini con l’obiettivo di recuperare la cultura e il rispetto per la vita, ha aiutato a nascere 140mila bimbi”.
A Cesena nel 2011 sono state 336 le famiglie che si sono rivolte al Cav, di cui un’ottantina per la prima volta. La coordinatrice è Maria Ridolfi. Delle famiglie seguite nel 2010, 256 hanno continuato a frequentare la struttura in corso Cavour. Lo scorso anno 25 bambini hanno ricevuto latte per neonati, 50 bambini pannolini in modo continuativo e 70 dei bimbi nati nel 2011 hanno ricevuto corredino, vestiario, latte e alimenti di ogni genere.
Il Cav non si è limitato a sostenere i piccoli, ma spesso è intervenuto a sostegno del nucleo familiare. Cinque famiglie hanno ricevuto contributi per pagare l’affitto e le bollette, mentre a 4 genitori è stato trovato un lavoro e ben 7 nuclei hanno trovato alloggio in una delle 5 case di accoglienza del Cav.
Di recente il Centro ha aperto la Casa di accoglienza a Martorano di Cesena, dove sono ospitate mamme in difficoltà, che si è andata ad aggiungere a quella in co-gestione con la locale Caritas a San Martino in Fiume e a quella del comune di Cesena però gestita dal Cav.
Negli ultimi anni il Centro di aiuto alla vita ha salvato 90 bambini con il solo progetto Gemma che propone adozioni pre-natali. L’adozione parte dal terzo mese di gravidanza fino all’intero primo anno del bambino. E’ garantito l’anonimato, ma chi adotta è tenuto informato dal Centro di aiuto della propria città sugli sviluppi della gravidanza e sulle condizioni del bambino. Nel 2011 sono stati attivati 17 progetti Gemma a Cesena.
Il Cav di Cesena può contare sull’opera di 8 volontarie che svolgono attività di sostegno e accompagnamento nel difficile cammino verso l’autonomia economica e nella gestione dei figli. Inoltre nel comprensorio sono presenti 12 famiglie definite “d’appoggio” che si prodigano ogni giorno per dare rinnovata speranza alle giovani coppie e alle mamme in difficoltà.
Per informazioni sul Centro di Aiuto alla Vita (corso Cavour, 132) telefonare al numero 0547-29153 (lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 16.30 alle ore 18.30) oppure al 3490981604.
Per urgenze è possibile chiamare anche il numero verde Sos 8008-13000 (e-mail : aiutoallavitacesena@libero.it, www.cavcesena.it).
Barbara Baronio
In merito alla considerazione che “In Emilia Romagna si finanzia la sterilizzazione di cani e gatti ma si trascura la maternità” (inserita nel primo piano sul Centro aiuto alla vita), è importante ricordare che il controllo delle nascite mediante la sterilizzazione è l’arma più efficace di cui si dispone per combattere il randagismo dei cani, la sovrappopolazione dei rifugi e delle colonie feline in libertà, prevenendo così la diffusione di eventuali malattie.
Confido anch’io, come la presidente del Cav, che la Regione si attivi concretamente per aiutare le gravidanze in difficoltà, ma piuttosto che fare sconvenienti sovrapposizioni fra essere umani e animali, auspicherei che quando si toccano queste tematiche si parlasse anche di contraccezione e della necessità di una maggiore informazione tra i giovani, che comporterebbe sicuramente un minore ricorso all’aborto.
Carissima Francesca, mi permetto due sole brevi considerazioni. La prima sulle “sconvenienti sovrapposizioni”, come le chiami tu, fra essere umani e animali. Beh, mi pare che la differenze ci sia e sia evidente. La seconda riguardo alla contraccezione, mal digerita da tantissimi. Su questo argomento ti rispondo con una battuta che utilizzai tempo fa con un mio amico che mi obiettava gli stessi tuoi argomenti. Per far comprendere il rispetto della persona che sta alla base delle indicazioni della Chiesa in merito al non utilizzo di metodi artificiali per la regolamentazione delle nascite, ma l’assenso ai metodi naturali, io risposi così: “Un fatto è farlo quando vuoi, un altro è quando puoi”. E’ la prospettiva che cambia. E’ l’atteggiamento verso il coniuge che muta. Nel secondo caso è quello del rispetto verso chi ti sta davanti. Non si può guardare la moglie o il marito pensando al possesso. Dobbiamo avere uno sguardo nuovo, di condivisione di tutta la vita, così come ci è stata donata. Di accettazione dell’altro, dei suoi ritmi, delle sue particolarità. Di tutte, nessuna esclusa, nel bene e nel male. Nella buona e nella cattiva sorte. Proprio come ci insegnano questi giorni di grande neve: smettiamo di pensare di poter controllare tutto.
Buona domenica.
Francesco Zanotti
direttore
Le tue parole, caro direttore, sono certamente condivisibili, però ti riferisci al rispetto della persona esclusivamente nel rapporto tra marito e moglie.
E per quanto riguarda gli adolescenti? Vogliamo negare che i giovani inizino ad avere rapporti sessuali sempre più precocemente e che con loro non si possono utilizzare le stesse argomentazioni, in quanto privi di quella maturità ed esperienza necessaria?
L’obiettivo deve essere quello di educare i giovani all’amore, certo. Ma si tratta di un percorso non immediato e a volte tortuoso. E nel frattempo? Li invitiamo alla castità e non gli parliamo di educazione sessuale? Va bene, ma non lamentiamoci poi del numero degli aborti!
Su questo punto la Chiesa potrà anche fare finta di niente, ma un giornale – benché di ispirazione cattolica – non può vivere al di fuori della realtà.
p.s. La sovrapposizione fra animali ed esseri umani è ‘sconveniente’ perché l’una non esclude l’altra. In questo modo si dà l’idea che i soldi destinati agli animali vengano tolti agli umani. Tra l’altro la Regione ha utilizzato finanziamenti statali per la prevenzione sul randagismo.
Carissima Francesca, non spendo altre parole sulla questione soldi per gli animali e per le persone. Ci sono priorità che non possiamo dimenticare.
Per quel che riguarda gli adolescenti, nessuno si nasconde nulla. E ci mancherebbe. In tema di aborto, ma vado a memoria, mi pare che venga più praticato dalle donne sposate o già con figli, come metodo di regolazione delle nascite. E non sto a commentare.
Educare i giovani all’amore significa far comprendere che ciò che si ha di più caro non va svilito come una banalità, ma custodito e donato dentro a un legame “per sempre”.
Cordialmente.
Francesco Zanotti
direttore