Semplificare e migliorare
di Francesco Zanotti
Ci sono segnali positivi. Ce ne sono anche di poco incoraggianti. Tutto è in movimento, condizionato da un vento molto mutato nel giro di poche settimane. L’Italia che si confronta con la crisi non può più permettersi di stare a guardare.
I cittadini, dal primo all’ultimo, hanno compreso che occorre il sostegno di tutti per uscire da un tunnel che era sembrato senza sbocchi.
Le turbolenze sui mercati sono ancora in corso e non cesseranno di certo perché la Guardia di Finanza prosegue con i suoi blitz nel nord del Paese. Lo spread continua a essere sotto pressione, nella speranza che quota 500 resti solo un brutto ricordo.
È l’economia reale che non accenna a riprendersi. I dati sulla disoccupazione sono preoccupanti, specie quelli riferiti ai giovani che non trovano lavoro, oltre il 30 per cento secondo le ultime statistiche pubblicate.
L’esecutivo guidato da Mario Monti prosegue nel suo cammino per il risanamento del Paese. Liberalizzazioni e semplificazioni dovrebbero alleggerire il peso di alcuni privilegi e di una burocrazia spesso soffocante per favorire da un lato uno snellimento nella pubblica amministrazione e dall’altro incentivare la libera concorrenza.
Molte categorie si lamentano. Risalgono solo alla scorsa settimana i blocchi dei Tir che hanno messo in difficoltà diverse regioni. Professionisti e commercianti sono in agitazione e si prevedono diverse giornate di sciopero per un febbraio che si preannuncia molto caldo. Non accennano a diminuire le resistenze provenienti da diversi settori economici che negli anni hanno accumulato rendite di posizione oggi non più difendibili.
Ormai il clima generale è cambiato. Siamo usciti da quello anticasta, per arrivare a un atteggiamento più responsabile da parte di tutti. L’evasione rimane un cancro da estirpare quanto prima. I recenti controlli effettuati a Cortina e a Milano dimostrano che in questo Paese si può migliorare, e anche molto. Il Prodotto interno lordo, il famoso Pil, potrebbe aumentare in modo consistente anche solo scovando gli evasori, troppo spesso tollerati dai controllori e compiaciuti da un’opinione pubblica complice.
Occorre recuperare un maggiore senso di corresponsabilità. Da soli non si va da nessuna parte, né come Paese né come singoli. La storia europea degli ultimi mesi conferma che le decisioni degli uni incidono su quelle degli altri, in un tourbillon di alti e bassi che non favorisce nessuno se non si mette al primo posto il bene comune, quel bene che è molto di più della somma del bene di tutti.