Un’Italia da salvare

di Francesco Zanotti

Prendere o lasciare. È questo l’aut aut posto dal governo guidato dal professor Monti. “Chiamate questa manovra decreto salva-Italia”, ha sottolineato il presidente del Consiglio durante una conferenza stampa durata due ore.

I ministri hanno lavorato duro in questi primi giorni dal loro insediamento e domenica scorsa hanno varato un ulteriore intervento sui conti pubblici. L’obiettivo è chiaro a tutti: superare l’attuale momento drammatico del nostro Paese e dell’Europa per salvare la moneta unica.

La medicina è amara, se non amarissima. Lo ha dimostrato in modo eloquente il ministro del Welfare, Elsa Fornero, quando, nel corso dell’incontro con i giornalisti, non ha retto alla pressione della parola “sacrificio” e in diretta televisiva ha pianto davanti a milioni di telespettatori. Lo stesso ministro, però, ha saputo manifestare il volto umano di questo nuovo esecutivo tecnico che si è saputo sintonizzare con la gente.

Ci ha pensato anche lo stesso Monti a riconquistare un po’ di credibilità, con un gesto personale. Quando ha annunciato la sua rinuncia alle indennità che gli spetterebbero come presidente e come ministro dell’Economia, ha dato un segnale al Paese che vale molto di più rispetto a quanto resta nelle casse dello Stato.

I provvedimenti assunti, ancora da verificare nello specifico, impongono sacrifici a tutte le fasce della popolazione. Gli interventi dolorosi sui pensionati che non vedranno più adeguate le loro retribuzioni ricordano a milioni di italiani la gravità della situazione. O si fa cassa subito, oppure si va a fondo. Il messaggio è chiarissimo.

Non c’è stato il temuto incremento delle aliquote Irpef, ma c’è la reintroduzione dell’Ici e si pagheranno due punti in più di Iva dal secondo semestre dell’anno prossimo. I capitali rientrati grazie allo scudo subiranno un intervento una tantum dell’1,5 per cento e saranno colpite auto di lusso, barche e aerei privati.

Forse si poteva agire di più sulla lotta all’evasione. Il limite per la tracciabilità delle operazioni è stato abbassato a mille euro, ma si doveva arrivare a 500, se non a cento.

La strada giusta pare sia stata intrapresa, nella speranza che nessuno in Parlamento pensi di imbrigliare provvedimenti duri, ma indispensabili. Davanti al malato moribondo non ci si può permettere di andare tanto per il sottile. Monti sta guidando un’equipe di medici cui è stato consegnato un Paese sull’orlo del baratro. La marcia indietro è stata inserita. Ora ci vuole il contributo di ciascuno, nessuno escluso, per il bene di tutti.

Pubblicato martedì 6 dicembre 2011 alle 17:30

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