Tanti muri dove è nato Gesù
Originale viaggio aziendale in Terra Santa promosso dall’azienda cesenate “Amico Sole”
Quattro giorni in Terra Santa, lo scorso fine settimana, vissuti tutti d’un fiato. L’immagine più sconvolgente è il muro, un ammasso di blocchi di cemento alto 12 metri eretto dal governo israeliano per circondare Betlemme. Un obbrobrio di questo nostro tempo definito di pace che crea sgomento e quasi toglie il respiro.
Al check point giovanissimi soldati israeliani fermano chiunque desidera entrare nella città in cui oltre duemila anni fa nacque Gesù di Nazareth. Dopo una breve attesa, il pullman con i 44 cesenati che hanno accolto l’invito dell’imprenditore Mauro Bonacci viene lasciato transitare.
Oltrepassato il blocco si apre un’altra realtà. Pochi chilometri di distanza separano il luogo della natività da quello della Resurrezione, ma le differenze sono evidenti. Il tenore di vita scende in maniera vistosa, così come avviene in ogni territorio sotto l’amministrazione palestinese.
A Gerico forse è anche peggio. Nella cittadina che ricorda l’episodio di Cristo che si autoinvita nella casa di Zaccheo, la tempra della gente è rimasta fiaccata dall’assedio di qualche anno fa. I cristiani sono solo 400. Fra questi 200 sono cattolici. I negozi sono dei bazar in cui si vende di tutto, anche se qui spopolano piccole banane e datteri.
Gerusalemme vecchia ammalia chiunque si avventuri nei suoi vicoli. La porta di Damasco conduce alla via dolorosa e alla basilica del Santo Sepolcro: la Via Crucis si snoda fra i mille negozietti zeppi di gente in cui si scambia ogni tipo di merce. Le spezie riempiono l’aria di un odore caratteristico che si ritrova in ogni piatto tipico servito al ristorante. Di tanto in tanto un buon profumo di pane caldo ci accompagna lungo le stradine che si inerpicano verso la parte alta della città dove sono situati i quartieri armeno e cristiano.
Scendendo dalla porta di Jaffa verso il Muro del pianto si attraversa la zona ebraica, la meglio conservata e dove l’ordine è più evidente. Gli ebrei osservanti vanno e vengono svelti con i loro cappelli neri e i boccoli che li identificano a distanza. L’emozione è sempre forte quando ci si avvicina al loro luogo di preghiera.
Non manca il controllo al metal detector e occorre indossare la tipica kippah per avvicinarsi come fece papa Giovanni Paolo II, ma l’occasione è davvero unica per fermarsi un attimo in raccoglimento, ciascuno con la sua preghiera. Il Getsemani, la basilica del Cenacolo, il luogo del processo a Gesù, della sua morte e della sua Resurrezione: tutto parla della Salvezza e ogni angolo riserva una sorpresa che pone interrogativi anche a chi è arrivato fin quaggiù con l’intento di farsi la solita vacanza.
Nella basilica del Santo Sepolcro celebrano in contemporanea copti, siriani, armeni, cattolici e ortodossi, in una polifonia di inni al Signore che sembra disturbare, ma che fa anche comprendere come tutti non vogliano rinunciare a essere presenti in questo luogo che ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’umanità.
“Gerusalemme è contrasto e contraddizione”, riferisce Samuel, la guida di origine palestinese, di passaporto israeliano e di fede cattolica. Lui stesso è un crogiuolo di nazionalità e di diversità, con la moglie italiana. In questa terra martoriata convivono ebrei osservanti e laici, arabi cristiani e arabi non credenti con passaporto israeliano, palestinesi cristiani (sempre meno numerosi) e palestinesi musulmani.
All’uscita del museo Yad Vashem, le giovani israeliane in pianto testimoniano come l’Olocausto sofferto da questo popolo perseguitato da secoli sia una ferita non ancora rimarginata. Non è semplice orientarsi, soprattutto per chi pensa di avere in tasca soluzioni da proporre dopo pochi giorni di permanenza.
Prima di lasciare il Paese, all’aeroporto di Tel Aviv si comprende un’ultima volta il clima in cui la gente vive ogni giorno. Occorrono oltre due ore per il controllo delle valigie e ci sono file estenuanti per i passaporti e i bagagli a mano. Il messaggio è uno solo e chiaro: la sicurezza prima di tutto, prima del turismo, dei soldi e del business.
Francesco Zanotti