Il diacono è uomo, sposo e discepolo di Cristo

Messaggio del vescovo di Cesena-Sarsina Douglas Regattieri in occasione del 25esimo anniversario di presenza del diaconato permanente in diocesi. Sabato 19 alle 18 in Cattedrale una Messa per ringraziare

Sono 25 anni che in Diocesi è stato ripristinato il diaconato permanente. Vogliamo ricordare questa ricorrenza per ridare al ministero diaconale slancio, vitalità e freschezza.

Sabato 19 novembre, alle ore 18, ci ritroviamo nella nostra Cattedrale per rendere grazie a Dio con l’Eucaristia di questo grande dono.

Le ricorrenze servono anche per ripulire, aggiornare, rimotivare. Dopo 25 anni di esperienza, insieme al doveroso ringraziamento che tutta la Diocesi innalza al Padre celeste, ci vuole anche la verifica e il coraggio di affrontare le nuove sfide del tempo moderno a cui il diaconato è chiamato a dare risposte.

Durante l’anno non mancheranno altre occasioni per ritornare su questo tema. A livello di organismi diocesani (Consiglio presbiterale, aggiornamento del clero…) abbiamo messo in calendario questa tematica. Sarà bene che anche nelle parrocchie non manchi una riflessione che aiuti ad una verifica seria e una rinnovamento autentico dell’esercizio di questo ministero.

Vorrei ora iniziare la riflessione con queste poche righe, augurandomi che trovino accoglienza in tutti e siano di stimolo per la riflessione comune. Mi chiedo: chi è il diacono? Si noti: non mi chiedo: che cosa fa, che cosa può fare il diacono? Questa domanda viene dopo.

Anzitutto ci chiediamo: chi è diacono? Provo a rispondere con quattro affermazioni: È un uomo. Detto così sembra ovvio e persino banale. Intendo invece sottolineare con forza l’importanza che il diacono possieda una umanità seria e matura; e questo non è sempre scontato. Ciò implica: fedeltà alla parola, laboriosità, sincerità e trasparenza, prudenza ed equilibrio, capacità di avere e intessere relazioni vere e autentiche, spirito di servizio a partire dalla consapevolezza del proprio limite e della propria fragilità.

È uno sposo. Il diacono può essere anche celibe. Ma finora nella nostra Diocesi tutti i diaconi permanenti del passato e del presente sono coniugati, eccetto tre di loro che sono stati successivamente ordinati presbiteri. Il diacono quindi da noi è uno sposo. La prima vocazione, dopo quella battesimale, è il matrimonio cristiano. Essa viene prima della chiamata diaconale. Il diacono ha una famiglia, la sua famiglia ‘naturale’ a cui deve essere assolutamente fedele e unito. Si può legittimamente perciò parlare di coppia diaconale, perché la moglie (e anche i figli) partecipa a pieno a titolo e condivide attivamente al ministero del marito.

È un discepolo di Cristo. Conformato a Cristo in quanto battezzato, è discepolo del Signore rappresentando in modo particolare il Cristo servo (il presbitero riproduce nella Chiesa il Cristo pastore e guida del popolo, mentre il religioso – consacrato in un istituto religioso o monacale o secolare o nell’Ordo Virginum – è immagine di Cristo sposo). L’essere discepolo implica per lui l’ascolto orante di Dio, la preghiera con la celebrazione dell’Eucaristia e della Liturgia delle Ore, l’obbedienza della fede. Il diacono deve essere discepolo di grande fede. Si esige in lui la capacità di donarsi, di affidarsi e abbandonarsi con umile disponibilità alla volontà e alla Provvidenza di Dio.

È un ministro della Chiesa. Concretamente inserito nel contesto diocesano e parrocchiale, si pone al servizio del Vescovo che gli può affidare un compito da svolgere su tutto il territorio diocesano, anche in considerazione delle necessità pastorali del momento. Con il Vescovo e i presbiteri forma un’unica grande famiglia partecipando dell’unico sacerdozio ministeriale di Cristo. Il suo servizio ecclesiale si esplica sulle tre grandi dimensioni della vita pastorale: la Parola di Dio e la catechesi, la Liturgia e la Carità. Ma è quest’ultima a vederlo particolarmente presente e attento a imitazione dei grandi diaconi santi della chiesa antica: Stefano, Lorenzo, Vincenzo. Volentieri e più facilmente lo si deve incontrare nelle Caritas parrocchiali o zonali o diocesana, nei gruppi caritativi o nelle associazioni che prevedono servizi alla persona più sofferente, come gli ammalati, gli anziani, i portatori di handicap e gli stranieri.

Preghiamo e lavoriamo perché da questa ricorrenza giubilare si possa ripartire con un impegno rinnovato a servizio del Vangelo del Signore dentro e in comunione con la nostra Chiesa locale.

Douglas Regattieri
vescovo

Pubblicato giovedì 17 novembre 2011 alle 00:00

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