Come superare un lutto

La testimonianza di una madre rimasta vedova da pochi mesi

Mi chiamo Giorgia, sono una catechista della parrocchia San Giacomo di Cesenatico. Ho due figlie: Debora e Anna di 10 e 7 anni. Sono stata sposata con Giovanni fino all’aprile di quest’anno, fino al giorno in cui Giovanni è salito alla casa del Padre dopo una brutta malattia durata circa due anni.

Vorrei raccontarvi la mia esperienza, se può servire ad aiutare qualcun altro.

Il nostro matrimonio, fino a quando Giovanni si è ammalato, è stato molto normale, come tanti preso a volte dalla noia e dalla routine. Ma dal giorno che ci hanno diagnosticato la leucemia tutto è cambiato. La nostra vita è cambiata in tutti i sensi e anche la nostra famiglia. Abbiamo vissuto con tante paure per quello che poteva succedere, ma ci siamo affidati ogni giorno al Signore con la preghiera.

Devo dire che questi due anni di malattia sono stati i più belli per noi come coppia, perché abbiamo capito veramente i veri valori quali sono. Dopo un trapianto di midollo osseo che credevamo fosse riuscito, è arrivata la ricaduta della leucemia e Giovanni il 3 aprile, dopo 12 giorni di ricovero molto dolorosi, è deceduto. Ma in tutto questo Giovanni e io abbiamo ringraziato il Signore per questa croce perché grazie ad essa ci siamo avvicinati tanto come coppia e come famiglia.

Il Signore dà le croci e le permette sempre per un bene più grande e noi lo abbiamo verificato, tanto che Giovanni il giorno prima dell’ultimo ricovero al nostro parroco Don Gian Piero ha detto queste parole : “So cosa mi aspetta ora, ma sono contento perché tutto questo ha portato tanto bene alla nostra famiglia”.

Ora che Giovanni non c’è più con noi, per me è molto difficile e sento tanto la sua mancanza ma, grazie alla comunità che abbiamo avuto sempre vicino dal giorno della malattia e per questo ringrazio, ci facciamo tanta forza. Con questa mia esperienza vorrei dire a tutti quelli che ora stanno soffrendo per una croce, che il Signore non è lontano da noi come può sembrare in questi momenti, ma molto più vicino di prima e di continuare a fidarci di Lui.

Giorgia

L’esperienza di Giorgia e Giovanni è stata per la nostra parrocchia un’esperienza di comunità. Fin dall’inizio della malattia hanno voluto condividere con noi la loro sofferenza e hanno chiesto dei essere accompagnati con la preghiera. Quando Giovanni tornava dai ricoveri, e partecipava alla Messa, era tanta la gioia di rivederlo, di parlargli che a volte si doveva sottrarre alle nostre “effusioni”. Giovanni serviva all’altare ogni domenica e nei momenti in cui era all’ospedale, pur sentendo la sua mancanza, ci sembrava di continuare a vederlo.

In questo doloroso anno abbiamo vissuto cosa vuol dire “Parrocchia: famiglia di famiglie” dove ognuno si è reso disponibile in tanti piccoli servizi, come ad esempio, accompagnare e andare a prendere tutti i giorni Giorgia in stazione, stare con le bambine nei lunghi giorni dei ricovero e, soprattutto, i vari gruppi parrocchiali si sono uniti in un preghiera continua per la guarigione di Giovanni.

Siamo certi che per diversi parrocchiani è stata l’occasione per ricominciare a pregare e questo pensiamo sia già un miracolo.

La comunità di San Giacomo

Pubblicato giovedì 10 novembre 2011 alle 00:01

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