Mensa Caritas: aumentano gli italiani in cerca d’aiuto
Lo sottolinea il vicedirettore Gino Della Vittoria, il quale lancia anche un appello per coinvolgere un numero maggiore di volontari e aumentare i servizi offerti
“Venerdì scorso, a pranzo in mensa, avevamo 16 italiani e due stranieri. Chi crede che la povertà sia solo degli immigrati, non ha capito quale tipo di situazione stiamo attraversando”.
Così si esprime Gino Della Vittoria, vicedirettore della Caritas diocesana per far capire che nel Cesenate la crisi si sta facendo sentire oggi più che mai.
La linea di demarcazione è netta: chi ha il lavoro, più o meno, non sta risentendo della crisi e continua a vivere la propria vita così come ha sempre fatto. Chi ha perso il proprio posto, soprattutto se a lavorare in famiglia era solo uno, si trova in grossa difficoltà.
Alla Caritas ogni giorno arrivano persone, timorose e con un certo senso di vergogna, che fino a pochi mesi fa non si sarebbero mai aspettate di dover chiedere il pacco degli alimenti.
“Stiamo assistendo a una povertà di ritorno – continua Della Vittoria – che genera in chi la vive vergogna e umiliazione. Si tratta di persone, per lo più straniere, che erano passate in Caritas 8- 10 anni fa. Poi avevano trovato lavoro, avevano richiamato i propri congiunti andando ad abitare in un appartamento in affitto. Insomma, si erano costruiti una dignitosissima vita di lavoro, casa in locazione e famiglia. Ma alcuni di questi oggi sono stati licenziati e, non avendo una rete di parenti che possa aiutarli, sono tornati in Caritas a chiedere aiuto. Non se l’aspettavano, pensavano di essersi ormai affrancati dalla povertà e di poter vivere con dignità. Ma così non è stato”.
Affitti da vergognarsi
In molti casi le famiglie, sia italiane, sia straniere, vanno in crisi quando non hanno la casa di proprietà ma sono in affitto. E ciò si verifica anche in quelle realtà dove rimane comunque uno stipendio, in quanto nel territorio è difficile trovare affitti inferiori a 500-600 euro al mese.
“Conosciamo diversi casi – aggiunge il vicedirettore – dove la famiglia è rimasta con uno stipendio da 1000 euro al mese, che non sono sufficienti quando si paga un affitto da 500 euro. Basta che arrivi, e arriva, una bolletta del gas ed ecco che non ci sono più i soldi per mangiare e per comprare i libri e i quaderni per i figli. Vorrei far sapere a tutti che non sono casi rari: sono frequenti anche nella nostra Cesena così come nelle città vicine”.
Una soluzione al problema del caro-affitti non è semplice. Della Vittoria dice che alcuni proprietari sono stati encomiabili, dimezzando la pigione, oppure non ricevono i soldi da più di un anno ma non eseguono lo sfratto mostrando una carità e un’umanità straordinarie.
“Ma sono pochi casi, che si contano sulle dita delle mani. Nella maggior parte delle situazioni non c’è disponibilità e il proprietario pretende tutti i suoi soldi. Sarà pur vero che ci sono contratti o accordi regolari, ma ciò non toglie che con questi affitti si va a ledere la dignità delle persone povere”.
Il Fondo di solidarietà promosso dalla Diocesi tre anni fa, col supporto delle amministrazioni pubbliche, di enti, associazioni di categoria, Fondazioni e aziende e, soprattutto, della generosità di tanti cittadini non toccati dalla crisi, è terminato. In tre tornate, dal 2009 al 2011, sono state aiutate 118 famiglie italiane e 301 straniere. Sono stati erogati 145mila euro per gli affitti, 80mila per le bollette Hera, 20mila per le bollette Enel, 14mila per altre spese, 41mila euro per gli alimenti.
“Ciò che dispiace – precisa Della Vittoria – è che la metà del Fondo è andato per l’affitto, cioè è stato girato a quei proprietari, non tutti, ma sicuramente molti, che in realtà non sono in difficoltà e avrebbero potuto abbassare i canoni o almeno aspettare un po’ di tempo prima di batter cassa”.
Per fare in modo che i soldi erogati finissero davvero per coprire le spese della famiglia e non fossero usati per scopi impropri (alcol, gioco, spese inutili) la Caritas ha pagato direttamente le bollette o gli affitti per conto delle persone che ne facevano richiesta.
Si cercano volontari
Ma non si tratta solo di soldi: prima di tutto ci vogliono persone disponibili a farsi partecipi, umanamente e da un punto di vista solidale, delle difficoltà delle famiglie. Il gruppo Caritas è affiatato, ma servirebbero più volontari.
Della Vittoria dice che “uno dei nostri problemi sta nella carenza di volontari. Se avessimo più persone disponibili, potremmo fare di più. Non si può chiedere a coloro che sono sempre presenti di aumentare ancora di più il proprio impegno. Se avessimo più volontari potremmo organizzarci in modo da fornire i pasti anche alla sera e nei giorni festivi. Dar da mangiare alla gente una volta al giorno, e non nei giorni di festa, è riduttivo. Per aumentare i pasti ci servirebbe un furgoncino refrigerato così da poter ritirare gli alimenti da coloro che ce li offrono. Ad esempio, diverse mense scolastiche o esercizi di ristorazione collettiva ogni giorno hanno pasti che avanzano e che offrono per i bisogni dei poveri. Ma noi, non avendo un mezzo e neppure i volontari disponibili in numero sufficiente, dobbiamo declinare questa opportunità. Per questo lanciamo un appello a tutti coloro che possono dedicare un po’ di ore in aiuto ai poveri. Fare carità non significa solo dare dei soldi. Dedicare il proprio tempo ha la stessa, o forse anche maggiore, importanza”.
Gino Della Vittoria non dimentica di mettere in luce la rete delle Caritas parrocchiali e dei volontari che operano quotidianamente in silenzio offrendo dei servizi insostituibili. “Carità – conclude – non è solo dare da mangiare e bere. Il nostro ruolo è anche quello di svegliare la gente alla carità del Vangelo”.
Cristiano Riciputi