William D’Altri: un anniversario da non dimenticare

Il giovane cesenate morì nel 1936 durante la guerra coloniale d’Etiopia

CESENA – Da qualche giorno i giardini Savelli di Cesena, conosciuti dai più anziani come “gioco del tennis”, sono tornati a lucido dopo mesi di intenso lavoro. L’iniziativa di un gruppo di privati, che ha ottenuto l’area in concessione dal Comune mediante finanza di progetto, ha ridato nuova vita a un angolo importante e frequentatissimo di viale Carducci. Eppure a pochi metri dai Savelli, lungo quello che in un tempo lontano era il viale principe della “vasca cittadina”, vi sono angoli negletti. Emblematico, a questo proposito, lo stato di abbandono in cui versa il busto di William D’Altri, giovane cesenate caduto in Africa orientale negli anni trenta del secolo scorso.

Nato nell’agosto 1913, D’Altri prese parte alla guerra coloniale in Etiopia con il grado di primo aviere motorista. Venne trucidato assieme a una dozzina di commilitoni nel corso di una missione che, sulla carta, non avrebbe dovuto comportare grandi rischi.

I fatti risalgono alla fine del giugno 1936, un mese e mezzo dopo la “proclamazione dell’impero” da parte del capo del Governo e duce del fascismo Benito Mussolini. Dopo la caduta di Addis Abeba, il 5 maggio, gran parte dei militari italiani aveva fatto ritorno in patria. Molti aviatori erano rimasti nel corno d’Africa, presenza indispensabile in una terra dalle vaste distanze e dai collegamenti stradali pressoché inesistenti.

Il 26 giugno la Regia aeronautica approntò due trimotori Caproni per una missione nell’ovest etiopico, dove erano ancora attivi gruppi di resistenti locali, supportati dagli inglesi. Una dozzina di militari italiani, accompagnati da due interpreti e un missionario della Consolata (in buoni rapporti con la gente del posto), avrebbe dovuto raggiungere la località di Lekemptì (o Lekemti come si legge in certi testi) e ricevere in forma ufficiale la sottomissione di quell’area all’Impero. Il gruppo era guidato dal generale di brigata aerea Enzo Magliocco, al quale è stato intitolato successivamente l’aeroporto di Comiso (Ragusa), e dal tre volte medaglia d’oro maggiore Antonio Locatelli.

La missione di routine si trasformò però in un massacro. Tra il 26 e il 27 giugno 1936 il gruppo di italiani, accampato per la notte a Bonaya (regione dell’Uollega), venne attaccato da una banda di ex-regolari abbissini. Non si sa se i militari furono in grado o meno di rispondere al fuoco. Del gruppo si salvò solo il missionario padre Borrello (alloggiato altrove ospite di amici), mentre William D’Altri perse la vita a soli 23 anni non compiuti.

Nello stesso anno, sempre a Lekemptì, perse la vita anche il colonnello dell’aviazione Ivo Oliveti, 40enne originario di Borghi. Lekemptì venne poi conquistata da una nuova missione aerea nel novembre 1936.

Tutti i caduti vennero insigniti di medaglia d’oro al valor militare. Nella motivazione di William D’Altri (che riporta, erroneamente, la data giugno 1935), si legge: “Chiedeva volontariamente di partecipare ad ardita e rischiosa impresa aeronautica tendente ad affermare il nostro possesso su lontana regione. Attaccato da soverchianti forze ribelli, anziché cercare scampo e rifugio, si stringeva attorno ai suoi ufficiali, battendosi strenuamente e valorosamente fino all’estremo sacrificio. Mirabile esempio di generoso ardimento, di consapevole fermezza e sentimento del dovere”.

Il mese prossimo ricorrerà il 75esimo anniversario della morte di questa giovane medaglia d’oro cesenate. Il rinnovarne la memoria potrebbe togliere un po’ di polvere a qualcuna delle pagine meno conosciute della nostra storia centocinquantenaria.

Michelangelo Bucci

Pubblicato giovedì 19 maggio 2011 alle 00:03

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