L’innato desiderio di qualcosa di più grande

di Francesco Zanotti

E’ al via un nuovo anno pastorale. Parte fra pochi giorni anche un nuovo anno scolastico. Le città e i paesi stanno per riprendere il loro assetto di sempre. Aumenta il traffico, che torna caotico e fastidioso. L’aria è più frizzante, la luce del giorno è settembrina, quella che annuncia a tutti che l’estate è chiusa ormai in maniera definitiva.

Non si tratta, chiariamoci subito, di tornare alla solita routine.

Nulla, di certo, è come lo avevamo lasciato prima delle vacanze. Le esperienze vissute nei mesi estivi lasciano il segno, in ogni caso. Belle o brutte che siano state, tutto ciò che si vive traccia un segno in ciascuno di noi, nei nostri cuori, nelle nostre menti. Nulla è ininfluente, anche ciò che per definizione vorrebbe esserlo.

Un nuovo anno, come un nuovo giorno o una nuova avventura, mantiene in sé sempre qualcosa di magico. E’ il gusto della scoperta, della ricerca di qualcosa di originale, che ancora non è accaduto. E’ il desiderio di scoprire, di vedere al di là di ciò che si domina che spinge ognuno di noi a muoversi, a compiere un passo,ad andare avanti ogni giorno.

Siamo tutti chiamati a muoverci con fiducia verso il domani. Ma cosa spinge l’uomo ogni giorno verso lidi sconosciuti? E’ l’innato desiderio di qualcosa di più grande, che va oltre, che guarda là dove ancora oggi non si vede nulla. Ci vuole un approdo verso cui puntare. Occorre “uno sguardo di più lunga gittata”: sono le parole usate dal giovane autore Alessandro D’Avenia nell’editoriale pubblicato da Avvenire mercoledì scorso a proposito di dispersione scolastica dall’eloquente e allarmante titolo “chi abbandona è abbandonato”. “La crisi dei giovani è crisi di maestri”.

Non possiamo non sentirci interpellati. Non si può sfuggire, non si può fare finta di non sapere. Mantenere lo status quo garantisce solo chi è già garantito, ma non incoraggia chi si affaccia alla vita. Una società che invecchia a ritmi incalzanti non dà fiducia e non trasmette stima nelle nuove generazioni accerchiate da adulti intenti a soddisfare solo loro stessi. I figli troppo spesso sono un peso da sopportare o un inciampo da evitare, o al massimo un bene personale da conservare sotto tutela, al riparo da cadute e da ostacoli.

Mancano i maestri, è vero, e mancano anche i testimoni, quelli che parlano poco,ma raccontano molto con la loro vita. Quelli che hanno passione e cuore per chi gli sta accanto.Quelli che sbagliano mille volte al giorno e altre mille volte sono capaci di domandare perdono, di mendicare un gesto di misericordia da Dio, ma anche dal coniuge, dai figli, dagli amici, dai colleghi. Mancano questi maestri? Forse sono più vicini di quel che pensiamo.

Pubblicato mercoledì 8 settembre 2010 alle 17:30

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