I cattolici, la politica e le emergenze. Occorre sostenere molto di più la famiglia
Gentile direttore,
ho letto con molta attenzione la lettera del dottor Arturo Alberti pubblicata sul vostro giornale (Corriere Cesenate n. 30 del 27 agosto 2010). Alberti è persona che stimo molto per il suo grande impegno sociale e credo potrebbe dare tanto nel divenire politico della nostra città. Ne condivido i contenuti e le proposte. Vorrei però prendere spunto dalla sua lettera per allargare un po’ il ragionamento.
È sotto gli occhi di tutti che stiamo vivendo un momento di grande difficoltà politica che si manifesta in una dannosa incapacità di governo, nonostante questo poggi su una maggioranza dai numeri impressionanti e che si estrinseca nell’impossibilità, nonostante i proclami e gli slogan, di mettere davanti a tutto i problemi e le reali esigenze dei cittadini.
Un esempio su tutti è il cosiddetto “processo breve”. Nei giorni scorsi abbiamo ascoltato il Ministro della giustizia Alfano affermare che il processo breve è una priorità per il nostro Paese. Ma come si fa a dire una cosa simile? Come si fa a non capire che c’è una gran parte di italiani che non arriva a fine mese, che ci sono tanti giovani che non trovano lavoro, che c’è un numero impressionante di lavoratori che hanno perso o stanno perdendo il loro posto di lavoro? Queste sono le vere priorità del Paese, altrochè il processo breve!
Altro discorso è la riforma della giustizia sulla quale siamo tutti d’accordo, ma deve essere una cosa seria che parta in primo luogo da un’accurata analisi dello stato in cui versa il sistema giudiziario nel nostro Paese, senza cercare inutili e dannose scorciatoie che vanno a vantaggio solo di pochi (o forse di uno solo) e a svantaggio di tutta la collettività.
In casi così evidenti di strabismo politico, chi dovrebbe fare sentire la propria voce è l’opposizione. Ma questa è l’altra nota dolente del nostro Paese. Facciamo i conti con una opposizione che non riesce a mettere a fattor comune le proprie richieste. Continuano a prevalere divisioni e anacronistiche divergenze ideologiche, e intanto il Paese annaspa.
E in tutto questo guazzabuglio qual è l’atteggiamento della Chiesa? Purtroppo spesso è un atteggiamento di incomprensibile titubanza e indecisione, con repentini cambi di rotta; un atteggiamento a volte più preoccupato di mantenere rendite di posizione e intriso di vittimismo e senso di persecuzione. Un atteggiamento che a volte rischia di essere scambiato per silente complicità al punto che timidi segnali di critica vengono poi rifiutati e repressi in modo meschino (vedi caso Boffo). Vorrei che la Chiesa prendesse piena coscienza delle proprie difficoltà e di lì partisse a testa alta verso una nuova epoca di orgogliosa evangelizzazione riacquistando pienamente quel ruolo sociale che ha sempre svolto in passato, mettendosi definitivamente alle spalle vecchi e inutili retaggi ideologici.
Con il prossimo mese di settembre ricomincerà la normale attività politica e tutti i nodi irrisolti verranno al pettine. Non so come andrà a finire, ma so solo che è necessaria una veloce soluzione per dare all’Italia quelle riforme necessarie al suo sviluppo. Ne cito una che ritengo determinante che è la riforma del lavoro.
In questi ultimi anni il mondo del lavoro ha subìto grandi cambiamenti, molto spesso necessari per stare al passo con i tempi e con la globalizzazione. Ma ancora troppe sono le incomprensioni e le storture di un mondo del lavoro che scambia la flessibilità con la precarietà, non dà formazione adeguata, non protegge il lavoratore e chiude la porta in faccia ai giovani. E poi ancora il grande problema del costo del lavoro; un macigno mai rimosso che impoverisce sia le aziende che i lavoratori, trattiene ricchezza che potrebbe essere liberata per la ripresa dei consumi, frena gli investimenti delle imprese straniere e costringe le aziende italiane a portare la produzione fuori dal Paese.
Insomma quello che tutti auspichiamo è un’altra Italia, un Paese che chiuda definitivamente i conti col passato e che guardi al futuro con slancio e ottimismo. È arrivato il momento di lavorare “per” e non “contro”, con tutti quelli che ci stanno, superando tutti gli steccati ideologici, ragionando col buon senso e pensando solo al bene comune che, come si sa, non è né di destra né di sinistra.
Cordialità
Luca Montanari
Carissimo Luca,
grazie anche a te per l’intervento che proponi questa settimana. Grazie per il contributo che hai deciso di offrire al costante dibattito che il Corriere Cesenate porta avanti da tempo. Le tue osservazioni sono in buona parte condivisibili. Mi permetto qualche osservazione.
Per parte mia non trovo per la Chiesa italiana quell’atteggiamento di “titubanza e indecisione” che sottolinei tu. Gli interventi di domenica scorsa, solo per citare gli ultimi in ordine di tempo, del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, la dicono lunga sull’interesse per la società italiana da parte anche della gerarchia ecclesiastica che non si adegua, a mio modesto avviso, al tran tran deludente di questi periodi. Non vedo, quindi, neppure quella ’silente complicità’ di cui parli. Noto, invece, anche fra molti laici, il rischio di dividersi, all’interno delle nostre comunità cristiane, a causa della politica. E questo sì che crea disagio, soprattutto in chi tiene molto di più alla comunione ecclesiale che all’appartenenza partitica.
Poi, è vero che ci sono le emergenze da affrontare. Metterei di certo al primo posto quella della famiglia verso la quale attuare, fin da subito, robuste politiche in favore delle nuove generazioni. Il quoziente familiare è il primo provvedimento da prendere in materia fiscale cui fare seguire politiche demografiche che aiutino le famiglie e favoriscano le nascite (cfr. editoriale a pag. 1), sulla scia di quanto da tempo hanno realizzato Paesi molto meno cattolici del nostro come la Francia e la Germania.
Saluti cordiali.
Francesco Zanotti
zanotti@corrierecesenate.it