Gheddafi, la sceneggiata e la debolezza dell’Europa

Riflessioni dopo la visita del leader libico

di Gianfranco Lauretano

Le affermazioni di Gheddafi durante la colorita visita avvenuta in settimana a Roma potrebbero essere rubricate come folkloristiche sparate, e più d’uno l’ha fatto. Dire che l’Europa deve abbracciare l’islam, che vanno versati cinque miliardi di euro alla Libia altrimenti si darà la stura agli sbarchi di clandestini e alla successiva africanizzazione del vecchio continente, persino la lezione tenuta davanti a centinaia di hostess per convincerle a convertirsi all’islamismo (con tre sembrerebbe esserci riuscito) possono essere viste come uscite da palcoscenico di un leader arabo da tempo considerato almeno strambo.

Ma. C’è un ma. Anzi, più d’uno.

Intanto le cronache ci informano che erano presenti ai discorsi di Gheddafi parecchie emittenti televisive di Paesi islamici, tanto che la notizia della conversione delle hostess è prontamente rimbalzata sui quotidiani arabi del giorno dopo. Inoltre pare che queste conversioni siano state comprate, con migliaia di euro e posti sicuri in compagnie petrolifere per le hostess; niente di strano, migliaia di conversioni sono quotidianamente comprate in Africa, Asia e altrove a suon di dollari, secondo un’abitudine frequente dei musulmani, ma questo significa che quelle conversioni “dovevano” avvenire, soprattutto di fronte ai numerosi organi di informazione dei paesi arabi. Insomma, tutta la scenata di Gheddafi non è stata fatta probabilmente per noi, Italiani e occidentali, ma ad uso interno, islamico.

Si sa che troppa amicizia con un Paese occidentale potrebbe far prudere le mani agli integralisti e destabilizzare un regime, com’è quello di Gheddafi, e si sa che le faide interne ai musulmani sono numerose e feroci. Ma il retroscena di maggior rilievo è forse un altro: Gheddafi risponde ad una sfida, quella dell’islam all’occidente. La sfida ha un solo premio in palio, e Gheddafi l’ha detto chiaro: l’islamizzazione totale dell’Europa. Si tratta di una sfida che i musulmani sentono così forte da non aver neppure più paura di affermarlo apertamente e di cui invece l’occidente forse non si accorge neanche (e tanto meglio per i musulmani) e, anzi, chi come il sottoscritto lo afferma rischia di passare per visionario.

È una situazione che mette a nudo la debolezza dell’Europa, la sua mancanza di ideali, il suo sporco edonismo, la sua tristezza e il senso continuo di una crisi che, prima che economica, è umana, la decadenza delle arti, dell’espressione, del cinema, della scuola, persino la sterilità biologica che ne fa un continente di vecchi, in primis l’Italia. Tutto ciò ha una causa sola: l’apostasia della maggioranza degli europei rispetto al cristianesimo, l’allontanamento dalla fede della tradizione cristiana.

Di certo molti rideranno di queste impressioni, ma Gheddafi sembra aver imparato dalla storia che se le prime battaglie (economiche, antropologiche, militari) sono di chi possiede il progresso tecnologico, la guerra l’ha sempre vinta chi ha maggior fede e integrità morale.

Pubblicato venerdì 3 settembre 2010 alle 00:02

3 risposte a “Gheddafi, la sceneggiata e la debolezza dell’Europa”

Commenti

  1. stefano angeli 04 set 2010 / 17:36

    Sempre esemplare l’analisi di Gianfranco, ma vorrei osservare che anche i cattolici di tutta Europa hanno grandi responsabilità per la debolezza morale e culturale che il nostro continente dimostra nei confronti dell’aggressività dell’Islam. Sono disgustato che il governo itlaiano abbia accettato lo show del dittatore libico senza fiatare, per tutelare affari e forniture petrolifere. Ma anche la Chiesa cattolica ha le sue responsabilità, per non avere il coraggio di parlar chiaro, e lo si è visto quando lo stesso Papa fu costretto a rimangiarsi alcune affermazioni fatte a inizio pontificato sull’Islam, senza che nessuno nel modno cattolico alzasse chiara una voce in sua difesa. Eppure la cronaca di tutti i giorni ci mostra come l’Islam, nelle sue innumerevoli interpretazioni, sia una religione aggressiva, intollerante e spesso volta alla violenza contro chi considera infedeli. Non confondiamo per folkloristiche le sparate di Gheddafi, perchè nel mondo islamico vengono prese molto sul serio.

  2. francesco zanotti 13 set 2010 / 09:50

    Carissimo Angeli, meglio chiarire qualcosa in più circa le responsabilità della Chiesa per “la debolezza morale e culturale del nostro continente”. Visto che tira in ballo Lauretano, ho chiesto a lui una replica che qui pubblico. Grazie, comunque, del confronto. A presto.
    Francesco Zanotti
    direttore

    Un po’ strano l’intervento di Angeli, che forse riecheggia troppo una vulgata giornalistica sbagliata. L’esempio è la faccenda della presunta ritrattazione del Santo Padre rispetto al discorso di Ratisbona, episodio inventato in realtà dai giornali. Attento, caro Stefano, alle bufale giornalistiche, ai riassunti troppo sommari e alla cattiva fede di una stampa che è maggioritariamente anticattolica, anche in Italia. Ti sfido a riportare la citazione esatta del papa, del segretario o di qualsiasi figura della Chiesa: non esiste. In generale poi la Chiesa cattolica fa bene ad essere prudente di fronte alle violenze islamiche. Il motivo è semplice: ci sono migliaia di cristiani nei paesi a maggioranza musulmana e la Chiesa ha cura anche di loro. La chiesa cattolica è universale, non solo europea: i suoi pastori sanno bene che una dichiarazione storta o affrettata, una presa di posizione pubblica fatta qua in Europa potrebbe addirittura far rischiare la vita a qualcuno là. La “debolezza morale e culturale” del nostro continente nei confronti dell’islam infine deriva non dalla Chiesa ma dal fatto che il nostro continente ha dimenticato la fede della Chiesa. Dopodiché aspettarsi una posizione politica forte da governanti e popoli che non sanno chi sono né da dove vengono diventa un’utopia. Ma questo, ancora, non dipende certo dalla Chiesa! Ciao. Gianfranco

  3. stefano angeli 13 set 2010 / 21:11

    Accetto la risposta di Gianfranco sul discorso di Ratisbona, del quale so, come la maggioranza della gente, ciò che hanno riportato giornali e televisioni. Però se si parla di debolezza morale e culturale dell’Europa, e non l’ho fatto io per primo, ma lo stesso Lauretano, non si può chiamare fuori dalle responsabilità una Chiesa Cattolica che a mio avviso è sempre più timida nel difendere i propri valori rispetto a quelli di altri. Valori che io ritengo ancora assai superiori, per esempio a quelli islamici, e “genitori” del nostro attuale livello di civiltà, ma di cui noi europei sembriamo oggi vergognarci un pò, Chiesa compresa, e siamo sempre più incapaci di affermarli come tali, ovvero superiori.

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