Crisi politica o crisi della politica?
Caro Francesco,
il nostro Paese, che amiamo e che vorremmo fosse in grado di assicurare un benessere crescente ai suoi cittadini, è in crisi non tanto per i noti problemi finanziari internazionali: le crisi sono periodiche, più o meno gravi, non possono essere attribuite al malgoverno di un singolo Paese.
Allo stesso modo la loro soluzione non dipende esclusivamente dal buon governo di ogni singolo Paese; entrano in gioco fattori legati alla globalizzazione che hanno un ruolo decisivo.
Ma l’Italia è in crisi soprattutto perché sono venuti meno ideali positivi per cui impegnarsi e sta scomparendo una cultura politica fondata su valori come “servizio” e “gratuità”. Spesso la ricerca del potere prevale sull’interesse comune.
Abbiamo assistito in questi mesi ad uno spettacolo poco edificante di meschine lotte di potere, dove nessuno (né la coalizione di governo, né l’opposizione) ha saputo trovare parole che colpissero il cuore della gente e provocassero un nuovo impeto. Le alleanze uscite dalla tornata elettorale del 2008 si sono dissolte e se ne prefigurano altre impensabili fino a qualche tempo fa, con lo scopo prevalente di accrescere il proprio spazio di potere.
Da una parte e dall’altra si registra una marcata identificazione del partito con il leader e si va affermando una politica sempre meno rappresentativa dei reali bisogni dei cittadini, accompagnata da una progressiva perdita di importanza dei partiti come luoghi di selezione della classe dirigente politica e di mediazione delle istanze popolari.
Le persone vivono il proprio difficile quotidiano e faticano a capire chi siano i “finiani” o i”giustizialisti” e non riescono a comprendere bene perché una maggioranza uscita dalle urne invece di governare litighi. Gran parte dei cittadini, di destra e di sinistra, continua in solitudine e disinteresse a portare il peso della fatica di vivere ogni giorno.
Ho letto che in settembre il Pdl presenterà un documento programmatico in cinque punti per verificare se esiste ancora una maggioranza che possa sostenere il governo. La nuova agenda proposta per evitare le urne anticipate comprende il processo breve, il fisco, il federalismo, il mezzogiorno e la sicurezza. Sono argomenti importanti, ma come cattolico non mi sono sentito totalmente rappresentato.
Vorrei che entrassero in un programma di governo che deve andare a fine legislatura anche tre obiettivi che mi sembrano irrinunciabili per la mia sensibilità.
1) La riforma della giustizia. Non il processo breve o il lodo Alfano, ma una riforma profonda che attraverso vari strumenti, tra cui la separazione delle carriere, riconduca la Magistratura al suo ruolo insostituibile di garantire la giustizia. Ciò aiuterebbe finalmente a contenere una chiassosa minoranza della magistratura che si è trasformata in un soggetto politico che usa le indagini e gli avvisi di garanzia come strumenti impropri di lotta politica. È urgente tutelare il bisogno di giustizia di ogni cittadino.
2) La tutela della libertà di educazione attraverso l’istituzione dei buoni scuola in modo che ogni famiglia possa esercitare il diritto di scegliere la scuola per i propri figli, tra quelle accreditate e ben funzionanti. Si tratta di scuole pubbliche non statali e non di scuole private. Se ancora il governo, pur avendo una maggioranza fortissima, non ha fatto nulla in questa direzione, potrebbe almeno considerare la defiscalizzazione delle rette scolastiche sostenute con grandi sacrifici dai genitori che iscrivono i propri figli.
3) L’introduzione del quoziente familiare nel calcolo delle imposte. La famiglia si difende con azioni concrete non con le declamazioni. Chi ha più figli deve pagare meno tasse, a parità di reddito, di chi non ne ha. La crisi sociale che stiamo vivendo dipende anche dalla mancata tutela della famiglia, cellula fondamentale del tessuto sociale, sia sul piano economico che sul piano culturale e morale. Occorre dare respiro a chi desidera avere figli e sostenere la famiglia nel suo percorso educativo e nelle sue difficoltà economiche.
Sono pronto a rinnovare il mio impegno personale e sociale, nonché il mio appoggio politico, per una formazione realmente impegnata in queste sfide. Non potrei invece sostenere un programma o una coalizione che non ritenga come prioritari questi obiettivi.
Non si tratta solo di questioni care al mondo cattolico, ma di aspetti fondamentali per il bene degli uomini in quanto tali, indipendentemente da qualsiasi appartenenza politica, territoriale, sociale.
Cordialmente.
Arturo Alberti
Carissimo Arturo,
mi pare che la tua lettera abbia colto perfettamente nel segno. Al di là dei proclami, è con i fatti che si dice quel che si pensa,come ben sottolinei tu:“La famiglia si difende con azioni concrete non con le declamazioni”. E sono anche d’accordo col ritenere che l’attuale crisi che stiamo attraversando dipenda proprio dalla crisi della famiglia, minata nelle sue fondamenta da un’idea di tornaconto personale che non si conosceva fino a qualche anno fa.
La parola sacrificio è stata bandita e al primo stormir di fronde mariti e mogli si separano con la stessa facilità con cui si prende un caffè al bar. In questo senso, il panorama si è fatto drammatico, con tante famiglie che si sfasciano, anche fra quelle che mai avremmo immaginato. Se a questo aggiungiamo l’interesse privato personale ricercato da chi occupa qualsiasi posto di potere, allora il quadro diventa del tutto triste.
Come uscire da questo cortocircuito che appare infernale? Se ne può venire fuori solo con l’apporto di uomini e di donne appassionati che avvertono su di sé il desiderio di spendersi in favore di questa nostra società. E questo non per spontaneismo o buonismo, ma dopo aver preso coscienza che nessuno si è dato da sé, ma tutti ogni giorno ricerchiamo il senso da dare alla nostra esistenza.
Cordialità.
Francesco Zanotti
zanotti@corrierecesenate.it