Alberto Marvelli: una regola di vita e di cuore
Centocinquanta Giovanissimi al campo scuola dell’Azione Cattolica a Montecampione (Brescia). Otto giorni vissuti sulle orme del beato riminese
‘Pregare, condividere, testimoniare’. E farlo con tutto il cuore. Sono queste le linee guida del camposcuola a cui i Giovanissimi di Azione Cattolica della diocesi di Cesena-Sarsina hanno partecipato dal 31 luglio al 7 agosto a Montecampione, in Valcamonica (Brescia).
Un’esperienza che aveva l’obiettivo di permettere ai 150 ragazzi, educatori compresi, di strutturare la propria vita attraverso una solida regola spirituale.
Sull’esempio in particolare del beato Alberto Marvelli, giovane ingegnere e politico italiano morto in un incidente stradale poco dopo la seconda guerra mondiale. La sua testimonianza, mediata dai suoi scritti, ha indicato ai ragazzi la necessità di fondare la propria vita su qualcosa di forte e unico: un cuore da far maturare affinché possa incontrare Cristo e riempirsi di un amore gratuito verso i fratelli.
I giovani sono infatti stati invitati a dare una direzione precisa alla loro vita di fede, ad approfondire il tema della vocazione al servizio, per promuovere in loro la consapevolezza che il Signore riserva ad ognuno una strada da percorrere per realizzare la propria vita.
Il camposcuola si è posto in naturale continuità con il cammino che i Giovani di Ac hanno vissuto e sperimentato durante tutto l’anno: il brano di Zaccheo e il tema dell’anno associativo ’Lo accolse con gioia’. Un percorso che li ha accompagnati a prendere coscienza dell’incontro con Cristo e della conseguente qualità delle relazioni nei diversi ambiti di vita. E la proposta del campo è stata un’occasione per tradurre questo incontro in capacità di amare, in dono di sé, per gli altri e per Dio.
Le montagne della Valcamonica hanno fatto da sfondo a questa esperienza: l’Azione Cattolica sa che i suoi giovani sanno dare il meglio, quando la meta da raggiungere è alta e bella. Come Pier Giorgio Frassati, beatificato nel 1990, altro giovane testimone richiamato al camposcuola, che ’amava la montagna e la sentiva come una cosa grande, un mezzo di elevazione dello spirito, una palestra dove si tempra l’anima e il corpo’. In tutto il suo agire, e anche nell’aspro fascino dei monti, Pier Giorgio ha sempre ben palesato la quotidiana ricerca di Dio: “Ogni giorno m’innamoro sempre più delle montagne – scriveva ad un amico – e vorrei, se i miei studi me lo permettessero, passare intere giornate sui monti a contemplare in quell’aria pura la Grandezza del Creatore”.
Con la sua testimonianza di vita profondamente incentrata sulla ’carità gioiosa’, nella quale trovava ragione e alimento ogni suo impegno Pier Giorgio Frassati, insieme alla moltitudine di testimoni che il camposcuola ha richiamato, ha in fondo tracciato ’il sentiero’ per tutti quei giovani che davvero vogliono ’vivere e non vivacchiare’.