“Un grazie alla Chiesa di Cesena-Sarsina”

Missioni: a colloquio con monsignor Soleibe, vescovo di Caldas in Colombia. L’America Latina è un continente pieno di contraddizioni. La Colombia è un Paese povero, il più cattolico di tutti, dove si sta passando da una fede istintiva a una che illumina ragione e cuore

Monsignor Josè Soleibe è il vescovo di Caldas, città colombiana di 70mila abitanti vicina alla più nota Medellin. Nelle scorse settimane è stato ospite a Cesena, in occasione dei 60 anni di ministero di don Crescenzio Moretti.

La loro conoscenza risale agli anni Sessanta, quando diversi preti cesenati partirono missionari per l’America Latina: don Dante Moretti e don Giorgio Bissoni, assieme a don Crescenzio. Una presenza, quella dei nostri sacerdoti, prima in Colombia poi in Venezuela che continua ancora oggi nella diocesi di Carupano.

Parla molto volentieri il vescovo di Caldas. Racconta di un paese lontano dal nostro, in tutti i sensi. Vengono alla mente la guerriglia colombiana, le lotte per il controllo del traffico di droga, per un potere che schiaccia il prossimo e rende il povero sempre più povero.

“Ci vorrebbe più giustizia negli scambi commerciali fra la Colombia e il nord del mondo – dice monsignor Caldas -. Prendiamo ad esempio il commercio delle banane o quello del caffè: il prezzo di queste merci viene fatto in Europa, non certo da noi”.

La Chiesa che ruolo gioca in un Paese che appare così travagliato?

Ha un compito importantissimo. Non si schiera né dalla parte del Governo né da quella della guerriglia. Svolge un decisivo ruolo di mediazione che le giova in M fatto di autorevolezza. La gente vive un rapporto affettivo molto stretto con la Chiesa cattolica. I recenti fatti, che hanno visto coinvolti diversi sacerdoti in scandali legati alla pedofilia, hanno nuociuto a tutti noi.

Può spiegarsi meglio?

Ha fatto molto male vedere e ascoltare televisioni e radio fornire notizie del genere. Questi accadimenti hanno provocato molto dolore. Se poi le persone coinvolte sono anche vicine alla Santa sede il fatto diventa ancora più negativo perché ha un riflesso in tutto il mondo. La Chiesa da noi è molto libera, è inclusiva. Pensi che quando la conferenza episcopale deve trattare col presidente è lui che si reca nella sede dei vescovi. E questo spiega il tipo di considerazione che la Chiesa cattolica si è guadagnata in Colombia.

Che tipo di esperienza di fede si vive in Colombia?

Si fanno cammini di nuova evangelizzazione. La catechesi è un accompagnamento dei fedeli nelle singole comunità di base, sullo stile di quelle brasiliane. La gente frequenta poco, come in occidente. Siamo al dieci per cento della popolazione.

Qual è il rapporto con la nostra diocesi di Cesena- Sarsina?

Desidero ringraziare il vostro vescovo che accoglie i nostri sacerdoti che studiano a Roma e poi trascorrono alcuni mesi nelle vostre parrocchie. Portano in patria importanti esperienze di studio e di vita tra la gente. Penso, ad esempio, a don Ferdinando Franco che per due anni è stato nella parrocchia di Santo Stefano, a Cesena, con il vostro don Giovanni Zoffoli. Il 10 agosto arriverà un altro sacerdote che farà esperienza nella parrocchia di San Giacomo a Cesenatico. Oggi è il vicario generale della nostra diocesi, in un ruolo di grande responsabilità. Infatti abbiamo un clero molto giovane, con un’età media di 35 anni. La nostra gente è molto povera. Ci sono famiglie con marito, moglie e duetre figli che vivono a livello di sopravvivenza e basta. Anche da noi si avverte molto la secolarizzazione, l’egoismo e la corruzione sono abbastanza diffusi nella popolazione, un po’ come avviene da voi. La Colombia, comunque, è il Paese più cattolico del sud America, con molti sacerdoti missionari nel resto del mondo.

Ci dia un messaggio di speranza.

Da una fede istintiva e sentimentale, di un cuore che non pensa, si inizia a passare a una fede che illumina la ragione e il cuore di ogni uomo.

Francesco Zanotti

Pubblicato venerdì 30 luglio 2010 alle 00:00

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