Tragedia alla Love Parade: quando il cuore cerca l’avvenimento eccezionale

di Gianfranco Lauretano

I giovani che partecipano ai technofestival come la tragica Love Parade di Duisburg partono da alcune giuste domande: il desiderio di divertimento, il bisogno di essere in tanti e quello di partecipare ad un grande avvenimento.

A queste domande si risponde con eventi come questi “rave” a cui prendono parte milioni di giovani, come è successo in Germania; ma di occasioni del genere se ne organizzano spesso e gli incidenti sono frequenti, anche se non della stessa portata e gravità di Duisburg.

Così alla domanda di divertimento si risponde con ore di sballo, indotte da alcol e droga e in assenza del vero sentimento del divertirsi, che è l’allegria e che non ha nulla a che fare con l’euforia; al desiderio di essere in tanti, che nasconde quello lodevole di fare nuove amicizie, si risponde con calche affollate in cui si salta e si balla assordati nella propria solitudine, dato che è difficile immaginare che in simili situazioni si possa conversare e conoscersi, se non per rapidi e casuali approcci, magari sessuali; alla voglia di far parte di qualcosa di grande si risponde con eventi che arricchiscono organizzatori, sponsor e cantanti e lasciano in chi c’era un ricordo niente affatto grande o storico, che svanirà con la scomparsa degli intervenuti stessi.

Le penose polemiche sulle responsabilità e gli strascichi giudiziari che si stanno scatenando in questi giorni non risolveranno nulla: pare che la Love Parade stia per essere chiusa per sempre, ma chi specula sui giovani troverà altri modi e altri nomi per continuare a ingannarli e fare soldi.

Il fatto è che il cuore cerca l’avvenimento eccezionale, desidera la grandezza e la bellezza, perché è fatto così. Rispondere con un avvenimento artificiale, programmato a tavolino, come i megaconcerti e i rave party, è menzognero e sleale, nasconde lucro, violenza e disprezzo della vita e giovinezza altrui, come s’è visto a Duisburg.

Nel momento del dolore per le vittime e per le loro famiglie, a cui deve andare tutto il nostro pensiero, osiamo sperare anche che questa tragedia apra gli occhi a quanti più ragazzi possibile, perché continuino a tenere aperta la loro domanda e volgano lo sguardo al vero, unico Avvenimento all’altezza di rispondervi come ognuno di noi merita.

Pubblicato venerdì 30 luglio 2010 alle 00:01

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