Settimanali messi alle corde

Dal 1° aprile sono state annullate le agevolazioni postali

Da aprile il “Corriere Cesenate”, per il servizio postale di recapito degli abbonamenti, paga una tariffa che è più che raddoppiata. E questo da un giorno all’altro, senza alcun preavviso.

I tavoli tecnici avviati dalla Presidenza del Consiglio dei ministri (rappresentati nella Fisc, anche noi c’eravamo) per trovare una soluzione si sono da tempo arenati. Tre viaggi a Roma si sono rivelati inutili. Tutto è fermo. Nessuno ne parla più. Dove sono i nostri parlamentari, dov’è il Governo che si era impegnato a trovare una soluzione?

Intanto si continua a pagare tariffa intera. Per migliaia di giornali spunta lo spettro del ridimensionamento e dei tagli. Da oltre una settimana, il quotidiano Avvenire (unico fra le grandi testate quotidiane) sta portando avanti una battaglia che interessa l’intera editoria italiana. Avvenire e settimanali diocesani (187 quelli riuniti nella Fisc, Federazione italiana settimanali cattolici) compresi, fino a una serie di altri periodici che hanno nelle spedizioni postali un punto cardine della loro rete di diffusione.

Sempre su Avvenire, Francesco Zanotti, direttore del Corriere Cesenate, aveva preannunciato questa pagina. Riportiamo parte del testo pubblicato su Avvenire sabato 24 luglio.

“Due delegazioni regionali Fisc raccontano – scriveva sabato scorso – le contromisure adottate per far fronte all’incremento delle tariffe postali, e lo fanno con una pagina comune. È quanto hanno proposto i consiglieri delegati di Marche ed Emilia Romagna. Carlo Cammoranesi, direttore de “L’Azione” di Fabriano e delegato regionale, spiega che “sui giornali in uscita la prossima settimana racconteremo i risvolti negativi che i tagli hanno avuto sulle nostre 10 testate diocesane. C’è chi ha già tagliato alcuni numeri, chi ha ridotto la foliazione, chi sta pensando di intervenire sull’organico. A Fabriano nel 2011 festeggeremo i cent’anni del nostro settimanale, ma le celebrazioni previste sono a rischio”.

Dal canto suo Giulio Donati, vice direttore de “Il Piccolo” di Faenza e delegato Fisc per l’Emilia Romagna, per confezionare una pagina comune ha invitato i direttori delle 17 testate associate a illustrare le decisioni assunte per contenere i maggiori costi delle spese postali. Un’iniziativa originale che cercherà di far comprendere quanto il decreto Tremonti- Scajola del 1° aprile stia influendo sulle testate diocesane, in grandissima parte distribuite via posta”.

Dato atto ad Avvenire del suo forte impegno, aggiungo che anche il Corriere Cesenate ha messo un grande punto interrogativo sui festeggiamenti per il centenario (2012). E tutte le testate emiliano romagnole hanno deciso azioni di contenimento dei costi per fronteggiare una situazione che lentamente, ma inesorabilmente, si sta abbattendo sul mondo dell’editoria.

I legislatori che predisposero il sostegno all’editoria, lo fecero perché il settore ha sempre avuto difficoltà a reggersi economicamente da solo, ma un Paese civile non può prescindere da una stampa libera e variegata nelle sue espressioni. Si previdero un intervento in riduzione delle tariffe postali, particolarmente utile per sostenere le spedizioni in abbonamento, e un contributo diretto a sostegno della struttura redazionale. Dall’aprile scorso, con un provvedimento da subito blindato, il Governo ha deciso la sospensione dei sostegni alle spedizioni postali.

Immediate le reazioni. Di ciascuna testata e delle varie associazioni in cui ci si riunisce. Dalla Fisc all’Uspi. La Fieg, espressione dell’editoria di Confindustria, e altri ancora. Anche il ’Messaggero di Sant’Antonio’, col suo milione e mezzo di lettori, si è trovato a rivedere previsioni e bilanci. Il suo direttore, padre Ugo Sartorio, parlando con ’Avvenire’, si è espresso con molta severità: “È un macigno contro le radici della democrazia. La stampa libera non ha senso se limitata nella diffusione”.

Il Governo, partendo dal capitolo postale, ha spostato la palla sul confronto testate / Poste Italiane. Lasciando alla libertà di quest’ultima un eventuale accordo per ridurre le tariffe. Ma il contesto, limitato dallo stato di monopolio che privilegia Poste Italiane, e ancora in essere (fino al 31 dicembre 2010), ha visto aprirsi un confronto, ma nemmeno gli industriali sono ancora riusciti a siglare un accordo. Si fa cenno al primo settembre come giorno di firma di un possibile accordo. Ma se nulla è pronto ora, come potrà essere pronto tutto al rientro dalle ferie?

Non parliamo di noccioline, ma del raddoppio delle tariffe. Per ogni giornale si tratta di decine di migliaia di euro all’anno. Purtroppo, a questo va aggiunta anche la faccenda dei contributi diretti all’editoria. Altro sostegno destinato a subìre un taglio drastico, a cominciare dal suo dimezzamento. E qui la partita è tutta del Governo con tutte le incertezze su quanto si possa sperare di ridiscutere con il ministro Tremonti che, finora, ha ridiscusso ben poche cose dei tagli proposti per fronteggiare lo stato di crisi. Legato alle redazioni, quindi ai giornalisti e collaboratori, c’è molto altro, a partire dal mondo delle tipografie.

Giulio Donati
delegato Fisc Emilia Romagna

Pubblicato venerdì 30 luglio 2010 alle 00:03

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