Secondo Casadei, la Romagna nel cuore
La figlia Riccarda sfoglia l’album dei ricordi e traccia un profilo particolareggiato del grande musicista, colui che ha reso famosa la nostra terra nel mondo. Originario di Sant’Angelo, rappresenta un grande patrimonio culturale
Una passione che contagia. E’ quella che si avverte con immediatezza appena si fa la conoscenza di Riccarda Casadei e delle sue due figlie, Letizia e Lisa. La musica romagnola, queste tre donne, ce l’hanno nel sangue.
D’altronde il maestro Secondo Casadei da Sant’Angelo di Gatteo è il babbo e il nonno delle tre signore. E con un familiare di quella specie non si può che sprigionare allegria e gioia di vivere da ogni poro.
Anche chi non ascolta quel tipo di musica, avverte subito il desiderio di conoscerla per apprezzarla. Un desiderio che nasce da un incontro che può anche essere casuale, ma che può avvenire nella sede della Casadei Sonora, in centro a Savignano sul Rubicone.
In quelle stanze è custodito un tesoro prezioso. C’è un pezzo di Romagna che ha fatto storia ed è conosciuto in tutto il mondo. Ci sono le foto, gli articoli di giornale, le lettere di ringraziamento scritte da personaggi famosi, i primi dischi, i manifesti dei concerti nelle piazze d’Italia, i tantissimi riconoscimenti, le targhe, gli attestati. Tutto un universo racchiuso in poche stanze perché oggi viva e si tramandi alle generazioni future.
Nello studio di Secondo Casadei ci sono ancora i manoscritti della prima canzone composta e di quella più famosa. Sono spartiti realizzati col pennino, con le cancellature fatte sulla carta e giunte fino a noi. Sono documenti straordinari che sbalordiscono anche chi non sa cosa siano il valzer e la mazurka. Eppure in quella canzone che era “Casetta mia”, poi trasformata in “Romagna mia” per renderla più spendibile da un punto di vista commerciale, c’è tutta la passione per la propria terra.
Casadei è stato studiato anche nelle aule universitarie, come recita un titolone affisso negli uffici in cui lavorano tutte persone di famiglia. La figlia Riccarda lo ricorda come “un grande bambino al quale sono stati dati tutti insieme e improvvisamente tanti doni sempre sognati: la popolarità vera, la grande televisione, il consenso totale”.
E poi c’è un sentire romagnolo enorme da custodire e da diffondere che i familiari avvertono come “un dovere e un piacere” al tempo stesso. “Da piccola – racconta la figlia – ero gelosa della musica perché sapevo che era il motivo per cui il babbo non restava in casa. La musica me lo portava via. Ricordo anche la sua umanità e la sua dolcezza. E poi constatare ancora oggi come la sua memoria sia viva in numerose famiglie dà molta soddisfazione. Noto che la figura di mio padre in tanta gente è una persona viva. Credo che questo sia merito della sua musica, ancora oggi molto attuale perché briosa e festosa. Ecco perché accogliamo nei nostri uffici visitatori da tutta Italia. Si tratta di persone appassionate, ma vengono da noi anche bambini e ragazzi delle scuole elementari e medie. Li accogliamo con i ballerini e gli ’sciucaren’. Molti restano sorpresi e meravigliati, soprattutto per l’attenzione che abbiamo verso al tradizione romagnola”.
C’è anche qualche spina che addolora gli eredi di Secondo Casadei. “A parte qualche rara eccezione – continua la signora Riccarda -, nei programmi scolastici delle medie non c’è traccia della musica romagnola, neppure qui da noi. E’ un vero peccato: mandiamo i nostri brani in giro in tutto il mondo e forse oggi il luogo in cui è meno valorizzata è proprio casa nostra. E ciò avviene anche nei programmi della nostra Riviera (come è accaduto anche per la Notte Rosa di inizio luglio, ndr). Invece siamo convinti che con la piadina e il Sangiovese non si possa non dare la nostra musica”.
Le istituzioni negli ultimi tempi si sono fatte attente al maestro Casadei. L’apertura recente della rotonda nei pressi della casa natale di Secondo, alle porte di Sant’Angelo di Gatteo, è un chiaro gesto di affetto e di riconoscenza per un concittadino famoso ovunque. “Ci giungono testimonianze perfino da Minsk – dicono i familiari -, ma un’orchestra che suoni la nostra musica non è presente nei programmi della Rai e di Mediaset”.
Casadei ha fatto sbocciare tanti amori. Di recente tre sorelle ravennati, oggi novantenni, hanno raccontato alla figlia del maestro che quando avevano notizie dell’arrivo dell’orchestra del babbo andavano ogni volta ad acquistare un vestito nuovo. Era per loro l’occasione ’per farsi il moroso’.
Anche ospitare tutti gli orchestrali era un grande onore per una famiglia. “Il babbo aveva sempre i migliori musicisti del momento. Prima di sceglierne uno lo voleva conoscere molto bene. Poi, visto che di mestiere aveva fatto il sarto, confezionava ogni brano musicale su misura di chi lo doveva eseguire. Ma non solo. Era meticoloso anche nell’aspetto di ogni componente l’orchestra e curava i minimi particolari di ciascuno. Ascoltava ogni tipo di musica. In un certo senso era quasi un drogato dalla musica.
Lo ha di certo avviato a questa passione il liutaio Arturo Fracassi, un vicino di casa, sulle orme di Carlo Brighi, detto Zaclèn. Nel 1928 mise in piedi la prima orchestra e inaugurò la spiaggia di Gatteo Mare. Nel primo dopoguerra abbiamo vissuto momenti difficili. Per portare avanti la famiglia, il babbo dovette riprendere a esercitare la professione di sarto, che gli tornò molto utile. La gente lo chiamava proprio perché era Secondo Casadei e molti lo volevano aiutare. Anche in quella occasione, seppure difficile, il babbo capì che la gente gli voleva bene, ed ebbe la forza di ricominciare”.
Nello studio del maestro ci sono ancora il violino e la chitarra che a lui sono appartenuti. Si chiudeva lì dentro per ore, per raccogliere l’ispirazione. Nessuno lo doveva disturbare. Ci si sente quasi in soggezione, come se si stesse profanando qualcosa che merita di essere solo ammirato, in silenzio. Poi ci si volta e si vede un grande quadro. “E’ il lascito di un testamento giunto da Milano – racconta Riccarda quasi commossa -. I due coniugi l’hanno lasciato a noi eredi di Secondo Casadei. Con la musica del babbo ebbero modo di conoscersi. Si fidanzarono, poi si sposarono e sono sempre stati insieme. Il quadro è stato il loro modo di dire grazie per l’incontro che ha deciso la loro vita. Galeotta, per loro fortuna, fu la musica romagnola di Secondo Casadei”.
Francesco Zanotti