Pedofobia: i bambini sono i veri stranieri del mondo di oggi
Si parla tantissimo di pedofilia, non si discute per nulla di pedofobia. Qualcuno si chiederà cosa sia la pedofobia. Via email è arrivato un articolo di Carlo Bellieni che affronta l’argomento. Anzi, pare chiarire molto bene alcuni punti fondamentali, in sintonia perfetta col Primo Piano di questa settimana. Eccone alcuni passaggi.
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“Il bambino è il vero “straniero” nel mondo di oggi. Non se ne fanno più. Quelli che nascono sono dei sopravvissuti al vaglio della diagnosi prenatale genetica di cui l’Italia ha il record mondiale: sette ecografie di media per gravidanza (ne basterebbero 1-2) e oltre 100.000 amniocentesi l’anno. Non si vedono più. Scomparsi dalle strade, per vedersi tra loro li ingabbiamo in “feste” e invece di giocare “fanno sport”.
Una volta erano i padroni dei vicoli, oggi sono animali domestici che escono solo se il genitore ha tempo di scarrozzarli. Bambini cui è vietato toccare tutto – sporcarsi è follia – e questo li priva delle esperienze basilari e della prima prevenzione da allergie e infezioni; che non si possono permettere di sapere cosa è un fratello, un cugino, che non vedono più allevare i bambini più piccoli (le mamme non ne fanno più e ne parlano con spavento) e dunque non imparano ad allevarli quando toccherà a loro.
Sono tutto tranne che “bambini”: “intrusi” finché non decidiamo che possono nascere, poi “bambolotti” da mostrare alle amiche, quindi “juke-box” dei desideri infantili frustrati dei genitori e infine degli “elisir di eterna giovinezza”… per noi vecchi.
Perché al mondo ha cittadinanza solo chi può far a meno degli altri, e i bambini (così come gli anziani e i malati) non possono, dunque sono invisibili,valgono solo nella misura in cui ci scimmiottano o ci fanno far bella figura. E le famiglie con più figli sono guardate con sospetto, perché obbligano a fare i conti con i termini gratuità, o imprevisto, che sono al bando nella società occidentale“.
E poi ancora, proprio a proposito di pedofobia.
“Si chiama pedofobia – scrive Bellieni - quest’avversione all’idea stessa di bambino, che fa trionfare la politica del figlio unico proprio come in Cina, solo che lì è un obbligo di legge, qui è un obbligo “sociale”, ma l’effetto (e la tragedia) è lo stesso“.