Sacerdozio, una grande responsabilità
Ordinazione sacerdotale vicina per Mirco Bianchi, legato all’esperienza educativa della Società dell’Allegria. “Devo la mia vocazione anche all’esempio concreto di parroci come don Giovanni Savini e don Agostino Tisselli, davvero entusiasti della loro missione in mezzo alla gente”
Mirco Bianchi, classe 1974, è della parrocchia di Bulgarnò (Cesena). Diacono da sei mesi, riceverà l’ordinazione a sacerdote sabato 5 giugno, alle 18, in Cattedrale a Cesena. In vista di questa data così importante per la sua vita, ma anche per quella della diocesi di Cesena-Sarsina, gli abbiamo posto alcune domande.
Quali sono i pensieri alla vigilia dell’ordinazione?
Sicuramente vivo questi giorni con una grande trepidazione. Anche se sono già diacono e quindi già consacrato totalmente al Signore e alla Sua Chiesa mi accorgo che l’ordinazione sacerdotale è un’ulteriore decisione di riaffidare la mia unica vita al Signore. Inoltre aumenta in me la coscienza della grande responsabilità che ne deriva.
Come e quando è nata la tua vocazione?
È nata il 31 dicembre 1998. E’ stato il giorno nel quale mi sono riavvicinato all’esperienza cristiana. Quell’ultimo dell’anno mi ero reso conto che le amicizie del bar e delle discoteche che frequentavo non corrispondevano più alle esigenze del mio cuore. Non solo mi avevano deluso le persone, ma innanzitutto mi aveva tradito una certa mentalità di massa che vedeva e tutt’ora vede nel successo, nell’apparenza, nel piacere le risposte alla mia umanità. Nonostante avessi raggiunto il traguardo che la mentalità del mondo propinava come il massimo, mi ero accorto che tutto ciò non mi bastava e ancor più aveva offuscato il mio cuore fino a renderlo duro ed impenetrabile. Quindi, cosciente di ciò che lasciavo, ho intravisto nel volto di alcune persone, e in particolare del mio parroco di allora don Giovanni Savini, uno sguardo e una libertà diverse dal solito. Uno sguardo e una modalità di stare davanti a Cristo e alle persone capaci di suscitare e non censurare le domande sul senso della vita e della vera felicità. Non un surrogato, facile da conquistarsi, ma una realtà semplice e allo stesso tempo carica d’intensità. Avevo finalmente incontrato dei volti che un poco alla volta si sono confermati per ciò che erano realmente: una compagnia (quella cristiana) ed un’amicizia per il destino.
Allora, cosa è accaduto?
Attraverso questa compagnia ho reincontrato il volto buono di Gesù, di Colui che è l’unico a rispondere ai miei desideri. Più il tempo passava e più era evidente che quella cristiana era l’unica esperienza capace di guardarmi come persona. Nei mesi si è reso evidente che Gesù bastava alla mia vita e Lui, nell’esperienza concreta della Chiesa, realizzava e dava senso ad ogni mia azione.
Come è nata la decisione di entrare in seminario?
Quando, il 5 novembre 2002, sono entrato in seminario è stato semplicemente l’esito naturale dell’avere lasciato aperto uno spiraglio nella porta della mia vita per fare agire il Signore. Non è stata una fatica entrare in seminario perché era troppo evidente la convenienza e la sovrabbondanza di grazia che mi era stata concessa.
Quale ruolo ha avuto la tua famiglia?
Sicuramente la mia famiglia è stata molto importante. Prima di tutto perché mi ha introdotto e mi ha accompagnato nell’esperienza cristiana non in modo formale. Poi perché negli anni della mia crisi e del mio abbandono mi ha sempre sollecitato a rendermi conto di ciò che avevo lasciato. Oggi, guardando indietro negli anni, sono grato ad essa perché attraverso le sue preghiere e l’azione non mi ha mai fatto mancare l’amore di Gesù. Inoltre, continua a sostenermi per la scelta che ho fatto e ha condiviso con me questi anni di seminario.
Come vedi la figura del prete?
Fin da piccolo ho visto il prete senza particolari caratteristiche ma sicuramente come colui che mi richiamava al luogo della parrocchia, cioè ad un luogo familiare.
Quale ruolo hanno avuto i preti nella tua vocazione?
Dopo la famiglia, il prete è stata la figura più importante della mia vita, non solamente cristiana ma umana. Non posso nascondere l’importanza di don Giovanni perché attraverso il suo volto ho reincontrato l’amore di Gesù. Proprio lui fin dall’inizio mi ha detto: “Mirco, non seguire me perché io ti posso anche tradire, ma segui ciò che guardo io, cioè l’esperienza della Chiesa. Essa non ti tradirà”. A distanza di anni lo ringrazio infinitamente perché quell’affermazione della fedeltà della Chiesa si rivela sempre più vera e certa. Oltre a don Giovanni anche don Agostino Tisselli è importante perché ho visto attraverso loro la gioia nel donare totalmente la vita al Signore con una libertà mai incontrata prima. Attraverso loro ho visto in atto un’amicizia cristiana possibile. Attraverso loro ho sperimentato che diventare prete non è un di meno, ma il centuplo per la mia umanità. Attraverso il loro amore per Gesù ho incontrato la bellezza dell’esperienza educativa con i bambini, i ragazzi ed i giovani nella concretezza dell’opera educativa “La Società dell’Allegria”. Di essa sono stato segretario e oggi sono socio ed educatore. È attraverso tale esperienza che ho cominciato a sperimentare la missionarietà della Chiesa e nella Chiesa.
Come vivi il particolare periodo che sta vivendo la chiesa in questo momento?
Prima di tutto è per me un dolore. Dolore che nasce dall’amore che provo per Cristo e la Chiesa. Mi richiama poi ad una rinnovata fedeltà ad essa con a capo il Papa ed il suo magistero. Inoltre cresce in me la coscienza di una grande responsabilità. Avverto il grande compito che deriva dall’essere prete e uomo di Dio. È indubbiamente un tempo di continua conversione per fissare lo sguardo nuovamente ed in modo più deciso e lieto su Gesù. Come ci insegna Papa Benedetto XVI: “Il vero nemico da temere e da combattere è il peccato, il male spirituale, che a volte, purtroppo, contagia anche i membri della Chiesa. Viviamo nel mondo, ma non siamo del mondo (cfr Gv 17, 14). Noi cristiani non abbiamo paura del mondo, anche se dobbiamo guardarci dalle sue seduzioni”. Concludo richiamando le parole del salmo del Buon Pastore: “Se dovessi camminare in una valle oscura non temerei alcun male perchè Tu sei con me”. Infine chiedo a tutti di accompagnarmi con la preghiera”.