La Cesena del futuro sarà così?
Quartiere Novello, la discussione in Consiglio comunale. Nella zona ex Mercato si progetta la costruzione di 700 alloggi. Fra le perplessità vi sono quelle relative a un’edificazione che pare esagerata a fronte delle richieste
Una fetta di Cesena è pronta a cambiare pelle. In meglio, dicono i progetti: sulla carta il quartiere Novello, 30 ettari a cavallo della stazione ferroviaria, pare un sogno fatto di case ecosostenibili immerse nel verde.
In molti però, viste le passate esperienze, si concedono il beneficio del dubbio: “Non sono un tecnico, ma ricordo che anche l’ex Zuccherificio, firmato da Vittorio Gregotti, fu magnificato a suo tempo” ha commentato con una punta d’ironia il consigliere comunale Antonio Prati (Udc).
Il “Novello” la settimana scorsa è stato al centro di un vivace dibattito in Consiglio comunale a Cesena. L’assise era chiamata a votare l’assenso preliminare all’accordo di programma (in variante al Piano regolatore) per il piano di riqualificazione urbana, a quasi due anni di distanza dalla proclamazione del vincitore del concorso di idee. Il progetto interessa da un lato della ferrovia (zona stazione) l’ex mercato ortofrutticolo e la zona produttiva delle Vigne, dall’altro lato insiste invece su parte dell’area ex Arrigoni. Un totale di 33 ettari dove troveranno spazio un parco di 9 ettari, 700 appartamenti circa (56mila metri quadrati), aree commerciali (9mila 500 metri quadrati), direzionali (10mila e 600 metri quadrati), terziario (8mila metri quadri comprensivi di un albergo). La viabilità interna del quartiere sarà riservata ai ciclisti e ai pedoni, mentre le auto saranno tenute ai margini e convogliate in parcheggi sotterranei.
Non una semplice variante al Piano regolatore, dunque, ma una modifica epocale della città: “Il destino di quest’area – ha ammonito Luigi Di Placido (Pri) – non inciderà sul futuro di Cesena: sarà il futuro di Cesena. Questa maxi variante stravolge il Prg vigente a pochi mesi dall’inizio del percorso che ci porterà al nuovo Piano strutturale. Una volta fatto il Novello cosa resterà nel nuovo Prg? Il piano, eccezion fatta per qualche scelta infrastrutturale e logistica, si limiterà ad essere una semplice presa d’atto di quanto stabilito questa sera. Bisogna superare la logica di progettazione della città per compartimenti stagni”.
Di Placido non ha perso poi l’occasione per citare il vecchio Piano strutturale (tale solo nel nome dato che la legge regionale che istituiva questa figura non era ancora stata approvata): “La situazione è molto diversa rispetto a 15 anni fa quando l’Istituto universitario d’architettura di Venezia propose numerosi azzardi progettuali. Tutti cassati, poi, in nome della realpolitik urbanistica. Ad oggi sono già previsti migliaia di nuovi alloggi in città, approvati negli anni scorsi. Questo progetto ne aggiunge un nuovo migliaio, dei quali solo una piccola percentuale in edilizia convenzionata. Io penso che il Comune, come proprietario di una grossa parte dell’area, potrebbe strappare una quota maggiore ai privati”.
Al momento, infatti, il Novello prevede che solo il 20 per cento del 60 per cento dell’area (la fetta pubblica) sia destinato all’edilizia convenzionata. Una percentuale sulla quale anche altri consiglieri hanno puntato il dito, come Antonio Prati: “al momento ci sono 630 domande per alloggi sociali, e solo poche decine di appartamenti disponibili. Per dare risposte serie serve uno sforzo straordinario”.
Netto il giudizio di Antonella Celletti (Lega Nord): “La smania di grandeur della sinistra rischia di generare nuove cattedrali nel deserto, come avvenuto a Reggio Emilia. Qui rischiamo di fare la stessa fine dell’ex zuccherificio, con un simulacro di quartiere cittadino calato dall’alto e avulso da ogni contesto. Una città proibita dove la gente non riuscirà nemmeno a parcheggiare sotto casa, altro che mobilità dolce!”.
Anche Gustavo Baronio (Pdl) è intervenuto sull’argomento, dopo aver passato in rassegna gli “orrori urbanistici” degli ultimi decenni: dagli sventramenti in centro storico degli anni ’60 al Peep “Chernobyl” di Case Finali, dalle Torri di San Mauro fino al quartiere “Auschwitz” dell’ex Zuccherificio: “E’ importante che questo intervento parta subito altrimenti si rischierà l’ennesimo progetto incompiuto”.
Nel suo intervento il sindaco Paolo Lucchi ha teso la mano ad una parte dell’opposizione, dicendosi pronto ad accogliere alcune richieste, dall’aumento della quota di edilizia sociale (“ci stiamo già lavorando”) all’ampliamento del parcheggio ex Arrigoni per sgravare le strade a ridosso dalla Barriera, istituendovi nuove piste ciclabili.
Anche sulla classe energetica degli edifici si potrà lavorare: “La classe B prevista – ha spiegato il presidente della società di trasformazione urbana Edoardo Preger - è solo una classe minima. Non dobbiamo fermarci lì”.
Al momento del voto l’accordo di programma è stato approvato con i soli voti della maggioranza: Pd e Italia dei Valori. Tutta l’opposizione ha votato contro, senza astensioni.
Michelangelo Bucci
A Cesena, come di consueto, il marketing è lo strumento principale per giustificare l’ennesima aggressione al territorio.
L’area che comprende il quartiere novello e il quartiere europa comporterà complessivamente l’edificazione di circa 1300 nuovi appartamenti.
Si prevede che in futuro ci saranno 1300 nuove famiglie pronte ad occuparli ? Sicuramente no, buona parte di questi alloggi rimarranno invenduti, replicando per filo e per segno (poichè le metodologie sono le stesse) quanto già successo all’ex-zuccherificio.
Occorre ripensare radicalmente il concetto di espansione urbanistica, sottraendolo alla possibilità che un unico studio di progettazione abbia l’onere di disegnare l’intero complesso, snaturando il luogo a causa della somiglianza totale che ogni unità abitativa avrà l’una con l’altra.
Lo stile sembra infatti indistinguibile da quello di Vittorio Gregotti. Caseggiati brutti, squadrati, anonimi, privi di tetto (nessuno crede più alle fantomatiche terrazze giardino, specchietto per le allodole).
L’area andava ristrutturata, ma lo studio DOVEVA limitarsi al progetto delle opere di urbanizzazione secondaria, piazze, strade, lotti, servizi, fogne, rete elettrica e di illuminazione, lasciando al mercato la possibilità di sviluppare case con uno stile architettonico per lo meno decente, magari privilegiando e incentivando i costruttori che volessero insediare case passive o ad alto risparmio energetico.
E’ provato che, dove un quartiere inizia a edificare con gusto e con soluzioni innovative, chi decide di costruire nella stessa area tenderà ad emularne lo stile e le caratteristiche.
Progettare tutto da zero significa fare le cose al ribasso, come in effetti sta avvenendo, andando dritti con ottimismo verso lo “zuccherificio bis”, un orrore anonimo senza storia al pari di qualsiasi altra periferia urbana.
Fosse almeno previsto un tasso decente di edilizia pubblica, forse avrei capito lo sforzo. Ma sembra che non ci sia dato nemmeno questo. Per la parte pubblica solo promesse, per la parte privata (poco meno della metà) si prevede un tasso di edilizia pubblica pari a ZERO (ribadisco z-e-r-o).
E meno male che il comune di cesena ha piani per l’autosufficienza energetica, non si rende evidentemente conto quanto gli costerà come oneri di manutenzione e di fornitura di servizi, questo surplus di cemento assolutamente ingiustificabile per una realtà come cesena, che non può permettersi un tasso di cementificazione di questo tipo.
Speriamo che questi costruttori, una volta sazi dei guadagni a loro concessi (patrimonio per cui le banche presterà loro altri soldi, con i quali andare ad edificare altrove), decidano di interrompere lo sfruttamento selvaggio del territorio, e si dedichino presto ad altro mestiere.
Sono cose che Cesena decisamente non merita.
Prima di dare per scontato che in una città ci sia necessità di nuove abitazioni bisognerebbe fare una seria ricognizione dello stato delle esigenze sociali prima di tutto. 9.000 abitazioni vuote. Edifici invenduti ovunque, sia residenziali che commerciali e artigianali. Aree enormi risalenti agli anni ’60 anni da ristrutturare e rivedere.
E’ inaudito inoltre che un occhio di riguardo alle necessità di edilizia popolare a basso costo debba venire da Lega e PDL, mentre il Partito Democratico e IDV vanno sempre di più a braccetto con gli interessi dei grossi costruttori e dei soliti noti.
Dunque altre case inutilizzate, da servire e poi da mantenere in collegamento ai servizi primari, mentre la città avrebbe bisogno di ristrutturare l’esistente, evitare di aumentare o abbattere obrobri che stanno soffocandoci sempre di più.
La politica delle amministrazioni italiane, sia di destra che di centro (rifiuto di definire di sinistra il PD e i suoi compagni di viaggio), dagli anni ’50 è stata quella di connivere con gli interessi dei costruttori di edilizia popolare di bassa qualità, dietro le quali si celavano interessi di gruppi economici ben al di fuori dell’interesse pubblico. Il territorio veniva cementificato con alveari a 10 piani impoverendo il territorio e deprezzando i quartieri. La mafia che viaggia in cravatta fin da allora ha sempre utilizzato l’edilizia per far man bassa del territorio, persuadendo le amministrazioni a concedere e cedere.
Oggi si fa man bassa con il pretesto di costruzioni di lusso, avveniristiche, perfino sostenibili, consumando il territorio senza nessuna considerazione per le esigenze dei suoi abitanti. Oggi come allora, dunque, cambiano solo i pretesti sviluppisti, tanto che un cittadino, Paolo Marani, implora (ironicamente) le imprese di andarsene a far danni altrove.
Non dimentichiamoci però che le scelte sono dell’amministrazione comunale e che poco mi consola che sia targata PD piuttosto che PDL o di una qualsiasi altra forza politica.
Quando le scelte pubbliche non corrispondono alle esigenze pubbliche e sociali, quando gli amministratori pubblici, statali, non credono più nel servizio che lo Stato deve svolgere per la popolazione, nell’essenza pubblica del loro lavoro, mentre invece rivolgono tutta la loro attenzione a tutelare interessi economici di ristrette categorie economiche private, c’è da chiedersi come possiamo aspettarci da loro un operato decente.
Chi non crede nelle possibilità dello Stato di governare per i cittadini, vada a lavorare per i privati, e non osi sedere in Consiglio Comunale!
Non so se sia opportuno costruire altre abitazioni, ma sicuramente potrebbero essere previsti alloggi per anziani non autosufficienti (esistono liste d’attesa infinite!) e in ogni caso, un’area così grande e così vicino al centro di Cesena, è inconcepibile che sia lasciata ad un degrado simile! Il progetto che ha vinto è veramente bello!
Che confusione di idee! Sia dei progettisti del Novello, sia dei critici. Solo Di Placido sembra avere idee in prospettiva. Ma chi sa cosa significa “Innovazione”? Eppure questa sconosciuta parola è la sola che può salvare il futuro. Innovazione non solo nella tipologia di costruzione, nei materiali, nel risparmio energetico, nell’uso del territorio, ma anche e soprattutto nel sistema di commercializzazione per l’abbattimento dei costi e dei prezzi. Ho tracciato in questo forum alcune idee. A questo proposito chiedo alla Direzione se e con quale modalità è possibile reperire gli scritti pregressi dei vari autori. Come si fa per esempio nei forum del Corriere.it.
Cordiali saluti
Alberto Busato
Non si tratta di nuova cattedrale nel deserto, come dice Antonella Celletti, ma di progetto sbagliato. Come progetto sbagliato è stato la ristrutturazione della Valdoca. Come progetto sbagliato è stato Cernobil. Come progetto sbagliato è il Centro Commerciale tra un Cimitero e un Convento. Il fatto è che non si conoscono le nuove idee urbanistiche proiettate al futuro. Si blatera di cementificazione e si fanno progetti in orizzontale a macchia d’olio. Ci si riempie la bocca di verde e di Parchi e non si sa che cos’è un Parco e quale deve essere il suo rapporto con la superficie abitata. Ma c’è anche un altro aspetto della questione. Non solo la tipologia abitativa, ma anche quella strutturale di fabbricazione che fa intervenire le nuove tecnologie e l’abbattimento dei costi. E poi la commercializzazione. Si sanno le innovazioni che fanno diminuire i prezzi? E il ruolo innovativo della Municipalità sul sociale? Risposta: Assolutamente No! Il mondo va avanti, ma la mentalità della Valdoca e di Cernobil (nome appropriato) continua!
Alberto Busato
Val D’Oca, Peep di Case Finali (Chernobyl), Ex Zuccherificio, Quartiere Novello…tutti questi discutibili progetti urbanistici portano la firma, a vario titolo dell’Architetto Edoardo Preger, prima come dirigente dell’ufficio urbanistico, poi come vecesindaco, poi come sindaco, poi come presidente del consorzio (Ex Zuccherificio), oggi come presidente della società di trasformazione, senza contare che è tutt’ora anche un membro di spicco del vertice del Pd locale. Poi la sinistra ha anche il coraggio di parlare di conflitti d’interesse.