La fine della politica e il malore della democrazia
Gentilissimo direttore,
alcuni fatti politici locali e internazionali mi spingono a fare alcune riflessioni sulla situazione politica e anche sulla salute della democrazia.
Le recenti elezioni in Francia con un’astensione di oltre il 50 per cento hanno mostrato un disinteresse dei francesi nei confronti della politica che ha raggiunto un livello mai visto prima.
In queste elezioni regionali francesi sono state proposte dai partiti liste bloccate e un complesso sistema elettorale potrebbe portare un partito che ha il 30 per cento in una regione a governare da solo con il premio di maggioranza. Se sommiamo liste chiuse, alto tasso di astensione e sistema elettorale, è legittimo avere dubbi che i cittadini si sentano realmente rappresentati dalla classe politica e dai partiti.
Il crescente disinteresse nella politica inizia a porre delle preoccupazioni sulla tenuta e sulla rappresentatività delle democrazie. La tendenza in Italia è la stessa della Francia (forse siamo stati addirittura precursori di questa visione politica): liste bloccate di nominati alle elezioni nazionali, sistema elettorale alla “porcellum” e la percezione di avere politici troppo interessati a propri interessi hanno fatto crescere l’antipolitica in un’ampia fetta della popolazione. In Italia però erano rimaste almeno le elezioni amministrative in cui poter finalmente esprimere e scegliere le persone che governano localmente, ma l’impressione comune è che ormai siano diventate inutili anche queste.
La vicenda del Conad di Ponte Abbaddesse pone tante domande, ma la principale che vorrei porre è se realmente i consiglieri comunali sia di maggioranza che di opposizione su queste vicende possono influire e sono consapevoli di quello che votano o se semplicemente si adeguano alle decisioni prese prima dai capi partito o dalla giunta.
Ci saranno a fine mese le elezioni regionali, anche qui la scelta dei candidati appare “pilotata” dalle segreterie dei partiti, non ci sono grandi novità (se non il rischio per qualcuno di non essere rieletti) e le scelte sono quasi già fatte. I divertenti slogan dei manifesti che presentano un candidato che c’è, un altro che fa e qualcuno che si impegna, mostrano come nessuno riesca a proporre una politica che guardi più in là del proprio ombelico; non c’è un contenuto politico che caratterizzi la propria candidatura rispetto agli altri. Si può provare a sostituire slogan e nomi, cosa cambierebbe? Non c’è un punto distintivo, una visione, non c’è un ideale che non sia semplicemente proporre se stessi.
Il Papa, che tutte queste cose le conosce bene, è andato controcorrente e ha sollecitato i cattolici a un rinnovato impegno in politica. Detto in questi tempi è veramente una grande provocazione, la situazione spingerebbe molti in direzione opposta, verso l’astensione e l’antipolitica. Passate le elezioni mi auguro che i futuri eletti e i partiti comincino veramente a prendere in considerazione un rinnovamento e uno slancio nuovo, magari proprio valorizzando quei giovani che desiderano servire il bene comune e non il proprio interesse particolare.
In gioco c’è la sopravvivenza della politica e della democrazia.
Cordialità.
Domenico Tallarico
Carissimo Domenico,
con la tua lettera poni una questione del tutto emergente: il distacco fra la politica e i cittadini. Anche in questo numero del giornale parliamo in maniera ampia dell’ormai notissima vicenda cesenate conad-cimitero.
Affrontiamo anche il nodo politica-cittadini e il distacco che va sempre più ampliandosi, come i frequenti comitati spontanei o le raccolte di firme che proliferano dimostrano una volta di più. Tutti dobbiamo sentirci interpellati.
Se la politica è la più alta forma di carità, come disse papa Paolo VI, significa che in politica ci si deve impegnare. Un impegno che coinvolge molto e che non può essere disgiunto, per i credenti, dalla fede. Anzi, se la fede implica la vita significa che anche l’attività politica non può esserne esclusa.
Non sarei negativo sul futuro, anzi. È certo che occorre un supplemento di responsabilità.
Cordialmente.
Francesco Zanotti
zanotti@corrierecesenate.it