Il Vangelo visto da un laico

L’Amore nella Legge

di Alberto Busato

Commento al Vangelo di domenica 21 marzo 2010.

Dal Vangelo secondo Giovanni (8,1-11)

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.

Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora, Mosè nella legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?» Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra.

Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei» E, chinatosi, di nuovo scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

La legge è fatta per l’uomo, non l’uomo per la legge. Se il messaggio evangelico è un messaggio d’amore, che dalle tre Persone divine si riverbera sull’uomo, allora anche le regole vanno viste in funzione dell’uomo, della sua salvaguardia e della sua elevazione e non come meccanismi automatici di giudizio cui l’uomo è sottoposto. La libertà salvifica si esplica dell’amore e non nella condanna. Questo è il messaggio fondamentale dell’episodio dell’Adultera.

Se in un’altra occasione Cristo ha detto “non giudicate” qui espone il “metodo” che porta naturalmente a non emettere giudizi, cioè condanne. Gesù non esprime il suo concetto, ma lascia che gli uomini lo maturino in se stessi; Gesù, dicendo “chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra”, invita alla riflessione. Devono passare istanti di tempo perché ognuno scorra la propria vita prima di prendere la decisione. Le decisioni necessitano di riflessione. Allora si insinua la verità nel cuore e nella mente, il connubio di cui necessita.

E’ la “Prudentia” romana, oggi largamente dimenticata da Politici e Giudici, da coloro che gridano Diritti e da coloro che pretestuosamente invocano Pace, come al tempo dei Farisei e dei Dottori della Legge. I Romani dicevano “dura Lex sed Lex”, ma sempre temperata dalla Prudentia, dalla riflessione. Perché l’ uomo non è una sagoma da far combaciare coi contorni di una Legge, ma un mistero infinito nato dal mistero dell’amore. Un mistero che richiede “riflessione”, nella quale la Verità si fa strada insieme alla meraviglia.

Pubblicato venerdì 19 marzo 2010 alle 00:00

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