Un lungo applauso al vescovo Antonio

Il saluto a monsignor Lanfranchi del vicario generale don Virgilio Guidi, pronunciato, a nome di tutta la diocesi, durante la solenne concelebrazione eucaristica di domenica 7 marzo

Carissimo vescovo Antonio,
mi sia permessa questa espressione confidenziale e affettuosa che tante volte abbiamo sentito dai nostri giovani, perché la comunione ecclesiale si fa concreta nella fraternità, in una relazione di confidenza, di fiducia e di affetto.

Sono convinto in questo momento di interpretare il sentimento di tutti: in questi sei anni ci siamo sentiti veramente amati dal nostro vescovo, non solo come comunità dei credenti, ma anche come “città”, come umanità che vive in questa terra di Romagna. Abbiamo vissuto quanto San Paolo ha scritto ai cristiani di Filippi: “Vi porto nel cuore. Dio mi è testimone del profondo affetto che ho per tutti voi nell’amore di Cristo Gesù” (Fil 1,7). E ancora ai cristiani di Corinto: “Il nostro cuore si è tutto aperto per voi… Io parlo come a figli: … aprite anche voi il vostro cuore!” (2Cor 6, 11-13).

Il Concilio Vaticano II ci ha detto che “nella persona del Vescovo è presente in mezzo ai credenti il Signore Gesù Cristo” e quindi il vescovo “in modo eminente e visibile, sostiene le parti dello stesso Cristo, Maestro, Pastore e Pontefice, e agisce in sua vece” (L.G. 21). Mi piace ricordare la bellissima espressione di Sant’Ambrogio che definisce il vescovo “Vicarius amoris Christi” (Cf S. Ambros., Expos. Evang. sec. Luc., X, 175; PL 15, 1848), colui che rende presente nel suo triplice ministero di maestro, di pastore e di sacerdote, l’amore del Signore Gesù, colui che è il volto visibile dell’amore di Cristo.

È questo che abbiamo vissuto e sperimentato in questi sei anni… Quando il 3 dicembre 2003 in questa basilica Cattedrale veniva annunciato il nome del nuovo vescovo che il Papa inviava alla nostra diocesi, pochi conoscevano il sacerdote Antonio Lanfranchi, vicario generale della diocesi di Piacenza, almeno quanti non avevano vissuto negli anni precedenti l’esperienza dell’Ufficio Catechistico regionale e dell’Azione Cattolica Giovani. Poi in quel 25 gennaio 2004 l’incontro con il nostro vescovo. Abbiamo ancora nella memoria e soprattutto nel cuore le parole di quel giorno: “Desidero essere vescovo tra la gente, servitore del Vangelo di Gesù Cristo per la speranza del mondo”. “Vorrei essere per ognuno un padre, un fratello, un amico, fare mie le vostre gioie e i vostri dolori”. “Vorrei guardare ad ogni persona con quell’amore con cui è guardata dal Signore”. E quell’invito ad essere “Chiesa nella città”, con l’auspicio: “Cesena, abitiamo insieme il presente per sognare insieme il futuro”. Grazie, vescovo Antonio, perché questo è stato lo stile del suo ministero fra noi.

Ora la fiducia del Santo Padre la chiama ad un nuovo e più impegnativo ministero nella diocesi di Modena- Nonantola, e noi siamo qui, in questa Chiesa Cattedrale, per dire il nostro saluto. Certamente con un po’di rammarico, ma anche con la consapevolezza che il suo “sì” al Santo Padre è un atto di obbedienza e di abbandono fiducioso alla volontà di Dio. San Paolo nelle sue lettere non rivolge la parola di ringraziamento alle comunità, ma al Signore. Anche noi in questa solenne celebrazione eucaristica, che è il grande rendimento di grazie al Padre che è nei cieli, vogliamo in qualche modo portare all’altare, insieme al pane e al vino, il nostro grazie al Signore per il cammino di questi anni, per tutti i doni di grazia che abbiamo ricevuto. E chiediamo che questi doni possano continuare a portare frutto nella nostra Chiesa, in ciascuno di noi e nel nuovo ministero che lei si accinge ad iniziare a Modena.

Grazie, Signore, perché ci hai fatto dono del vescovo Antonio. Grazie, Signore, perché il vescovo Antonio ci ha annunciato la tua Parola e ci ha insegnato ad ascoltarla, ad amarla ed interiorizzarla, soprattutto attraverso la lectio divina. Grazie, Signore, per il forte amore alla Chiesa e per l’esperienza della comunione ecclesiale che ci hai fatto vivere e gustare attraverso il ministero del vescovo Antonio, guidandoci a superare i nostri particolarismi. Grazie, Signore, perché il vescovo Antonio è stato “padre, fratello e amico” per noi sacerdoti e ci ha spronati ad essere “preti vivi e contenti”, ci ha sostenuti nella passione per il Vangelo e ci ha aiutati ad aprirci ad una maggiore fraternità e collaborazione, anche attraverso le Unità Pastorali. Grazie, Signore, perché i nostri giovani, nel volto e nella parola del vescovo Antonio, hanno incontrato il tuo amore e hanno accolto la tua chiamata a “non avere paura di osare l’amore”, chiamata che è diventata per loro progetto di vita nelle diverse vocazioni: ad una vita matrimoniale consacrata dal sacramento del matrimonio, alla vita religiosa o al ministero sacerdotale, ed anche per questo la comunità del Seminario è tornata a fiorire.

Grazie, Signore, perché il vescovo Antonio ci ha aiutati a vivere la dimensione cattolica e missionaria della Chiesa e ha aperto il cuore dei fedeli, e anche della società civile, a intessere legami di comunione e di collaborazione con tutte le Chiese del mondo. Grazie, Signore, perché il vescovo Antonio è stato il segno della tua presenza amorevole accanto ai malati e ai sofferenti, e accanto a quanti sono impegnati, e talvolta travolti, dai problemi dell’emergenza educativa. Grazie, Signore, per quanti, avendo perso il lavoro in questo momento di crisi economica, hanno ricevuto un aiuto concreto dai fratelli attraverso il Fondo di Solidarietà voluto e promosso dal vescovo Antonio, lui sempre attento ad incoraggiare e sostenere la coerente responsabilità di quanti operano nel mondo dell’impresa e del lavoro.

Grazie, Signore, perché il vescovo Antonio ci ha insegnato ad essere “Chiesa nella città”, ad essere “lievito”, come cristiani, nella società civile, nel dialogo e nella collaborazione con tutti, e grazie perché la sua parola è stata accolta con rispetto ed attenzione, come dimostra la presenza oggi del signor Prefetto, di tanti nostri Sindaci e di tante autorità del nostro territorio, che desideriamo salutare e ringraziare vivamente.

In ogni Messa, nella preghiera eucaristica il celebrante prega, e noi con lui, come pregheremo fra poco nella preghiera eucaristica terza: “Conferma nella fede e nell’amore la tua Chiesa pellegrina sulla terra, il tuo servo e nostro papa Benedetto, il nostro vescovo Antonio, il collegio episcopale”. Fra qualche mese, con l’ingresso del nuovo Vescovo, non diremo più “il nostro vescovo Antonio”; tuttavia quando diremo “il collegio episcopale”, questa espressione si concretizzerà anche in un volto preciso, quello del vescovo Antonio, e così nell’Eucaristia faremo esperienza di una comunione che non si interrompe.

Grazie, vescovo Antonio! Maria, Madonna del Popolo, ti accompagni nel tuo nuovo ministero.

monsignor Virgilio Guidi
vicario generale

Pubblicato venerdì 12 marzo 2010 alle 00:05

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