Più rispetto per i defunti
Sul contestato cantiere Conad, l’intervento di un cittadino che si reca sempre al cimitero
La realizzazione del centro commerciale davanti al cimitero di Cesena in via Pacchioni ha colpito la sensibilità di molte persone, fra cui quelle che si recano al camposanto per fare una visita ai propri cari. E’ il caso di Giampiero Casadei, il quale si reca al cimitero per un fiore e una preghiera sulla tomba della moglie.
“Tutte le domeniche – scrive Casadei – curo i fiori di mia moglie, al cimitero, e sempre guardo il Convento delle Clarisse, bello, ben appoggiato sul colle, come a difesa e a suffragio per i nostri cari. Da questo Convento avverto anche un monito e un incoraggiamento a ben fare, di cui tutti noi abbiamo un gran bisogno. Questi luoghi mi sono altrettanto belli salendo la strada dei Cappuccini, e mi inducono a riconsiderare i miei affanni, (molti), e a non disperare una serenità e una pace sempre più rare, preziose, necessarie, come é per troppi di noi. Così questi luoghi mi par siano a maggior decoro e dignità della nostra bella città, di cui ero orgoglioso. Perché ora vi vedo una recinzione, ruspe al lavoro, sento di una lottizzazione fra il Convento e il cimitero, di un’autorizzazione a un Supermercato e parcheggi, ed avverto minacce al decoro e alla dignità di queste aree e della nostra città”.
Casadei aggiunge che, da sue informazioni, tutto questo avviene nel rispetto del Prg, modificato nel 2002-2003, e se ci fu una violazione dei termini di rispetto di queste aree, la responsabilità non è del sindaco che ora ha le mani legate.
“Capisco – aggiunge Casadei -. Purtroppo nel nostro Paese e, vedo, anche nella nostra città, i nostri eletti fanno o modificano leggi e provvedimenti, a vantaggio di un interesse privato, anche se con danno del vivere civile e del bene comune. Poi bisogna tenerci questo danno irrimediabile, con in più la beffa di sentir dire che è tardi, non si può far più niente. Ma io sono avvertito solo ora di quanto si è violato nel 2002. Penso che una tale modifica interessava tutta la città, prima e ancor più che al Quartiere Cesuola, e credo richiedesse un’ampia convalida di tutti i cesenati. C’è stata? Oppure tutto si è deciso nel chiuso e più sicuro Consiglio comunale, da giunta e consiglieri eletti anche con il mio voto? Temo che tale decisione, per me improvvida, sia per l’apporto di “intermediari parapubblici”, funzionali ad aggiustamenti amministrativi vantaggiosi forse si può intuire per chi”.
Casadei precisa che oltre che per il suo predecessore, alle ultime elezioni ha votato per Paolo Lucchi “anche perché sulle scelte maggiori dichiarava di ricercare un consenso più ampio del Consiglio comunale, confrontandosi con le Associazioni e i cittadini. Ora con chi posso e devo arrabbiarmi? Forse con me stesso”.
“Ho letto sul Corriere Cesenate la sua lettera alle Clarisse, in cui assicura un parco pubblico prospiciente il convento, e ogni possibile riguardo alla quiete del luogo. Temo che questo parco sia solo decorativo, perché poco frequentato da gente normale. Allora temo possa essere frequentato da gente non sana, tanto più se fossero carenti le difese passive (recinzione? luci? telecamere?… ma anti-sfondamento!). Quello che vorrebbe essere un riguardo potrebbe anche aggravare il danno alle Clarisse, e ai tanti che si recano al Cimitero”.
Poiché si parla di un altro parcheggio a fianco del cimitero, Casadei si augura che “a danno non si aggiunga altro danno e, prima di questa approvazione, (che assedierebbe il cimitero con parcheggi auto), auspico che il sindaco promuova un confronto-dibattito, aperto alle associazioni e ai cittadini, da chiudersi eventualmente con un referendum, come da sempre si fa in Svizzera, così mantenendo l’impegno assunto con i suoi elettori. Questo sarebbe anche uno stimolo alla partecipazione dei cittadini che, diversamente dalla parte opposta, la parte per cui ho votato dice di volere promuovere”.
“Ma questa partecipazione – conclude Casadei – la si vuole veramente? O sono solo parole illusorie?”
Non so se vi ricordate uno slogan ricorrente durante le ultime elezioni Comunali, uno slogan bipartisan: “L’era degli Architetti Sindaci è finita, ora pensiamo alla gente!”. Ecco il risultato:passati gli Architetti e gabbata la gente! E le due parti politiche che si contendevano il Comune tacitamente commentano: quella che ha perso le elezioni “Gli Architetti occorrevano ancora”, quella che le ha vinte “della gente non ce ne frega niente”. Siamo in epoca molto Kafkiana. Comunque c’è un sistema per porre le lancette a zero: incominciare col dire. “La (…) cimiteriale non avrà un cliente tra i vivi”. Esponete manifesti di questo tipo.
Alberto Busato