Increduli davanti al Conad “del” cimitero

Caro direttore,
a proposito del cantiere Conad… quando prevalgono gli interessi si calpestano qualsiasi leggi, raggirandole con diverse motivazioni più o meno… serie. Ho apprezzato molto l’intervento dell’architetto Borghetti sull’argomento, molto preciso e c’è da riflettere!

Ma vorrei soffermarmi su ciò che ha detto su queste pagine l’architetto Cantori. Anche lui denota una vera conoscenza sul caso in questione. La frase che dice “Nessun urbanistica ma nemmeno uno studente di architettura avrebbe osato una tale proposta”, la dice lunga sulla ’castronatura’ commessa prima dalla giunta precedente e, come sembra, ratificata dall’attuale. Ci sarebbe da arrossire (ma forse un po’ ’rossi’ lo sono già).

L’architetto Cantori non risulta essere un assiduo frequentatore del nostro monastero e tuttavia ci richiama a recuperare il significato e il valore del silenzio, oggi purtroppo ben poco considerato. È un messaggio comunque che potrebbero cogliere anche i “protagonisti dell’opera”, (tra l’altro siamo in Quaresima: tempo propizio), suscitando in loro il desiderio di fare una visita al monastero, sempre aperto, e lì sostare un po’ nel silenzio (che forse c’è ancora) riflettendo seriamente sul da farsi.

Infine volevo ricordare che il nostro cimitero urbano è “un edificio protetto dalla sovrintendenza”, cioè soggetto a rigorose leggi da rispettare, in primis le distanze per costruire: 200 mt., o gli “esperti in materia” hanno potere di modificarle a proprio uso e consumo?

Grazie.

G. Fantini
(Cesena)

Carissimo Fantini,
grazie per la sua lettera che in poche battute fotografa molto bene la complessità, e gravità, della situazione che si sta creando davanti al cimitero urbano. I pareri degli architetti da lei citati fanno intendere che anche gli addetti ai lavori sono alquanto perplessi.

Anche l’ultimo ospite di lunedì scorso ai Dialoghi per la città organizzati dalla diocesi, Paolo Brosio, ha manifestato vivo stupore per il cantiere aperto a due passi dal camposanto (cfr. 12). È la stessa sorpresa che coglie quanti si avventurano dalle parti di Ponte Abbadesse: diversi cittadini si avvicinano al luogo in cui stanno operando le ruspe e restano del tutto meravigliati, increduli che possa essere vero quanto è davanti ai loro occhi.

Le domande che poniamo a pagina 12 (nell’edizione cartacea del giornale) speriamo che in questa occasione trovino adeguata risposta, non come sta accadendo per quelle poste due settimane fa a proposito del Sacro Cuore.

In questi giorni sono davvero molti gli interrogativi suscitati. Vanno in diverse direzioni: come è potuto accadere? Perché non si è fatto nulla molto prima? Perché ci si scalda tanto oggi quando ormai è troppo tardi? Tutte domande che hanno un loro fondamento, ma che non reggono davanti alla devastazione compiuta. Per non parlare del rispetto che meritano i nostri morti e il luogo che custodisce le loro spoglie. Lo sto ripetendo in diverse situazioni: una società che smarrisce il rispetto verso i defunti si avvia su una brutta china.

Speriamo di essere ancora in tempo per fare qualcosa, come sta accadendo con la raccolta di firme avviata lunedì scorso che andrà avanti fino a domenica 21 marzo. Ciascuno, in questo modo, può manifestare il proprio dissenso.

Speriamo bene.

Francesco Zanotti
zanotti@corrierecesenate.it

Pubblicato venerdì 12 marzo 2010 alle 00:01

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