Addio al vescovo: voci e pensieri dalla cattedrale
“Con semplicità e cordialità ha saputo toccare il cuore di tanti”. Ricordi e ringraziamenti raccolti in brevi testimonianze
Migliaia di cuori in ascolto del loro vescovo. Con un po’ di rammarico ma, soprattutto, con il desiderio sincero di salutare il proprio pastore chiamato a guidare la comunità di Modena- Nonantola e in mente mille pensieri che riportano a un incontro particolare o un rapporto di amicizia e vicinanza che in questi sei anni di episcopato a Cesena hanno fatto del vescovo Antonio davvero un “vescovo di tutti, vescovo tra la sua gente”.
In una Cattedrale gremita in ogni sua parte e durante una celebrazione con tutti gli ’onori’ delle grandi occasioni, fra cui la diretta messa in onda da TeleRomagna, abbiamo avvicinato alcuni dei presenti.
Giuliano Pistocchi, di Villachiaviche, ricorda in particolare la disponibilità all’ascolto del vescovo Lanfranchi: “Ogni volta che lo incontravo, specie nel corso degli impegni come consigliere comunale, mi diceva: ‘Quando ha bisogno, mi telefoni’. Ha sempre dimostrato grande disponibilità ad ascoltare, e per questo mi ha aiutato a fare delle scelte e sostenuto nell’impegno in Consiglio comunale. Ho visto in lui un punto di riferimento che mi ha lasciato una grande speranza”.
Tantissimi i giovani presenti. Alessio Meneghelli, scout di Cesena 1 (Palazzo Ghini) si sente di dire un grande “Grazie” al vescovo Antonio per l’attenzione dimostrata al mondo scout. “Diverse volte ha tenuto incontri per noi e nell’anno del suo insediamento è venuto a trovarci al campo. Siamo un gruppo scout extra-parrocchiale, senza un sacerdote come assistente. Proprio per questo sentiamo più forte il legame col vescovo”.
Giovanna Santoro, giovane avvocato di Ponte Pietra, nella consulta giovanile come referente per la zona Cervese-Ravennate: “Il suo rapporto diretto con i giovani mi ha colpito. Di solito in questa nostra società i giovani non sono nemmeno presi in considerazione. Così, ha toccato il cuore di tanti”.
L’attenzione particolare e personale per i giovani in ricerca della propria vocazione – attenzione che si è concretizzata con il rifiorire del seminario – è stata di certo una delle caratteristiche di Antonio Lanfranchi. Suor Nadia Pompili, delle suore francescane della Sacra Famiglia, era all’inizio del suo percorso vocazionale quando, sei anni fa, il vescovo arrivò in diocesi. “Ho da subito sentito nel vescovo Antonio un’attenzione di padre, premuroso e sensibile. Mi ha accompagnato e guidato nel mio cammino di verifica vocazionale di maturazione del ‘sì’, e un anno fa l’ho sentito più che mai vicino durante la Messa nella quale ho emesso la professione religiosa”.
In prima fila tanti gli ammalati presenti. Arianna Paglierani di Gambettola, responsabile del Cvs giovani, ricorda con entusiasmo: “Quello che mi ha colpito da subito del vescovo è il fatto che non ha chiesto di farsi chiamare ‘Sua Eccellenza’, ma più semplicemente ’vescovo Antonio’. lo ricorderò come un vescovo tra la sua gente, proprio come faceva Gesù quando stava con i giovani: sapeva essere giovane tra i giovani. Nei diversi momenti in cui era con noi ammalati era come il buon samaritano che si avvicinava a chi era nel bisogno, con amore e tenerezza”.
Una semplicità nei rapporti, vicinanza e cordialità che si caratterizzava sia nelle ‘grandi celebrazioni’ che negli incontri – fittissimi – in casa sua, in vescovado. “Ho avuto la possibilità di fermarmi a pranzo in casa del vescovo – ricorda Ada Piraccini - e sempre ho avuto la sensazione di parlare con una persona di famiglia, in amicizia sincera e aperta”.
“In questi sei anni di presenza tra noi, ho avuto l’opportunità grande di conoscere la bontà del vescovo Antonio tramite l’umiltà e semplicità della mamma Angela, che in diverse occasioni mi rimandava alla figura di Maria – ricorda a conclusione della Messa Vincenza Brunelli, di Ronta -. Lo ringrazio tanto per quanto ha operato per la nostra comunità diocesana. Il suo ricordo sarà tra i più cari nel mio cuore”.
Anche la comunità diaconale ha visto un aumento di presenze in questi ultimi anni. Valentina Santerini, di Case Finali di Cesena: “Il ricordo più importante del vescovo riguarda l’ordinazione a diacono di mio marito, visto che sono la moglie di una ‘cellula staminale’ (il diacono Massimiliano Turci). Lo sentiamo molto ‘padre’, perché il 7 dicembre 2005 il vescovo ha imposto la sua benedizione su Massimiliano. Ricordiamo anche il suo aver dato molto risalto, nelle Lectio, all’importanza della Parola, e i pellegrinaggi in Terra Santa e in Turchia vissuti insieme. Accanto a questi momenti forti, c’erano anche il confronto e il dialogo in caso di bisogno”.
Momenti piccoli e grandi, dunque. Una presenza e vicinanza che si è concretizzata nelle varie comunità parrocchiali in diverse occasioni, quella del vescovo Antonio, serbando anche piacevolissime sorprese. “Del nostro vescovo – ricorda Gaudenzia Molara Gentili di Sant’Egidio – una delle immagini care che porterò nel cuore è quella di ‘padre premuroso’ che ha visitato la nostra comunità parrocchiale, ferita per la recentissima malattia e morte del parroco don Pino Zoffoli, proprio la notte di Natale, quando ha scelto di celebrare la Messa di mezzanotte tra noi, facendoci così il dono importante e prezioso della sua attenzione, della sua solidarietà e del suo grande affetto”.
a cura di Claudia Coppari
e Sabrina Lucchi