“Per devozione e carità del popolo”, storia di Madonna del Fuoco
Pubblicato dall’editrice Stilgraf un volume a cura dello storico Giovanni Maroni
CULTURA - C’è una fioritura di storie delle parrocchie. Giovanni Maroni vi ha contribuito con precedenti volumi: San Martino e Ronta, Gatteo, San Pietro, Ssn Vittore. E ora questo compatto volume su Madonna del Fuoco che, uscito dalla Stilgraf, verrà presentato venerdì 19 marzo, il giorno di San Giuseppe, nella parrocchia.
Scrivere la storia di una parrocchia è un’impresa difficile, impegnativa. Non basta assemblare documenti, che pure sono necessari, come i mattoni per una casa. Occorre un’ispirazione, che potrebbe essere riassunta così: raccontare la storia vissuta del popolo cristiano, il suo modo di pensare e sentire la vita e la morte, il tempo e l’eternità, le relazioni umane, il rapporto con la terra, il lavoro, il modo di pregare, di vivere la famiglia, i cambiamenti antropologici che investono anche il sentimento religioso.
La parrocchia è stata sempre il più efficace, antico, continuativo luogo di socialiazzazione e di incontro, specialmente dal Concilio di Trento, quando è stata strutturata secondo precise leggi e regole. È difficile descrivere la forza aggregatrice della parrocchia, il suo dinamismo educativo, la sua capacità di formare la vita degli individui, delle famiglie, della comunità.
Nell’introduzione Giovanni Maroni offre questa immagine: la parrocchia è un’immensa processione di uomini, donne, bambini, vecchi, giovani, ragazze e ragazzi, spose, madri e padri, che per secoli si sono riuniti in assemblea in questi luoghi, in questa chiesa: a sentire la parola, a mangiare il pane, ad essere purificati nell’acqua, a pregare, a santificare l’amore, a fare festa a Dio, a vivere la fraternità reciproca, a ricevere il canto finale dell’esistenza terrena, l’augurio che gli angeli ti conducano in Paradiso. Rievocare la storia della parrocchia significa collocarsi in questa lunghissima fila, con i vivi e con i morti, in una compagnia invisibile, che si chiama Comunione dei Santi. Il visibile svela solo agli occhi del credente la trama dell’invisibile!
È commovente che l’Oratorio della Beata Vergine del Fuoco (nome e devozione vengono dal culto della Vergine venerata a Forlì) nasca nel 1646 “ex devocione et carità del popolo“, che vuole la sua chiesa (e la fa costruire da un bravissimo architetto che si chiama Pier Mattia Angeloni, poi scolaro del Borromini). Inseriti nella parrocchia di San Pietro, gli abitanti lottano per avere un cappellano, che dica Messa e faccia dottrina “alli putti” e faccia della popolazione che cresce un popolo cristiano.
Scorrono i secoli: l’autore intreccia le vicende locali con quelle della parrocchia madre, richiamando le grandi stagioni della Chiesa diocesana, entro cui vive la comunità che coltiva i campi lungo l’antica via Flaminia. Ma alla storia religiosa (c’è un capitolo sulla Vita di un povero cristiano di oratorio, rigorosamente documentata e narrata) si mescola la vicenda dolorosa delle guerre, degli eserciti che passano anche su questo fazzoletto di terra, della fame e degli stenti, delle pesti e del colera, con la fatica di vivere dei garzoni e delle serve, dei ragazzini che badano gli animali… Sulla comunità-chiesa, quando si arriva all’Ottocento e Novecento, passa il vento di rivoluzioni, partiti politici, battaglie sociali, che influiscono, mettono alla prova, modificano la vita delle persone e del migliaio di anime che invocano la loro Madonna del Fuoco. Un capitolo importante è dedicato alla seconda guerra mondiale, sulla scorta del Diario di don Leo Bagnoli, uno degli ultimi cappellani dell’Oratorio, che ci dà puntuali ragguagli, nelle sue note, sulle sofferenze della popolazione, alle prese con i Tedeschi, bombardata da aerei alleati, liberata finalmente dagli Inglesi e Neozelandesi.
Al centro del libro ci sta la biografia del primo parroco, don Scipione De Paoli, che tornato dal lager in Germania, unisce il suo insegnamento del latino e del greco all’impegno fermissimo di costruire la nuova parrocchia e la nuova chiesa, degna di una comunità che raggiunge le 1300 persone. Don Scipione è una figura eccezionale per cultura e dedizione ai suoi parrocchiani (coadiuvato da don Dante Piraccini, suo degno compagno di fatiche). Ma quando le sofferenze della guerra e le fatiche del dopoguerra lo portano a una morte precoce, nel 1961, una cordata di parroci (don Adolfo Giorgini, don Egidio Zoffoli, don Eligio Maroncelli, don Claudio Turci, don Primo Venturi) si impegnano a curarne e svilupparne l’eredità pastorale.
Siamo all’oggi, all’impegno coraggioso di don Primo, allo sviluppo della parrocchia, con la molteplicità delle iniziative, soprattutto nell’educazione ai ragazzi. Il libro si conclude con i capitoli dedicati alla chiesa di Rio Marano e alle sue origini e storia, alle vicende dell’Hospitale di San Lazzaro e all’edificio più illustre per antichità e arte del territorio della parrocchia, e cioè la Villa Ghini. La fatica di Giovanni Maroni, che racconta con vivacità narrativa, è davvero meritoria.
Piero Altieri