A servizio disinteressato della “città”

di Piero Altieri

La comunità dei credenti ha iniziato il cammino penitenziale verso la grande festa annuale della Pasqua, con il rito significativo della imposizione delle ceneri, facendo risuonare il monito evangelico “Convertitevi e credete al Vangelo”.

A metà del tempo di Quaresima siamo richiamati a una verifica: davvero è in questa prospettiva che stiamo orientando i nostri giorni, le scelte piccole e più grandi che ne scandiscono le ore.

È la responsabilità di ognuno, delle nostre famiglie, di ogni comunità ecclesiale che è interpellata, ben consapevoli che si tratta di ciò che è veramente necessario e irrinunciabile, per ciascuno e per quella porzione di storia di cui siamo responsabili. Lo sguardo si spinge in avanti, oltre il tempo, ma l’impegno si fa attento a dove posiamo i nostri passi.

Viviamo tempi di crisi preoccupante (quella economica non è che la punta dell’iceberg) connotata da un degrado della vita morale, da una messa in discussione dei valori che stanno a fondamento della dignità dell’uomo, della identità primigenia della famiglia.Valori che soli possono definire e dare forza a tutte quelle relazioni che intrecciano la vita economica, culturale e sociale e che, mirando al vero bene comune, oltre l’individualismo esasperato che ci attanaglia, costruiscono la “città” perché sia la casa che accoglie (anche coloro che provengono da lontano) i suoi abitanti perché possano vivere quella vita buona che è risposta autentica al bisogno di serenità e pace operosa che tutti desiderano.

L’esperienza viva della Quaresima diventa perciò esperienza dell’Amore di Dio, di quella “Caritas in Veritate” che si fa carità sociale e politica. E quanto questo sia necessario e urgente lo denuncia, ogni giorno, la corruzione che fa scempio ingordo delle risorse economiche, culturali e politiche che dovrebbero contribuire, senza tempi morti, al bene di tutta la “città”.

Sono necessarie riforme e regole che pongano freno a tutto questo, mobilitando altresì le buone energie di tutti. Può avere la forza di un richiamo a coloro che sono stati investiti delle più alte responsabilità, scendere in piazza e gridare una rabbia esagerbata… Ma ciò che è urgente, premessa insostituibile di ogni progresso vero e duraturo, è consentire alla grazia salvatrice di Dio, di risanare i cuori devastati dall’egoismo, risanare la ragione che, intorbidita dall’arroganza, pretende di farsi misura di ogni cosa anziché tendere a disvelare la verità con cui il Creatore ha sigillato con sapienza e bellezza, tutta intera la realtà. E ancor più, e sopra ogni altra cosa, la verità “non negoziabile” dell’uomo.

Ne siamo testimoni?

Pubblicato mercoledì 10 marzo 2010 alle 17:30

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