Un crocifisso molto raro
Alex Cavallucci lo attribuisce a Marco Zoppo
CESENA - Un rarissimo crocifisso in legno che potrebbe essere attribuito a Marco Zoppo. E’ questa la conclusione a cui è giunto lo storico dell’arte Alex Cavallucci di Cesena. Cavallucci ha individuato quest’opera, ribattezzata “il crocifisso di Cesena di Marco Zoppo”, che apparteneva ad una collezione privata di una delle più antiche e nobili famiglie patrizie ferraresi.
Pervenuto mutilo degli arti superiori, il manufatto misura 25 centimetri.
“L’epoca della realizzazione è circoscrivibile agli anni Cinquanta-Sessanta del XV secolo – spiega lo storico dell’arte – in area padovana-veneziana. La mano dell’artista, infatti, presenta assonanze stilistiche sia con i migliori prodotti usciti dalla bottega di Squarcione, operante a Padova e maestro- tutore di artisti del calibro di Mantegna e Marco Zoppo, sia con alcune opere pittoriche di ambito veneziano e di scuola ferrarese”.
Il viso triangolare, caratterizzato dalla vicinanza degli occhi al setto nasale, l’arcata sopraccigliare, il naso affusolato, il modo in cui è trattata la fluiditĂ della barba, il corpo tornito e le gambe arcuate, son tutti elementi che caratterizzano fortemente la piccola scultura, inserendola a mio avviso nel catalogo delle opere di Marco Ruggeri, detto Marco Zoppo, o Marco da Bologna (Cento, 1433 – Venezia, 1478).
“Tendo ad attribuire il Crocifisso a Marco Zoppo – dice Cavallucci – sulla base dei confronti con alcune sue opere giĂ note agli studi, quali la Croce dipinta (Bologna, Museo di S. Giuseppe dei Cappuccini) e il San Girolamo (Bologna, Pinacoteca), quest’ultimo eseguito dopo i lavori per il Collegio di Spagna, attorno al 1470. Non va dimenticato inoltre che allo Zoppo sono riferiti alcuni documenti resi noti da Supino, lo storico dell’arte che per primo ha individuato la vera data di nascita e morte di Marco Ruggeri, nel 1925, nei quali si dichiara esplicitamente che Marco eseguì alcune opere lignee per la cittĂ di Bologna, attestando così la sua attivitĂ di plasticatore, altrimenti sconosciuta”.
Sebbene finora gli studiosi non abbiano riferito alcuna opera scultorea alla mano dell’artista centese, non si esclude affatto che egli fosse stato istruito in quest’arte, tenuto conto della sua formazione padovana e ferrarese, dove si usava affiancare alla pratica della pittura anche la lavorazione plastica.
“Presenterò a breve uno studio piĂą completo su quest’opera rarissima – conclude Cavallucci – che dedicherò al vescovo monsignor Antonio Lanfranchi”.