Il Vangelo visto da un laico

Abbiamo bisogno di Dio

di Alberto Busato

Commento al Vangelo di domenica 7 marzo 2010.

Dal Vangelo secondo Luca (13,1-9)

In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici.

Prendendo la parola Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Siloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Taglialo, dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

Certo che quando vediamo delle disgrazie attorno, è quasi istintivo dire “è un castigo di Dio”, qualche volta aggiungendo “che ci meritiamo”. Ma non è così: non è un castigo, anche se poteva essere meritato, ma un ammonimento. Gesù lo spiega bene: i Galilei giustiziati da Pilato non erano i più farabutti tra i Galilei, quindi la loro condanna non poteva essere un castigo logico del cielo, ma un ammonimento per tutti i Galilei.

Sì! Dio non condanna anzitempo, ma lascia tempo al tempo. Anche aiutato da qualche preghiera, come quella del vignaiolo. La collaborazione è accetta a Dio. E la preghiera collabora.

Ma cosa bisogna fare dopo l’ammonimento e dopo la concessione del tempo? Convertirsi. E che vuol dire? Una cosa semplicissima: se le disgrazie ci vengono per la nostra incapacità e dabbenaggine (per esempio: costruire case in zone franose o costruire case inadatte in zone sismiche, o interpretare di testa propria diritti impropri, ancorché civici, o guidare in stato di ebbrezza, o mettere a repentaglio la salute con comportamenti biasimevoli), incominciare a meditare per studiare i rimedi. Allora, se riusciremo a riconoscere che il nostro impulso non è sufficiente a darci le scelte giuste, la nostra iniziativa isolata non basta a darci risultati felici, L’unica conseguenza logica da accettare è “dobbiamo avere Dio come riferimento, la sua parola e il suo consiglio.” Allora avremo compiuto la conversione.

Un “Vignaiolo” accanto ci potrebbe aiutare. Stiamo attenti a riconoscerlo. Meglio se ci affidiamo a una persona amica.

Abbiamo bisogno di Dio

Dal Vangelo secondo Luca (13,1-9)

In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone , sulle quali crollò  la torre di Siloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo». Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi  frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Taglialo, dunque! Perché deve sfruttare il terreno?” Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”»

Certo che quando vediamo delle disgrazie attorno, è quasi istintivo dire “è un castigo di Dio, qualche volta aggiungendo “che ci meritiamo”. Ma non è così: non è un castigo, anche se poteva essere meritato, ma un ammonimento. Gesù lo spiega bene: i Galilei giustiziati da Pilato non erano i più farabutti tra i Galilei, quindi la loro condanna non poteva essere un castigo logico del cielo, ma un ammonimento per tutti i Galilei, Sì! Dio non condanna anzitempo, ma lascia tempo al tempo. Anche aiutato da qualche preghiera, come quella del vignaiolo. La collaborazione è accetta a Dio. E la preghiera collabora. Ma cosa bisogna fare dopo l’ammonimento e dopo la concessione del tempo? Convertirsi. E che vuol dire? Una cosa semplicissima: se le disgrazie ci vengono per la nostra incapacità e dabbenaggine (per esempio: costruire case in zone franose o costruire case inadatte in zone sismiche, o interpretare di testa propria diritti impropri, ancorché civici, o guidare in stato di ebbrezza, o mettere a repentaglio la salute con comportamenti biasimevoli), incominciare a meditare per studiare i rimedi. Allora, se riusciremo a riconoscere che il nostro impulso non è sufficiente a darci le scelte giuste, la nostra iniziativa isolata non basta a darci risultati felici, L’unica conseguenza logica da accettare è “dobbiamo avere Dio come riferimento, la sua parola e il suo consiglio.” Allora avremo compiuto la conversione. Un “Vignaiolo” accanto ci potrebbe aiutare. Stiamo attenti a riconoscerlo. Meglio se ci affidiamo a una persona amica.

Pubblicato venerdì 5 marzo 2010 alle 00:00

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