Il vescovo, il sindaco e la città: la coraggiosa proposta dell’Azione Cattolica

“Ero forestiero: mi avete accolto?” il tema dell’incontro di venerdì 19 febbraio al Ridotto

“Ero forestiero : mi avete accolto?”. Con questo suggestivo titolo-provocazione l’Azione Cattolica diocesana ha proposto un incontro a tutta la città di Cesena, facendo affluire, venerdì 19 febbraio, nel Palazzo del Ridotto, gli “stati generali” di coloro che hanno a cuore, per sensibilità politica, per convinzione religiosa, per autentica apertura d’animo e di mente alle necessità di tutte le categorie di “forestieri”, la loro concreta accoglienza.

La presenza di moltissimi giovani significa che il senso della proposta è stato accolto, così come fu accolto, esattamente cinque anni fa, la sera del 20 gennaio 2005, nello stesso luogo, l’invito a ragionare, partendo da esperienze vissute, sul tema: “Cesena, qual è la tua vocazione?”, con i due responsabili, religioso e politico, vescovo e sindaco.

Diciamo subito i tre grandi meriti dell’iniziativa. Il primo è la preparazione accurata dell’incontro, con contributi elaborati dai giovani dell’Azione Cattolica sui temi del lavoro, della casa, della sanità, della scuola, sul dialogo interreligioso, sul tempo libero; e proposti dalla San Vincenzo e dalla Caritas.

Vale la pena che chi ci governa in Comune prenda in mano questi documenti, che non contengono buoni sentimenti, ma proposte e uno stile di discorso lontani dalle formule del politichese a cui ci abitua la politica nazionale.

Il secondo è, nel protagonismo dell’Azione Cattolica in questa iniziativa, la fedeltà ad una storia e a una sensibilità, che nei momenti difficili viene fuori (e questo è un tempo difficile, di emergenza della povertà). Voglio dire che l’impegno a un cristianesimo vissuto con fedeltà alla Chiesa, si traduce in una viva passione per le relazioni educative, per la difesa della vita, ma anche, contestualmente, e con lo stesso impegno, per rimuovere tutte le forme di ingiustizia, di esclusione sociale ed economica, di “respingimento” degli immigrati. Con un’idea di politica nel senso alto e pulito (i nostri modelli sono De Gasperi e La Pira, per intenderci).

Il terzo è il dialogo fra il vescovo e il sindaco, senza confusione di ruoli, ma con sintonie significative. Monsignor Lanfranchi, accogliente, aperto al dialogo con tutti, fin dall’inizio del suo episcopato, ha sottolineato che “la Chiesa è nella città”, il “bel San Giovanni” di Dante, cioè la cattedrale nostra e la piazza del Comune, con un ideale di città ospitale, anche con i forestieri. Chi sono i forestieri? Sono quelli che “vengono da fuori”, gli immigrati che diventano concittadini, non esclusi. Sono i disabili, sono le famiglie che sentono il morso della povertà, sono i giovani senza lavoro, sono gli studenti che cercano una camera qui da noi, sono quelli che lottano contro le difficoltà psichiche, gli anziani senza protezione. Scelgo dai miei appunti alcune frasi: “Mettiamo in campo valori forti”; “Non lasciamo nessuno indietro”; “Che è dell’uomo che non lavora?”; “Quali modelli educativi offriamo?”; “La casa è un bene primario”; “Inclusione per tutti, non esclusione!”.

Il sindaco ascolta, prospetta le ragioni del suo amministrare, non solo cifre, ma principi, criteri. “Lei – dice rivolto al vescovo – è un uomo che fa della virtù della mitezza un’apertura all’incontro”. Ascolto attento, niente applausi, nessuna concessione allo spettacolo.

Presidente e vicepresidente dell’Azione Cattolica, Giannina e Francesco, dicono con efficacia le ragioni dell’assemblea (mi pare che sia tale, più che un generico uditorio) e, soprattutto, i principi della “buona politica” dell’Ac.

Ma onestà vuole che si dicano due limiti del civico incontro. Il laboratorio (così oggi si dice del lavoro prezioso di elaborazione dei documenti) ci è stato offerto in cartella: otto dense ricerche, con riflessioni preziose, che dovevano essere introdotte con qualche modalità efficace nel dibattito. Spetta a chi ha lavorato un riconoscimento pubblico di una silenziosa fatica. D’altra parte, credo che fra i presenti alcuni avrebbero desiderato intervenire, come accadde nella prima esperienza di cinque anni fa, arricchendo il dialogo.

Probabilmente alcuni temi di forte interesse, come l’integrazione scolastica dei bambini e ragazzi immigrati, le esperienze educative, tipo “Cantiere” delle Suore della Sacra Famiglia, le opportunità e i problemi dell’Università a Cesena, con relativi affitti delle camere a studenti ecc., avrebbero evitato il rischio, qua e là emerso, di una certa genericità.

Ma è vera l’osservazione che ho colto all’uscita dalla sala: questa sera abbiamo respirato un’aria di “cittadinanza”, che sarebbe piaciuta ai nostri maestri.

Giovanni Maroni

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