Si esce dalla crisi facendo ’rete’ fra le aziende
Con la collaborazione si possono tentare nuove strategie di mercato. A fine gennaio si è svolto il 7° Forum della Cdo agroalimentare, presieduta dal cesenate Camillo Gardini. Più di 300 i partecipanti a Milano Marittima provenienti da tutta Italia
Se il settore agricolo è in crisi occorre cambiare strategia: è necessario mettere al centro l’uomo e instaurare una rete di collaborazioni che permettano alle aziende di collaborare e non di farsi la guerra.
E’ questo uno dei messaggi scaturiti durante il 7° Forum della Compagnia delle opere Agroalimentare. A fine gennaio, presso l’hotel Palace di Milano Marittima (Ravenna), oltre 300 fra tecnici e imprenditori, provenienti da tutta Italia, hanno risposto all’appello della Cdo, presieduta dal cesenate Camillo Gardini, e si sono ritrovati per una due giorni di approfondimenti.
Uno dei relatori della prima giornata è stato Bruno Piraccini, amministratore delegato di Orogel: “Il settore dell’agroalimentare deve cominciare a seguire con grande attenzione anche il settore dell’Horeca, vale a dire hotel, ristoranti e catering”. Questa la proposta di Piraccini, secondo il quale “una parte della crisi dei consumi è dovuta allo spostamento delle abitudini e degli stili di vita. Sempre di più aumentano i consumi fuori casa. Questo richiede al mondo agricolo un cambiamento di approccio al mercato e ai consumatori”.
Dopo l’intervento di Piraccini, Michele Scrinzi, manager della cooperativa Sant’Orsola, anch’egli relatore al Forum, ha manifestato il forte interesse della sua cooperativa, azienda trentina dedita alla produzione di piccoli frutti, verso la possibilità di surgelare i propri prodotti. Durante il Forum si è parlato anche di politica agricola europea e dei relativi finanziamenti al settore. “L’Unione europea è ferma da un anno sul fronte agricolo: riguardo alla nuova Politica agricola comunitaria, l’interrogativo che circola non è se stanzierà meno fondi rispetto alla precedente, ma quanto stanzierà di meno”.
Non ha usato giri di parole Franco Sotte, docente di economia del territorio e politica agraria all’Università politecnica delle Marche. “In Italia siamo portati a complicare le cose – ha detto Sotte – come nel caso dei PSR: ne abbiamo 21, su un totale europeo di 88. La Francia, ad esempio, ne ha uno”. Dalla platea l’interrogativo principale è stato: cosa ne sarà della Pac? Sotte ha risposto che “la tendenza che sta venendo avanti è quella di finanziare i progetti, favorire chi crea posti di lavoro, dare un sostegno a chi ha idee nuove e a chi si mette in rete. Dare contributi a pioggia in base agli ettari non è più ammissibile”.
E quello della “rete” era l’argomento di base del Forum. Un’esperienza diretta di collaborazione fra aziende è stata riportata da Giancarlo Utili, 62enne agricoltore ravennate co-fondatore di Cdo agroalimentare il quale, proprio grazie alla rete, decise di accettare la sfida, lanciatagli dal più giovane collega Stefano Frapoli, di abbattere i frutteti, non più redditizi, e costituire una cooperativa (la Poliflor) per la produzione e la vendita di tappeti erbosi. Un vero caso di successo, questo, con clienti e realizzazioni di grande prestigio, dai campi di calcio di serie A, alla base americana di Aviano, fino ai giardini del Quirinale.
Di rete e collaborazione ha parlato pure Andrea Prato, assessore all’agricoltura della regione Sardegna. “Fare rete, creare connessioni fra aziende, collaborare, è l’unico sistema per uscire dalla crisi. Servono modelli nuovi, occorre mettere al centro l’uomo e agire di conseguenza – ha detto Prato -. Spesso si punta l’indice contro la Gdo, ma a volte la colpa è degli agricoltori. Un esempio: nello scorso mese di agosto ho interpellato Conad Sardegna affinchè puntasse sulla carne della nostra Regione. Conad ha accettato chiedendo fornitura continua di vitelli di ottima qualità. Ho interpellato gli allevatori e dopo molti mesi mi è arrivata la risposta: avevano messo assieme 5 vitelli… E’ la nostra disorganizzazione a penalizzarci: se non si fa rete non si uscirà dalla crisi”.
Durante la seconda giornata si è svolta una tavola rotonda fra Roberto Fiammenghi, responsabile acquisti di Coop Italia, Maurizio Sperati di Amalattea, Antonio Baietta della coop Sant’Angiolina e Andrea Prato.
Sperati ha spiegato che mettendo in rete i produttori di latte di capra stanno riuscendo a penetrare nel mercato statunitense, in particolare nei punti vendita ’etnici’. Fiammenghi ha sottolineato la filiera della carne italiana che Coop ha promosso già da diversi anni “e questo perché è il consumatore che ci chiede carne italiana di qualità”. Non è mancata, da parte di Fiammenghi, una tirata d’orecchi alle Organizzazioni dei produttori dell’ortofrutta: “Non sono in grado di controllare la produzione: si produce più di quel che serve. Per questo i prezzi crollano”.
Cristiano Riciputi