Il rispetto della vita nelle parole di un medico

Si avverte in tutto il mondo la drammaticità della crisi finanziaria che stiamo attraversando e che ha colpito molte nazioni, compresa l’Italia. Povertà e mancanza di lavoro possono avere effetti devastanti, possono far perdere la fiducia in se stessi, possono far perdere la dignità specie in coloro che hanno la responsabilità di una famiglia.

Di questo argomento si è discusso, la scorsa settimana, nella sala parrocchiale di Villalta, durante un incontro organizzato dal parroco don Giovanni Barduzzi.

All’incontro, sul tema “Nessuno è padrone della propria esistenza, la vita è un dono sempre”, relatore è stato il dottor Antonio Belluzzi del reparto di Terapia intensiva neonatale del Bufalini. Un reparto fiore all’occhiello del nosocomio cesenate, unico nella nostra provincia. Un reparto dove si combatte per la vita, sempre.

“Noi ospitiamo e curiamo bimbi molto piccoli – ha spiegato il dottor Belluzzi – con problemi cardiocircolatori o affetti da malattie gravi. Attraverso la mia esperienza cercherò di spiegarvi l’importanza e il rispetto della vita che ogni giorno ci porta a combattere nel reparto con i nostri piccoli pazienti. Lo faccio con una storia che mi ha molto toccato. E’ la storia di una bimba, che chiamerò Francesca per rispetto della privacy, e che è arrivata in Terapia intensiva quando aveva solo 4 mesi. Francesca ha tre fratelli e soffre di una grave malattia, sta per morire. Già a 20 settimane gestazionali le era stata diagnosticata la malformazione a reni, cuore, fegato. I medici dissero ai genitori che era ’da buttare via’, ma papà e mamma non si arresero, decisero di non ucciderla e alla nascita la trasferirono in grande centro della loro città. Ma qui Francesca non era seguita a dovere, i genitori erano tenuti fuori dall’accudimento della piccola, che potevano vedere solo pochi minuti al giorno, mentre da noi l’orario è libero. Arrivarono da noi molto provati, con una storia di grandi sacrifici e povertà. Incontrarono un’anestesista che si commosse della situazione e disse loro che Cesena era il luogo adatto alla piccina. Dopo alcune settimane il papà di Francesca disse una frase che non posso dimenticare: Mia figlia di certo morirà, ma in queste settimane siamo guariti noi”.

La medicina è importante, ma l’amore lo è molto di più. Sono importanti le cure accompagnate però dall’affetto, dalla compagnia e dall’amicizia.

“E così Francesca – ha concluso Belluzzi – un giorno girò la testa verso di noi e sorrise. Fu un momento di grande commozione. In seguito la piccola morì, io andai al funerale nella sua città e la prima preghiera fu per i medici e gli infermieri cesenati”.

Mirca Boschetti

Pubblicato venerdì 19 febbraio 2010 alle 00:01

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