Ponte Vecchio, 300 anni di storia
Al Rotary club l’architetto Cantori ha raccontato i dettagli del restauro
CESENA - La storia raccontata da un uomo di spirito e cultura quale è l’architetto Tommaso Cantori è una gioia per la mente e lo spirito.
L’architetto Cantori, accompagnato dal suo staff, è intervenuto infatti all’ultima conviviale del Rotary Club Cesena, presieduto da Norberto Annunziata, e tenutasi la scorsa settimana presso il Ristorante Hotel Casali per illustrare il restauro eseguito alle parti lapidee del Ponte Clemente di Cesena, altrimenti noto come Ponte Vecchio.
Cantori non si è limitato a descrivere i lavori di restauro, ma ha illustrato la storia del Ponte Vecchio dalla costruzione ai giorni nostri. Alla serata ha preso parte anche il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Cesena, Davide Trevisani: la Fondazione ha finanziato interamente i lavori di restauro per un importo complessivo di circa 400mila euro.
“Il ponte, come lo conosciamo oggi – ha detto Cantori – fu terminato all’incirca nel 1770 dopo oltre 50 anni di lavori. Per poterne effettuare il restauro sono state necessarie delle minuziose ricerche storiche che ci hanno permesso di scoprire che nella storia della sua realizzazione sono intervenuti ben due Papi, ovvero Papa Benedetto XIII, che diede l’autorizzazione per la realizzazione dell’opera, e Papa Clemente XII che, alla morte del suo predecessore, fece sì che il ponte fosse realmente realizzato. Ed ancora ritroviamo, nella storia del nostro ponte, il famoso architetto Luigi Vanvitelli che, chiamato come consulente dal Papa, lasciò temporaneamente i lavori dell’imponente Reggia di Caserta per seguire quelli del Ponte di Cesena”.
Una storia affascinante che Cantori ha saputo illustrare con semplicità e simpatia agli intervenuti alla serata. “Cosa difficile in quest’opera di restauro – ha spiegato Cantori – è stato reperire la pietra d’Istria con la quale erano fatte le parti lapidee originali del Ponte Vecchio di Cesena. Ma dopo varie e lunghe ricerche la mia collega Carla Tisselli, che ha diretto i lavori, è riuscita ad individuarne una grande cava in quel di Rovigno. Oltre 540mila chili di pietra d’Istria sono stati usati per il restauro”.
Nella storia del ponte grande ruolo ebbe anche il porto di Cesenatico, allora importante punto di imbarco per il trasporto dello zolfo proveniente dalle cave dell’entroterra e utilizzato nella composizione della polvere da sparo, dove lo scarpellino Bernara partì con le Tartane del tempo per andare in Istria ad acquistare la pietra per la realizzazione del Ponte Clemente di Cesena.
Maurizio Cappellini