Per dare il meglio dei propri pensieri
I Vescovi italiani sui cattolici in politica
di Marco Castagnoli
Non è cosa da tutti i giorni che il cardinale presidente dei vescovi italiani ci comunichi, anche se indirettamente, un suo sogno. Eppure l’ha fatto, in occasione della prolusione del Consiglio Permanente della Cei che si è svolto nel gennaio scorso.
Rivolgendosi ai “Venerati e cari confratelli” ha concluso il suo intervento confidando di avere un sogno (“di quelli che si fanno ad occhi aperti”) cioè che “questa stagione contribuisse a far sorgere una generazione nuova di italiani e di cattolici che sentono la cosa pubblica come importante e alta e per essa sono disposti a dare il meglio dei loro pensieri… che avvertono la responsabilità davanti a Dio come decisiva per l’agire politico”.
Se il sogno rimanesse come tale non avrebbe molta importanza, ma il Cardinale ha precisato subito che era anche “una direzione verso cui preme andare”, cioè una priorità. È senza dubbio un sogno molto intenso perché una “generazione nuova” non sorge solamente auspicando un ricambio della vecchia generazione o ragionando sulla base di criteri anagrafici per cui chi ha una certa età deve lasciare il posto ai più giovani. Quell’aggettivo nuovo mi ha richiamato il versetto del libro dell’Apocalisse: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose” (Ap 21,5): la vera novità non parte dall’uomo. Questa generazione nuova, fra le altre caratteristiche, deve essere disposta a dare per la cosa pubblica “il meglio dei loro pensieri”.
Anche Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in Veritate al punto 19 (citando Paolo VI) ci ha richiamato al fatto che nel perseguimento dello sviluppo servono “uomini di pensiero capaci di riflessione profonda, votati alla ricerca di un umanesimo nuovo”. Nella conclusione della stessa enciclica si parla anche di umanesimo aperto all’Assoluto come unico umanesimo in grado “di guidarci nella promozione e realizzazione di forme di vita sociale e civile”.
Si avverte quindi la necessità di una formazione del pensiero: ma dove si devono formare gli uomini di pensiero? È certamente un dovere della Chiesa che rientra nella sfida educativa. Il rischio, a mio parere, è di pensare che sia necessario creare, principalmente, degli ambiti specializzati in cui fare educazione politica e sociale. Certamente saranno necessari questi, ma ancor di più sarà necessario che questa attenzione emerga trasversalmente nelle nostre comunità, aggregazioni laicali e ambiti pastorali.
Il cardinale ci ha ricordato anche quali sono i “valori che costituiscono il fondamento della civiltà” da ritenere irrinunciabili: vita umana, famiglia formata da uomo e donna e fondata sul matrimonio, responsabilità educativa, solidarietà, lavoro, comunità. Sarebbe importante che su questi valori ci fosse sintonia fra i cattolici, almeno fra quelli della “generazione nuova”, visto che fra quelli dell’attuale non sembra sia così.
Non si tratta, allora, solo di un sogno, ma di una speranza, della Speranza cristiana che non è solo il nostro desiderare un bene, ma va oltre. Non è una realizzazione umana, ma un riporre la fiducia nelle promesse di Cristo e nell’aiuto dello Spirito Santo. Il cardinale ha lasciato anche un compito alle nostre comunità cristiane: “I fedeli laici imparino a vivere con intensità il mistero di Dio nella vita”.
Alla nuova generazione è richiesto di fare posto a Dio nella vita di tutti i giorni. “Senza Dio l’uomo non sa dove andare e non riesce nemmeno a comprendere chi egli sia. (Benedetto XVI, Caritas in Veritate n. 78)”.
“Il cardinale ci ha ricordato anche quali sono i “valori che costituiscono il fondamento della civiltà” da ritenere irrinunciabili: vita umana, famiglia formata da uomo e donna e fondata sul matrimonio, responsabilità educativa, solidarietà, lavoro, comunità. Sarebbe importante che su questi valori ci fosse sintonia fra i cattolici, almeno fra quelli della “generazione nuova”, visto che fra quelli dell’attuale non sembra sia così”.
Venendo al pratico, occorre analizzare perché su i detti valori che sono il fondamento della civiltà, non sembra ci sia sintonia tra quelli che pur si dicono cristiani. La risposta l’ha data Gesù Cristo e vale per tutti i tempi: “i figli delle tenebre sono più astuti dei figli della luce”. Che fare allora? E’ evidente: darsi da fare per diventare astuti. Come si fa? Esercitando l’astuzia, dandosi da fare; non dormire, stare sempre all’erta, non soggiacere agli slogan martellanti, e agli stereotipi ingannevoli. Non soggiacere, ma reagire rintuzzando le accuse e le pretese. Ma se facendo così, si rischia di non essere “gentili”? Allora riflettiamo se la “gentilezza” non è una forma si soggezione o di debolezza. E riflettiamo sul fatto se Cristo quando rovesciava i tavoli degli affaristi lungo le scalinate del Tempio, e prendeva i profanatori a calci e a frustate, era “gentile”. Riflettiamo anche quando ci diranno; “Sei un integralista!”. E dopo tutte queste riflessioni, scopriremo l’astuzia? (Politicamente parlando)
Alberto Busato