Il Vangelo visto da un laico

La condizione perché il successo abbia un senso

di Alberto Busato

Commento al Vangelo di domenica 7 febbraio 2010.

Dal Vangelo secondo Luca (5,1-11)

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno,per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennesaret, vide due barche appostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.

Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.

Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me perché sono un peccatore». Lo stupore infatti, aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone.

Gesù disse a Simone: «Non temere: d’ora in poi sarai pescatore d’uomini». E tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Gesù disse: «Non per i giusti sono venuto, ma per i peccatori». E i peccatori che si riconoscono tali, manifestano la loro umiltà. E chi manifesta la propria umiltà, riconosce che non è il padrone del mondo che può dettare legge dalla propria superbia e dalla propria autoproclamata superiorità. Al contrario, chi manifesta la propria umiltà riconosce che sopra di lui c’è un’altra Autorità, osservando i cui insegnamenti, il successo ha un fondamento ed un senso. Nessun altro, più di Dio stesso può essere assunto ad Autorità che dà senso a un successo, sapendone il valore e lo scopo.

Simone, che non si chiamava ancora Pietro, in un primo tempo intuisce e si affida, e in un secondo tempo (a pesca effettuata) riconosce, attraverso la manifestazione della sua umiltà, che l’insegnamento, l’invito alla pesca, cioè a quella che si presentava come l’azione più opportuna in quella circostanza, proveniva da una Autorità superiore. L’umiltà si manifesta a pesca effettuata, ma evidentemente sussisteva anche prima, nell’accettazione del “comando”.

L’umiltà porta quindi al successo: per due considerazioni:

1) Se Simone si fosse messo a discutere quando Gesù lo indirizzava a gettare le reti, insistendo sul fatto che “tanto non c’è pesce” opponendo così la sua caparbietà ad una ipotesi diversa, si sarebbe preclusa la strada del successo;

2) Se non avesse riconosciuto la sua umiltà anche di fronte all’occasionale successo, non avrebbe riconosciuto il “metodo”, cui affidarsi nei bisogni e nelle intraprese della vita.

Affidarsi a Dio in ogni circostanza e orientare le proprie azioni secondo gli “stili di vita” da Lui indicati è condizione perché il successo abbia un senso.

Una risposta a “Il Vangelo visto da un laico”

Commenti

  1. giuseppe drago 10 feb 2010 / 20:09

    Condivido il pensiero di Alberto Busato,
    Questi versi mi hanno spinto ad evidenziare un aspetto particolare di Pietro:
    Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me perché sono un peccatore». Certamente l’umiltà è la chiave che apre il rapporto con Dio. Gesù disse, Matteo 11:29 Togliete sopra voi il mio giogo, ed imparate da me ch’io son mansueto, ed umil di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre. Certamente tutti i presenti si mostrarono umili di fronte a Gesù ma Pietro ha mostrato quello che Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo non hanno fatto. Sottomissione, assoluto abbandono in Gesù, profonda onestà, riconoscenza, debolezza, confessione del proprio stato ecc. Valori che nessuno sarebbe capace di mostrare. Pietro, nonostante gli fu detto: ”vai via satana” e rinnegò Gesù, fu considerato da Gesù stesso, il più grande su cui avrebbe poggiato la sua chiesa.
    giudrago

Lascia un commento

Attenzione, i commenti sono moderati.

I nuovi utenti devono aspettare l'approvazione del loro primo commento.

Se firmati con nome e cognome è possibile che i commenti inseriti vengano pubblicati anche nell'edizione cartacea del settimanale.

Archivio Documenti

Ultimi articoli

Ultimi interventi