Attenzione ai pregiudizi: fanno smarrire la realtà
Caro direttore,
desidero associarmi anch’io ai ringraziamenti che fai sul numero del 22 gennaio a Matteo, il neo abbonato che invia anche critiche al nostro “Corriere”.
Come te, le reputo costruttive e davvero il ringraziamento non è retorico, ma sentito.
Poiché di tutto il 2009 Matteo critica due interventi, uno dei quali è il mio, mi preme aggiungere una precisazione. L’articolo criticato non prende affatto “le difese” di Berlusconi, anzi gliene dico tante da essere ripreso anche da “La Repubblica”, quotidiano di sinistra che tra l’altro rifiuto di leggere perché spesso offensivo della mia sensibilità cristiana.
Sull’invito alla sinistra a non essere moralista insisto; se davvero, come dice Matteo, bisogna “condannare in maniera totale il comportamento pubblico” dei politici, si dovrebbe andar giù pesanti sulle vicende del Lazio di Marrazzo, di Vendola e della vasta corruzione nella sanità in Puglia, di Delbono a Bologna indagato per verificare se ha pagato coi soldi pubblici le vacanze all’amante e una lunga serie di episodi tra corruzione e sesso che riguardano anche la sinistra, su cui tuttavia non ho scritto niente (sarebbe come sparare alla Croce Rossa).
Il mio discorso riguardava invece il fatto che certi comportamenti pubblici sono comunque visti da tutti e nel bene e nel male diventano, anche senza volerlo, educativi; per questo chi ha visibilità sociale deve evitarli. Ma proprio la “linea cristiana” nei commenti a cui mi richiama Matteo dovrebbe fargli ricordare che la Chiesa ha sempre insegnato a condannare il peccato, non la persona; che tutti sono figli di Dio persino – con buona pace di ciò che probabilmente pensa Matteo – Silvio Berlusconi.
Cordiali saluti a te e a Matteo.
Gianfranco Lauretano
Carissimo Gianfranco,
la tua risposta è già di per sé esplicativa. I pregiudizi sono una brutta bestia e non fanno vedere la realtà, come appunto nel caso del tuo commento su Silvio Berlusconi, giudicato a favore del Presidente del Consiglio quando invece tu richiamavi a comportamenti più ’consoni’ alla visibilità di certi personaggi pubblici e alla loro responsabilità, soprattutto verso i più giovani.
Forse, azzardo, qualcuno non si aspettava da te un giudizio del genere ed è rimasto spiazzato e ha proseguito condotto da un giudizio previo sull’autore. Come tu ricordi, che dovremmo dire oggi visti i casi di Marrazzo e di Delbono? Alcuni lettori si aspettano nostre prese di posizione e hanno ragioni da vendere.
Il nostro giudizio non cambia perché sono cambiati i protagonisti. Si salvano sempre le persone, si condannano i fatti, ma ciò non toglie che chi ha grande esposizione deve essere consapevole degli effetti pubblici di ogni azione che mette in essere, sempre e comunque. Tutto qui, e non è poco, mi pare.
Cordiali saluti.
Francesco Zanotti
zanotti@corrierecesenate.it
L’ERRORE DI BUSH SU SADDAM HUSSEIN
Saddam Hussein era un poco di buono. Aveva preso il potere violentemente e violentemente lo aveva difeso. Aveva fatto guerre illogiche contro i suoi vicini per sete di ulteriore potere.
Aveva gassificato i Curdi (si sa perché) Faceva una “tosatura” orivata sui petroldollari e si costruiva lussuose dimore. Ma quando c’era lui, l’Iran non alzava la cresta, i cristiani vivevano in pace accanto ai mussulmani e frequentavano le loro chiese indisturbati, non v’erano infiltrazioni integraliste di islamici e la vita dei mussulmani era occidentalizzata. Tutto questo era sintetizzato dal modo di vestire di Saddam quando non vestiva la divisa militare: giacca, camicia e cravatta (non ridete, perché questo è importante: quando ci mostrano in TV i convegni dei capi di Stato io quardo sempre come vestono. Abu Masen, il Palestinese, porta la cravatta. Questo è un buon segno!), Gli Americani dovevano farsi amico Saddam, perché serviva per la pace. Non è una mia idea, è quella suggerita da Tarek Asiz, il cristiano, vice di Saddam. Ma Bush, veniva da una crisi spirituale e da una rinnovata fede cristiana ritrovata, in seno ad una confraternita puritana e moralista: Saddam, il diavolo, doveva morire. Ma di questa azione contempliamo oggi il più atroce fallimento: ormai 5000 soldati americani morti, chiese bruciate, cristiani perseguitati, molti fuggono, autobombe e distruzioni che non cessano, ripristino dei veli islamici e compagnia bella, Iran che furoreggia e vuole costruire la bomba atomica. Concludo: In Politica, bisogna “dare a Cesare”, sopportandone, specie in certe occasioni, quanche condotta cattiva, per evitare guai peggiori e molto pericolosi. Con la morte di Saddam abbiamo certamente avuto un peggioramento della situazione Mediorientale, che irradia lugubramente verso l’Occidente. “Le tasse vanno pagate” disse Gesù Cristo, pur sapendo che quei soldi servivano anche a pagare i falegnami che costruivano per lo Stato, le croci. (E ora, si comprenda la mia metafora!)
Alberto Busato