Padre Guglielmo: il suo popolo non l’ha dimenticato
Martedì 15 dicembre alle 7,30 Radio Maria si collegherà dal convento dei Cappuccini, mentre Telepace manderà in mondovisione le immagini dalla Cattedrale di Cesena
A dieci anni dalla morte di padre Guglielmo Gattiani, il suo “popolo” non lo ha dimenticato. Ogni mese un piccolo gruppo di fedeli si ritrova al convento dei frati cappuccini sul colle Garampo di Cesena per pregare e ricordare la sua missione di fede.
Tutta la Diocesi lo commemorerà il giorno del decennale dalla morte, martedì 15 dicembre, in due momenti: dalle 7.30 Radio Maria si collegherà dal convento dei cappuccini per la recita del rosario, le lodi e la messa celebrata dal nuovo guardiano padre Giancarlo Galli, mentre alle 18 in cattedrale il vescovo Antonio Lanfranchi presiederà la celebrazione eucaristica (l’evento sarà ripreso in diretta dalle telecamere di TelePace), a cui sarà presente anche padre Giorgio Busni, promotore della causa di beatificazione dell’umile frate.
Autentico testimone degli insegnamenti evangelici, padre Guglielmo visse sempre l’altissima povertà, così come vuole la regola di San Francesco. Nel volume “Santi di casa nostra” curato da monsignor Piero Altieri, viene definito “buon samaritano delle sofferenze umane” e “infaticabile dispensatore della misericordia di Dio per tutti”. Celebre poi la frase di padre Pio, che a un pellegrino giunto dalla Romagna a San Giovanni Rotondo disse: “Cosa venite a fare da me? Avete padre Guglielmo, andate da lui”.
In corso la causa di beatificazione
La fama di santità aveva accompagnato padre Guglielmo già in vita. Ma per le leggi della Chiesa, quello che porta alla canonizzazione è un iter lungo e meticoloso. Innanzitutto – a parte rari casi come è avvenuto per madre Teresa di Calcutta e Giovanni Paolo II - devono trascorrere i cinque anni di attesa dopo la morte.
La causa di beatificazione di padre Guglielmo è iniziata così il 4 novembre del 2006 con l’editto di notificazione emanato dal vescovo Lanfranchi a seguito del nulla osta del Vaticano. Il processo ha due fasi: quella diocesana, con la costituzione del tribunale locale, e quella romana. Conclusa la prima fase – questo primissimo grado di giudizio permetterà di chiamare il futuro beato con il titolo di “Servo di Dio” – la pratica viene sottoposta al vaglio della Congregazione delle cause dei santi per stabilire l’esistenza o meno delle virtù eroiche del candidato, in base alle prove documentarie raccolte. Solo dopo la pubblicazione sull’Osservatore Romano del decreto papale sulle virtù eroiche, il futuro beato viene dichiarato “venerabile”, titolo indispensabile per poter avviare il procedimento che porta alla beatificazione, prima, e alla canonizzazione, dopo.
Il “venerabile” a sua volta può diventare beato solo dopo che la Congregazione delle cause dei santi ha stabilito l’esistenza di un miracolo (in genere una guarigione inspiegabile) ottenuto grazie alla sua intercessione. Per procedere, infine, alla canonizzazione è necessario un secondo miracolo compiuto dopo la beatificazione.
Oltre sessanta le testimonianze
La fase diocesana si sta svolgendo come un’inchiesta: lo scopo è quello di riunire tutte le prove riguardanti una vita cristiana eroicamente vissuta, l’esistenza e la consistenza di una vera fama di santità. Per padre Guglielmo sono state raccolte oltre sessanta testimonianze dal Tribunale presieduto da padre Pietro Rossi, appartenente alla comunità francescana dell’Osservanza.
I coniugi Marilena Montalti e Valeriano Biguzzi, rispettivamente notaio attuario e vicario del Tribunale, hanno assistito e trascritto tutte le dichiarazioni. “Il cammino delle testimonianze è proceduto speditamente – spiega Valeriano Biguzzi -. I testimoni viventi, alcuni giovani, hanno permesso un ricordo vivo e ben chiaro. Il profilo emerso è sempre lo stesso: chi l’ha conosciuto ha potuto verificare le virtù eccezionali di padre Guglielmo, riconoscendo in lui l’uomo di Dio in tutte le sue forme”.
Più volte il tribunale si è spostato fuori città, nelle diocesi in cui il frate cappuccino ha vissuto e operato (oltre a quella di Cesena-Sarsina, Bologna e Faenza-Modigliana). “Si è trattato di testimonianze rilevanti soprattutto sotto l’aspetto dell’obbedienza, preghiera e umiltà, virtù quest’ultima che padre Guglielmo ha portato ai massimi livelli – interviene Marilena Montalti -. In particolare è stato colto da tutti l’atteggiamento di consolazione del frate cappuccino: persone che grazie a lui hanno dato uno scopo alla propria vita”.
Fra i testimoni-chiave del processo figura anche don Guido Todeschini, il fondatore di TelePace, piccola emittente privata specializzata in eventi religiosi: dalla sua dichiarazione è emerso che fu il frate cappuccino a dare la spinta necessaria per l’espandersi della televisione.
Fra le testimonianze è anche emerso un presunto miracolo che riguarderebbe la guarigione di una persona molto vicina a padre Guglielmo in vita. “Un episodio che però non viene preso in considerazione in questa fase – sottolinea Marilena -, in quanto il processo è focalizzato esclusivamente alla verifica delle virtù eroiche del candidato”.
Commissioni al lavoro
Una volta concluso l’ascolto delle testimonianze, è scattato il lavoro delle due Commissioni, quella storica e teologica. Sarà quest’ultima – composta dai “censori” Elisabetta Biguzzi, insegnante di sacra scrittura, e dal teologo padre Giuseppe De Carlo - che accerterà se padre Guglielmo visse eroicamente l’esperienza di fede.
La Commissione storica è costituita da Claudio Riva, ricercatore storico e direttore dell’Archivio diocesano, e da padre Andrea Maggioli, archivista dei frati cappuccini di Bologna, e ha il compito di raccogliere, catalogare e archiviare i documenti scritti ufficiali e personali relativi alla vita di padre Guglielmo.
“In totale sono circa 400 pagine – evidenzia padre Giorgio Busni, che attualmente si trova al convento dei cappuccini a Rimini -. Si tratta di un lavoro impegnativo soprattutto per la difficoltà di decifrare la scrittura di padre Guglielmo”.
Francesca Siroli
Sono molto legata alla figura di Padre Guglielmo. Mi sono sposata alla chiesa dei capuccini nell’86. Ho una carissima amica di nome Chiara a cui voglio molto bene. Vengo a chiedervi cortesementese assieme a me potevate pregare Padre Guglielmo per la sua guarigione.Tengo a precisare che anche lei conosceva padre guglielmo. La preghiera e la sua intercessione attraverso l’aiuto anche di gesù e Maria può muovere le montagne. grazie di tutto quello che farete fin d’ora per questa mia cAara amica. Insieme con Gesù e Maria.